Training autogeno e paura di parlare in pubblico

Quanto può essere importante praticare il training autogeno per migliorare la nostra relazione con l’esperienza di Public Speaking? Può il training autogeno essere un rimedio per la paura e l’ansia di parlare in pubblico? A questa domanda cerca di rispondere Patrick Facciolo, guidandoci alla scoperta di una tecnica di rilassamento molto diffusa.

Il training autogeno può darci una mano non solo nelle performance legate alla comunicazione, ma anche nella vita di tutti i giorni. Si tratta di una pratica importante per conoscerci meglio, imparando ad ascoltare il nostro corpo e le nostre emozioni.

Patrick Facciolo è Dottore in tecniche psicologiche iscritto all’Ordine degli Psicologi della Lombardia. Giornalista, formatore, è inoltre Operatore di Training autogeno iscritto all’Albo Tecnici dell’ASI. L’ASI è l’unione delle Associazioni Sportive e Sociali Italiane, ed è un Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI.

Patrick Facciolo è ideatore del sito Parlarealmicrofono.it. Da anni realizza corsi sui temi della comunicazione efficace e del public speaking, l’arte di parlare in pubblico. È autore di sette libri, tra cui “Parlare in pubblico con la mindfulness” (2019), disponibile su Amazon.

Che cos’è il training autogeno?

Il Training Autogeno è stato introdotto per la prima volta negli anni ’30 del Novecento dal neurologo e psichiatra tedesco Johannes Heinrich Schultz. Schultz creò un metodo di rilassamento diretto a far raggiungere uno stato psicofisico che inducesse rilassamento fisico e mentale. Il metodo consiste in una serie di esercizi di autodistensione che possono essere seguiti da soli. Sono esercizi che non richiedono molto tempo, e che non hanno bisogno di particolari attrezzature. Solo di un tappetino (se sdraiati), oppure di una poltrona comoda (se da seduti).

A differenza della mindfulness, che ci permette di osservare pensieri, emozioni e sensazioni fisiche che emergono nel momento presente, il training autogeno è invece una tecnica di rilassamento. È inoltre una tecnica di desensibilizzazione, di autodistensione, con cui è possibile ottenere delle reazioni psicofisiche misurabili.

Il training autogeno è utilizzato in particolare come rimedio per migliorare la gestione delle emozioni, dell’ansia e dello stress, e delle reazioni psicosomatiche incontrollate. È inoltre utilizzato, in ambito clinico, per alleviare determinati disturbi psicosomatici indotti dallo stress. In ambito sportivo, il training autogeno è utilizzato per migliorare l’approccio dell’atleta alla performance (soprattutto di gara). L’esempio più indicativo dell’utilità del training autogeno nello sport è l’applicazione nell’apnea subacquea.

 

Quanto sono importanti le tecniche di rilassamento nel Public Speaking?

L’attività di Public Speaking può esporci talvolta a un livello di attivazione emotiva significativo. Parlare in pubblico per molti può essere un’esperienza rara, a cui non sono abituati. Questo il motivo per cui talvolta la risposta del nostro sistema nervoso autonomo, e la conseguente risposta in termini di pensieri, emozioni e sensazioni fisiche, può alimentare stress e ansia.

Inoltre, le caratteristiche personologiche e la nostra storia personale, possono costituire una variabile in più per determinare il livello di arousal (attivazione), causata dall’esperienza di Public Speaking. Ma quali sono alcuni rimedi che possono aiutarci a relazionarci meglio con paura, ansia e stress in questi contesti?

In questo senso, se da una parte la mindfulness ci insegna a coltivare la capacità di “stare con” i nostri pensieri, sensazioni ed emozioni prima, durante e dopo la performance di Public Speaking, dall’altra il training autogeno può rappresentare una tecnica di rilassamento diretta a evocare una risposta di rilassamento nel qui e ora. Questo il motivo per cui il training autogeno viene talvolta praticato prima della performance.

Sebbene in modalità e tempi diversi, mindfulness e training autogeno, possono permetterci di abituarci a un maggior ascolto di noi stessi. Così come possono aiutarci ad ascoltare le nostre emozioni e le nostre sensazioni fisiche. E, nel caso del training autogeno, cercare di evocare una risposta di rilassamento.

È bene sottolineare che entrambe le pratiche non sono mai sostitutive, di per sé, della psicoterapia, fondamentale per comprendere le cause più profonde e specifiche del proprio malessere. E intervenire conseguentemente nella direzione della risoluzione del proprio problema.

Qual è la differenza tra training autogeno e mindfulness?

Possiamo tradurre la parola “mindfulness” con “consapevolezza”. Con la pratica di mindfulness ci proponiamo di coltivare la nostra capacità di portare intenzionalmente la nostra attenzione su ciò che accade nel “qui e ora”, nel momento presente. Tuttavia le parole spesso non bastano per descrivere questo processo. Mindfulness è prima di tutto un’esperienza, ed è la pratica che ci permette di coglierne il significato più in profondità.

La mindfulness è un’esperienza che possiamo praticare in diversi momenti della nostra giornata, anche svolgendo attività molto quotidiane. Come per esempio lavarci i denti o lavare i piatti (a patto che venga fatto in consapevolezza). Oppure ritagliandoci dei momenti in cui torniamo alle sensazioni del nostro respiro, in modo consapevole. Alla stessa maniera esistono dei momenti di meditazione cosiddetta “formale”, che si svolgono da seduti. Possiamo utilizzare ad esempio il cuscino da meditazione, o più semplicemente una sedia.

Il training autogeno è invece una tecnica di rilassamento, come abbiamo già detto, rivolta espressamente a evocare il rilassamento. La tecnica del training autogeno si basa sul cosiddetto principio ideoplastico. Esso “consiste nella capacità della mente di produrre modificazioni corporee. Prima era noto come “Effetto Carpenter” secondo il quale le immagini mentali hanno il potere di stimolare i muscoli interessati all’oggetto immaginario.”

Quanto può essere di aiuto praticare training autogeno quando dobbiamo parlare in pubblico?

Come detto, il training autogeno, nei suoi esercizi base (pesantezza, calore, cuore, respiro, plesso solare, fronte fresca) può essere utile nei contesti in cui siamo esposti a performance.

Il Public Speaking è considerata da molte persone come una vera e propria performance. E questo è il motivo per cui talvolta è fonte di ansia e di stress (anche anticipatorio; prima, cioè, della performance stessa). Per questo motivo il training autogeno può essere una pratica utile per migliorare la relazione con l’esperienza di parlare in pubblico.

A differenza della mindfulness, che è una disciplina che non è rivolta a migliorare le nostre performance in ambiti specifici, ma a darci maggior contezza di ciò che proviamo e di ciò che accade intorno a noi (e questo, a pensarci bene, può diventare utile in tanti ambiti della nostra vita), nel training autogeno l’aggancio con l’esperienza stressogena può essere più diretto e immediato. Sebbene, in entrambi i casi, sia importante la continuità. Questo per sviluppare una maggior consapevolezza delle proprie risorse e della propria capacità di regolare maggiormente le proprie emozioni.

 

Il messaggio che l’esperienza di training autogeno (così come la mindfulness) può offrirci è che pensieri, emozioni e sensazioni fisiche non sono per forza “ostacoli” da scacciare a priori e di cui liberarsi. Ma che abbiamo un potenziale di gestione delle emozioni che, nel tempo, possiamo allenare.

Relazionarsi meglio con ciò che proviamo può permetterci di scoprire cose nuove sul modo in cui affrontiamo le nostre esperienze. Nel Public Speaking, ma più in generale nella vita.

La paura di parlare in pubblico, l’ansia di parlare in pubblico, e lo stress di parlare in pubblico, potrebbero non essere dei nemici, ma degli indicatori da ascoltare. Questo il messaggio importante che voglio lanciare.

Quanto è importante saper ascoltare il nostro corpo?

Attraverso l’esperienza di training autogeno scopriamo che il momento presente è fatto anche di sensazioni fisiche, e che esistono esercizi in grado di farci percepire meglio le sensazioni del nostro corpo e di stimolare la risposta del nostro corpo in modo da modificare per quanto possibile la nostra risposta allo stress. Si tratta di aspetti a cui magari non avevamo mai fatto caso e con cui, nel tempo, possiamo imparare a conoscerci meglio.

 

Per concludere: nel Public Speaking è importante imparare ad ascoltare la nostra ansia e il nostro stress

Ascoltare e ascoltarci: questa la sintesi che mi sento di offrirti in queste pagine. I temi del Public Speaking sono articolati, e non si possono liquidare con qualche frasetta motivazionale. Questo, semplicemente perché ognuno di noi è diverso dall’altro, e merita di sentire la propria esigenza ascoltata.

 

Questo è il motivo per cui i corsi di Public Speaking che propongo, in presenza a Milano oppure online, sono individuali o aziendali. Mi piace ascoltare le esigenze delle singole persone e delle singole aziende. Mi piace cercare di capire come un corso possa dare loro una mano ad affrontare con più efficacia e (possibilmente) con meno stress l’esperienza di Public Speaking.

Insegnare a parlare in pubblico, dal mio punto di vista, è un lavoro artigianale, che va realizzato su misura. Perché faccio questo lavoro? Perché per me è importante che le persone si sentano ascoltate.

Se vuoi parlarne con me, per la tua professione o per la tua azienda, resto a disposizione.

 

 

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