Il Public Speaking: parlare in pubblico

1. Come parlare in pubblico: consigli

Non esiste un unico modo per parlare in pubblico. Questo perché ciascuno di noi è diverso. E perché  le persone che ci ascoltano quando facciamo un discorso, volta per volta, sono diverse.

Di per sé, questo dovrebbe bastare per farci dire che non esiste una guida definitiva al Public Speaking. Né esistono delle regole certe e magiche per persuadere gli altri quando comunichiamo.

Tuttavia, esistono dei modi per migliorare la nostra efficacia comunicativa. Per esempio cercando di mantenere alta l’attenzione del pubblico il più possibile, e fare in modo che le persone non si distraggano. Come fare?

 

 

Che cos’è il Public Speaking? Cosa si intende per Public Speaking?

Direi che questa è la domanda principale a cui è necessario rispondere. Il Public Speaking è l’arte di parlare in pubblico. Solitamente consideriamo tale questa esperienza quando il nostro pubblico è costituito da 2 o più persone.

Il Public Speaking è una branca della comunicazione. Si tratta di un costrutto psicologico che si fonda sulla radice della parola “communis” + “agere“, che significa propriamente “mettere in comune“.

Possiamo far risalire le origini del Public Speaking nell’antica Grecia, civiltà in cui l’arte di parlare in pubblico si è particolarmente sviluppata. Questo, anche per la natura democratica delle istituzioni, che prevedeva l’uso del discorso per convincere i votanti della bontà delle proprie argomentazioni.

La stessa parola greca “agorà“, che comunemente traduciamo con “piazza” o “mercato”, deriva dal verbo agorèuo, che ha tra i suoi significati principali quello di “parlare in pubblico“.

 

 

L’orientamento al pubblico

A questi elementi, si aggiunge quello probabilmente più importante: l’orientamento al pubblico.

Solo orientandoci al pubblico attraverso le nostre parole, coniugando i verbi alla prima e alla seconda persona plurale (“noi” e “voi”) potremo riuscire a far sentire coinvolto il pubblico. Questo perché potremo creare delle vere e proprie immagini mentali. Esse permetteranno alle persone che ci ascoltano di immaginarci come una vera e propria community.

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Linguaggio verbale, paraverbale, non verbale

Introduciamo adesso un concetto chiave, di cui parlo da anni sul mio canale YouTube, nel mio podcast e all’interno dei miei corsi di Public Speaking: l’immagine coordinata della comunicazione.

Quando parliamo in pubblico il nostro linguaggio verbale (le parole che usiamo, per argomentare e per gestire le obiezioni), il linguaggio paraverbale (l’uso della voce, il ritmo, il tono, il volume, ecc.), e il linguaggio non verbale (la gestualità, l’uso dello sguardo, la prossemica – le distanze), devono essere per quanto possibile coordinate. E per coordinate intendo che devono essere orientate alla massima chiarezza possibile, e tenere in considerazione il pubblico.

Nello specifico, sarà importante utilizzare, in base al contesto, un linguaggio chiaro e semplice, con poche metafore, affinché possa essere capito subito, e da tutti. È fondamentale, in questo senso, imparare a creare immagini con le parole, cioè utilizzare un linguaggio concreto anziché astratto.

Questo sarà utile per permettere al nostro pubblico di “vedere” le cose che stiamo dicendo, anche senza l’ausilio di strumenti multimediali.

Nel 2013, quasi dieci anni fa, ho scritto un libro su questo argomento, intitolato “Crea immagini con le parole”: qui trovi la sinossi del libro e maggiori informazioni se vuoi saperne di più:

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Un altro aspetto importante per favorire l’immagine coordinata della comunicazione è l’uso di una dizione e di un’articolazione che ci permettano di avvicinarci per quanto possibile alle regole dell’italiano standard. Una buona comunicazione paraverbale può permetterci infatti di scandire bene le parole, in modo da farci capire bene da tutti.

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Slide efficaci, gestualità e uso dello sguardo

Ancora: curare l’immagine coordinata della nostra comunicazione è molto importante. Significa saper realizzare slide con poco testo all’interno. Il tutto, seguendo regole di Presentation Design precise, con l’utilizzo di font che favoriscano la lettura da parte del pubblico.

Per ultimo, ma non meno significativo, l’aspetto della gestualità. È importante che i nostri gesti rimarchino e rafforzino i contenuti del nostro discorso. Questi potranno indicare in maniera chiara i referenti delle nostre parole. I gesti si dividono in deittici (gesti che “mostrano”) e gesti batonici (rimarcano la sillaba tonica delle parole).

Alla stessa maniera è importante l’uso efficace dello sguardo nei confronti del pubblico. Dobbiamo cercare di guardare il più possibile diverse aree dello spazio. Il tutto, in modo da far sentire guardati i nostri ascoltatori. Allo stesso tempo, è importante mantenere lo sguardo sulle varie aree dello spazio su cui lo proiettiamo.

E dovremmo essere capaci di farlo per almeno qualche secondo. Allo scopo di far sentir guardate le persone per davvero, non in modo sfuggente.

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2. Tecniche per parlare in pubblico

Prima di descriverti alcune tecniche per parlare in pubblico, è importante chiarire che cosa significa “tecnica”. E perché alcune persone riescono a parlare in pubblico in modo efficace usando tecniche che in realtà non hanno mai studiato (spesso per caratteristiche di estroversione innate). Altre preferiscono invece fare un corso di Public Speaking per approfondire e fare più esercizio e pratica.

La parola “tecnica” deriva dal greco antico tèchne, che significa “arte”. Usare una tecnica significa padroneggiare un’arte in uno specifico settore. È per questo che, come ti dicevo poche righe fa, alcune persone sono in grado di utilizzare tecniche di Public Speaking efficaci anche senza rendersene conto.

 

 

Ice-breaker e call to action

Per esempio, usare un ice-breaker efficace (un aneddoto o una citazione per “rompere il ghiaccio” nell’apertura di una presentazione) talvolta viene fatto inconsapevolmente. Per altre persone è invece necessario preparare questo momento con grande accuratezza e attenzione. Tuttavia, come potrai facilmente notare, si tratta di una vera e propria tecnica.

Così come, quando dobbiamo finire un discorso e preparare una conclusione efficace mediante una call to action (un invito all’azione, una chiamata all’azione), questo può essere scontato e automatico per alcuni. Mentre può necessitare di un corso e di lezioni di Public Speaking per altri.

Se quindi esistono aspetti che “intuitivamente” una persona con tratti personologici più estroversi può già mettere in pratica senza un corso, esistono aspetti di linguistica e di psicologia che invece può essere necessario approfondire per mantenere alta l’attenzione del pubblico che ci ascolta.

 

 

Uso delle figure retoriche e scaletta del discorso

L’uso efficace delle figure retoriche per esempio (metafore, anafore, antifrasi, litoti), l’uso delle negazioni adeguato, dell’ironia e altre modalità “analogiche” di comunicare, così come la struttura argomentativa del discorso, prevedono uno studio attento e accurato. Spesso la sola improvvisazione potrebbe non bastare per ottenere risultati efficaci e apprezzabili.

È in questo senso che può tornare utile approfondire tecniche di Public Speaking avanzate. Queste potrebbero permetterci di avere una maggiore consapevolezza delle risorse offerte dal linguaggio. E darci quindi l’opportunità di preparare una scaletta del discorso.

Se vuoi approfondire questi temi, e scoprire come comunicano i politici e i Vip, e quali tecniche per parlare in pubblico utilizzano, ne parlo settimanalmente sul mio blog:

https://www.parlarealmicrofono.it/blog

 

 

Assertività, leadership e gestione delle obiezioni

Uno degli aspetti fondamentali per parlare in pubblico in modo efficace è riuscire a essere assertivi. Anche se “essere”, diciamo la verità, non è propriamente il verbo corretto. Un altro aspetto importante è avere delle buone doti di leadership, di guida dei team sul nostro posto di lavoro.

L’assertività è un costrutto psicologico che consiste nella capacità di esternare efficacemente i propri punti di vista. E all’occorrenza, eventualmente, le proprie emozioni Il tutto, rispettando allo stesso tempo l’interlocutore e i suoi punti di vista. Come potrai capire si tratta di un aspetto importante anche nel Public Speaking. Si può perseguire utilizzando determinate tecniche comunicative, spesso correlate a un uso efficace del linguaggio.

La capacità di utilizzare la prima persona singolare e plurale all’interno dei nostri discorsi, la formulazione di domande e la capacità di esprimere i nostri bisogni, e più generale la capacità di “stare” nelle situazioni, relazionandoci meglio con i nostri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche, sono alla base della comunicazione assertiva.

Strettamente correlata al concetto di assertività c’è poi la leadership, la capacità di guidare efficacemente un gruppo. Inoltre è molto importante la capacità di gestire le obiezioni all’interno di un discorso.

 

 

Segreti per parlare in pubblico: esistono davvero?

Se sei arrivato fino qui con la lettura di questa pagina, avrai probabilmente capito il mio approccio. Ovvero che non esistono segreti del Public Speaking per parlare in pubblico. Questo perché qualsiasi segreto è destinato a scontrarsi con la realtà che ciascuno di noi è diverso. Così come ciascuno tra il pubblico è diverso, e potrà decodificare a suo modo quello che diciamo, e come lo diciamo.

Cosa ci resta allora per comunicare in modo efficace? Semplice: la chiarezza espositiva del nostro messaggio. L’unica strategia in nostro possesso (anche se non è corretto usare la parola strategia, poiché rimanda a un linguaggio di scontro, di conflitto nei confronti del pubblico), è effettivamente quella di comunicare in modo chiaro, diretto e semplice a chi ci ascolta. E un corso di Public Speaking può essere utile per potenziare queste abilità.

 

3. Paura e ansia di parlare in pubblico

In molti mi chiedono come superare la paura di parlare in pubblico. Anche in questo caso, è importante definire la questione in maniera più precisa. Innanzitutto: che cos’è la paura di parlare in pubblico, e perché abbiamo paura di parlare in pubblico?

Cominciamo innanzitutto col dire che la paura è un’emozione. E che è estremamente naturale che ci sia, anche quando parliamo in pubblico, anche per chi ha molta esperienza. Se consideriamo inoltre che fare un discorso in pubblico per molte persone è un’esperienza rara, è quasi inevitabile provare paura. Ma perché ci fa così paura la parola paura?

Semplice: perché non siamo più abituati a relazionarci con le emozioni spiacevoli, e cerchiamo di scacciarle. Spesso, senza successo.

Ricordiamoci che spesso confondiamo la paura di parlare in pubblico con la paura del contesto in cui ci troviamo. Come ho approfondito all’interno di questo video:

 

 

 

È possibile parlare in pubblico senza paura in modo intenzionale? È possibile superare la paura di parlare in pubblico?

È possibile imparare a relazionarci meglio con le nostre emozioni. Mentre non è possibile scacciare intenzionalmente le nostre emozioni, compresa la paura.

Questo perché le emozioni, per loro intima essenza, emergono in maniera non mediata. Emozione deriva infatti dal verbo latino “e-movère”che significa appunto “muovere da”. In particolare, la teoria psicologica dei tre cervelli di Paul MacLean ci insegna che il cosiddetto “cervello mammifero” (quello che coinvolge le aree limbiche, tra cui amigdala, talamo, ipotalamo e ippocampo) ci fa provare emozioni che emergono senza un preventivo controllo razionale.

L’idea di parlare in pubblico senza paura in modo intenzionale, così come l’idea di vincere la paura di parlare in pubblico, risultano quindi utopistiche. Questo perché non è possibile impedire razionalmente che le emozioni emergano. Il problema non è la paura di parlare in pubblico in sé, il problema è cosa ne facciamo della paura di parlare in pubblico. È capire come ci relazioniamo con quello che proviamo, e quanto crediamo ai nostri pensieri mentre conduciamo una presentazione.

È infatti possibile parlare in pubblico provando legittimamente paura (anziché sconfiggere la paura di parlare in pubblico). Ed è possibile allo stesso tempo accogliere questa emozione con gentilezza. Possiamo imparare ad accettare che la paura ci sia e che conviva con noi. Possiamo imparare a relazionarci meglio con essa: è qui che entra in gioco un concetto che considero fondamentale nel Public Speaking: la mindfulness.

 

 

Parlare in pubblico con la mindfulness

Mindfulness è una parola inglese che possiamo tradurre con consapevolezza. A partire dagli anni Settanta, nel corso dei decenni, ha assunto sempre più importanza in ambito medico e psicologico. Attraverso una serie di esercizi (pratiche di mindfulness) è stato dimostrato in maniera scientifica che è possibile migliorare il modo con cui ci relazioniamo con i nostri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche.

Si tratta di esercizi di meditazione che possono permetterci di migliorare la consapevolezza del respiro, delle sensazioni corporee e dei pensieri. Il tutto, allo scopo di migliorare la nostra esperienza nella vita di tutti i giorni e nelle situazioni di stress.

Anziché scacciare le emozioni (in questo caso la paura di parlare in pubblico) la mindfulness ci può aiutare ad abbracciarle. Attraverso la mindfulness capiamo che è importante osservarle, notare come sono fatte, e imparare a stare con loro. Per poi lasciarle andare.

In qualità di dottore in tecniche psicologiche iscritto all’Ordine degli Psicologi, nel 2019 ho pubblicato un libro intitolato proprio “Parlare in pubblico con la mindfulness”. Il sottotitolo di questo libro è: “Gestire meglio lo stress da palco con la meditazione e le risorse del linguaggio“. Il libro contiene anche esercizi audio all’interno, per cercare di applicare la consapevolezza mindful ai temi del Public Speaking.

Qui trovi tutte le informazioni sul mio libro Parlare in pubblico con la mindfulness:

https://www.parlarealmicrofono.it/parlare-in-pubblico-con-la-mindfulness/

Se vuoi maggiori informazioni sui miei percorsi di mindfulness in presenza a Milano e online, qui trovi tutte le informazioni:

https://www.parlarealmicrofono.it/corso-mindfulness-lezioni-individuali-milano/

 

 

Psicologia del Public Speaking: facciamo chiarezza

Quando si parla di Public Speaking, spesso si fa molta confusione con la terminologia psicologica.

D’altra parte è inevitabile: diversi formatori su questa materia non hanno mai affrontato corsi di psicologia generale e clinica durante la loro formazione universitaria.

Talvolta, quando viene presentato un corso di Public Speaking, si tende a minimizzare questo aspetto. E lo possiamo notare quando leggiamo sul web frasi del tipo “questo corso non affronta temi psicologici del passato come si fa dallo psicologo, ma ci si concentra solo sul presente”.

In questa maniera si confonde e si generalizza il concetto di psicologia con gli stereotipi che spesso vediamo rappresentati nei film in cui sono presenti professionisti della psicologia, e si tende a minimizzare l’unicità delle persone e la loro storia personale.

Lo psicologo, è bene specificarlo, ha competenze specifiche in fatto di didattica e formazione, ed è pertanto un professionista abilitato che possiede gli strumenti specifici per occuparsi di corsi di comunicazione, e delle aree di miglioramento comunicative di ciascuno.

Tra le professioni psicologiche, esiste inoltre quella del dottore in tecniche psicologiche (è il mio caso), che tra le sue competenze ha espressamente quella di:

Realizzare progetti formativi per la promozione dello sviluppo delle potenzialità di crescita individuale e di integrazione sociale, e la facilitazione dei processi di comunicazione, e il miglioramento della gestione dello stress e la qualità della vita.

(Fonte: Legge 170/2003).

Il lavoro dei professionisti della psicologia nel campo della formazione è quindi espressamente diretto a promuovere il miglioramento del benessere della persona e della comunicazione.

Se questo paragrafo ti ha incuriosito, vuoi sapere nello specifico chi è e cosa fa un dottore in tecniche psicologiche iscritto all’Ordine degli Psicologi, qui trovi tutte le informazioni:

https://www.parlarealmicrofono.it/dottore-in-tecniche-psicologiche-chi-e-cosa-fa/19449/

 

 

La differenza tra paura, ansia e panico

Stabilita l’importanza e il ruolo dei professionisti della psicologia nell’ambito della formazione in materia di comunicazione, cerchiamo adesso di chiarire brevemente la differenza fra tre concetti tra loro differenti, che spesso vengono confusi tra loro: la paura, l’ansia e il panico.

La paura, come abbiamo già visto sopra, è un’emozione. Peraltro è una delle cosiddette emozioni primarie, secondo la definizione di Ekman-Friesen, assieme a gioia, tristezza, rabbia, disgusto e sorpresa. La paura emerge quando ci sentiamo poco protetti oppure in pericolo.

Come tutte le emozioni, è intimamente connessa a pensieri e a sensazioni fisiche che possono amplificarla, in un circolo vizioso che può alimentare la nostra condizione di stress.

L’ansia, rispetto alla paura, ha una componente anticipatoria più marcata. Quando avvertiamo ansia viviamo un’attivazione neurofisiologica non soltanto mentre il pericolo è percepito, ma anche indipendentemente dall’evento, anche molto prima o dopo l’evento. L’ansia può inoltre diventare cronica, e farci sentire costantemente in pericolo.

Paura e ansia sono strettamente connesse al nostro percepito di stress e, per quanto impegnative da sostenere, di solito riescono comunque a mantenerci connessi con la situazione che stiamo vivendo (salvo quando scegliamo l’evitamento, ad esempio quando rinunciamo a fare una presentazione per paura che vada male).

Il panico è invece un’esperienza così opprimente da farci disconnettere con il mondo circostante. Nell’esperienza di panico la percezione di perdita del controllo è molto elevata, ed è fondamentale rivolgersi a uno psicologo oppure a uno psicologo psicoterapeuta.

 

 

 

Per concludere: nel Public Speaking non esistono formule magiche. Perché ciascuno di noi è diverso

Ascoltare e ascoltarci: questa la sintesi che mi sento di offrirti in questa pagina. I temi del Public Speaking sono articolati, e non si possono liquidare con qualche frasetta motivazionale. Questo, semplicemente perché ognuno di noi è diverso dall’altro, e merita di sentire la propria esigenza ascoltata.

 

Questo è il motivo per cui i miei percorsi formativi sono individuali o aziendali. Mi piace ascoltare le esigenze delle singole persone e delle singole aziende. Mi piace cercare di capire come un corso possa dare loro una mano ad affrontare con più efficacia e (possibilmente) con meno stress l’esperienza di Public Speaking.

Insegnare a parlare in pubblico, dal mio punto di vista, è un lavoro artigianale, che va realizzato su misura. Perché faccio questo lavoro? Perché per me è importante che le persone si sentano ascoltate.

Se vuoi parlarne con me, per la tua professione o per la tua azienda, resto a disposizione.

 

 

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