Archivi tag: Psicologia del Public Speaking

Parlare davanti alla telecamera è come parlare in pubblico?

Quando parliamo in pubblico creiamo una relazione con chi ci sta davanti fatta di sguardi, di gesti, di voce, di parole, e veniamo ricambiati a nostra volta: relatore e pubblico si influenzano a vicenda.

Usando il linguaggio della psicologia sistemica, potremmo dire che la relazione tra chi parla e chi ascolta viene co-creata reciprocamente, attraverso una miriade di indicatori. Ad esempio: io dico una cosa al microfono, tu annuisci, io ti sorrido.

Quando ci troviamo davanti all’obiettivo di una telecamera, tutto questo improvvisamente scompare: di fronte a noi c’è una lente, e dietro quella lente, potenzialmente, l’ignoto.

Non sappiamo da chi verrà visto quel video, non sappiamo quante visualizzazioni farà, non sappiamo se e quanto verrà condiviso: quello che in un contesto di Public Speaking era davanti ai nostri occhi, quando siamo davanti a una telecamera diventa solo ipotizzabile.

Siamo però certi di una cosa: a guardare quel video, prima o poi, ci sarà comunque un pubblico. E i nostri contenuti potranno essere strutturati tenendone conto.

Ne parlo in questo estratto dal mio speech di sabato scorso a DeegiTo – Turin Digital Festival.

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Parlare in pubblico: il diritto di fare un discorso “medio”

Siamo circondati da un’estetica del Public Speaking. Un’estetica che spesso ci racconta come i nostri discorsi debbano essere i migliori, risultare memorabili o indimenticabili, che debbano persuadere sempre e comunque il nostro pubblico.

In questa puntata voglio passarvi il messaggio opposto: vi racconto che le persone ci ascoltano anche se non “urliamo”, anche se non cerchiamo a tutti i costi di farci notare. Che i discorsi non devono essere belli per forza. Che abbiamo il diritto di fare un discorso “medio”, perché la finalità di un discorso non è la sua estetica, ma l’atto stesso di comunicare.

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Parlare ad alto valore d’immagine: il linguaggio di Barack Obama

Ci sono politici che nella loro comunicazione usano spesso concetti astratti, negazioni frequenti e forme impersonali, dicendo cose del tipo: “gli investimenti militari non sono stati ridotti, sono gli avanzamenti tecnologici a permetterci ampie riduzioni di spesa”.

Al contrario, in questo video vi racconto come durante la campagna presidenziale del 2012, Barack Obama sia riuscito a esprimere questi stessi concetti in maniera più efficace, parlando per immagini: invece di concetti astratti, ha usato parole che si riferivano a oggetti concreti della realtà (“cavalli” e “baionette”), evitando l’uso di negazioni, e creando un’immagine molto nitida negli ascoltatori.

Limitandosi a creare immagini con le parole, è riuscito a replicare con successo alle affermazioni di Mitt Romney, suo competitor repubblicano in quella tornata elettorale, per poi vincere quelle stesse elezioni poco tempo dopo.

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Comunicazione efficace: le parole ad alto valore d’immagine

Che differenza c’è tra parole come “casa”, “mare”, “sole”, e altre come “riscontro”, “efficienza”, “qualità”? Che le prime si riferiscono a cose concrete, le seconde a concetti astratti.

Nel nostro vocabolario ci sono parole astratte, che spesso usiamo negli uffici, all’interno delle aziende, nei testi delle email, e che finiscono per farsi ricordare poco.

Poi ci sono le parole più colloquiali, della vita di tutti i giorni, che molte volte sono più concrete, e si riferiscono a persone e oggetti reali. E sono proprio quelle ad andare nella direzione di una comunicazione più efficace.

In questo video, tratto dal mio workshop “Public Speaking: crea immagini con le parole e coinvolgi il tuo pubblico”, tenuto ieri a Milano presso Forma Forum, vi racconto la distinzione tra parole “a basso valore d’immagine” e “ad alto valore d’immagine”, tema studiato dalla psicologia già dagli anni ‘60.

Si tratta di una questione di cui mi sono occupato nel mio primo libro del 2013, “Crea immagini con le parole”, in cui ho realizzato un approfondimento interamente dedicato al tema delle parole, e alla loro capacità di creare immagini nell’ascoltatore nel contesto dei media e del Public Speaking.

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Quando hai finito di parlare e il pubblico non fa domande

Alcuni giorni fa ho presentato il mio nuovo libro, “Parlare in pubblico con la mindfulness“, alla Content Marketing Academy di Alessio Beltrami. Al termine del mio intervento Alessio ha dato la parola al pubblico per eventuali domande, ed è successa una cosa molto particolare che voglio riproporvi in questo video di un minuto.

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