La legge di attrazione è una scienza?

Che cos’è la legge di attrazione

La legge dell’attrazione è la convinzione che pensieri positivi o pensieri negativi possano portare a esperienze positive o cose negative nella vita di una persona. Questa convinzione è fondata sull’idea che le persone e i loro pensieri sono entrambi fatti di pura energia, e che attraverso questa energia una persona possa migliorare la propria salute e ricchezza, favorendo inoltre relazioni positive. Allo stesso tempo, la legge dell’attrazione sostiene che ogni singola parola, ogni singolo pensiero, possano avere effetti che si dispiegano sulla realtà e su ciò che desideravi.

Fisica quantistica e legge di attrazione

Spesso il tema della scientificità della legge di attrazione viene superato sostenendo che si tratta di una disciplina basata sugli assunti della fisica quantistica. Comunque la si voglia mettere, credo che questa definizione non possa sottrarla alle necessarie verifiche sperimentali a cui deve essere sottoposta ogni teoria.

Quando parliamo di scienza, infatti, non è sufficiente aggiungere l’aggettivo “quantistico” alle discipline, poiché esistono protocolli e standard rigidi che permettono ai ricercatori di tutto il mondo di distinguere tra ciò che è dimostrabile da ciò che non lo è.

Ogni studio scientifico risponde a requisiti ben definiti di falsificabilità e replicabilità, per questo motivo trovo che non sia possibile semplicemente aggiungere un aggettivo (in questo caso: “quantistico”), per bypassare gli standard stabiliti dalla comunità scientifica internazionale.
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L’importanza della voce quando parliamo in pubblico

In questa puntata speciale vi propongo l’intervista che ho rilasciato a fine 2018 al podcast “Mettiamoci la voce”: si tratta di una lunga chiacchierata in cui parlo dell’importanza della voce quando comunichiamo in pubblico, in tutti i contesti.

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Paura di parlare in pubblico: dobbiamo per forza superarla?

Sabato sera ho avuto il piacere di presentare il mio libro, “Parlare in pubblico con la mindfulness. Gestire meglio lo stress da palco con la meditazione e le risorse del linguaggio”, all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, in provincia di Pisa.

Si tratta di un luogo molto importante per me, che mi ha ospitato molte volte come praticante durante i miei ritiri di meditazione, e per momenti di riflessione che in questi ultimi anni ho dedicato a me stesso, quando ho praticato la mindfulness in modo più intensivo.

È stato un momento doppiamente emozionante perché diverse pagine del mio libro, dedicato alla comunicazione efficace, sono nate proprio lì, mentre dedicavo del tempo a me stesso. E perché poter parlare di meditazione mindfulness e dei suoi effetti benefici in un luogo così importante, mi ha dato tanta energia.

In questo estratto dal mio intervento torno a occuparmi di Public Speaking, in particolare di paura di parlare in pubblico, e sottolineo ancora una volta che non è necessario doverci per forza “contrapporre” alle nostre emozioni, di “superare la paura di parlare in pubblico”, ma che una via ispirata a una maggiore consapevolezza del qui e ora potrebbe essere, più semplicemente, quella di imparare a “relazionarci” meglio con le nostre emozioni, senza per forza scacciarle.

La mindfulness (da non confondere con la meditazione trascendentale), attraverso l’esercizio della meditazione guidata, può insegnarci l’arte del “prestare attenzione”. È un tipo di meditazione che ci può insegnare a stare con ciò che accade nel momento presente, un aspetto molto utile anche per chi vuole imparare a comunicare efficacemente e parlare davanti a un pubblico. E che dal mio punto di vista può offrire dei benefici anche rispetto all’ ascolto attivo.

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“Mi sentite anche senza microfono?”. Anche no.

Public Speaking: quando usare il microfono

Di frequente ci può capitare di assistere a conferenze in cui il relatore preferisce non usare il microfono per mille ragioni. In questa puntata faccio una serie di considerazioni su benefici e svantaggi di questa scelta, mettendo al centro, ancora una volta, il ruolo del pubblico.

Che si tratti di sale meeting, di aule di formazione più o meno grandi, tenere un discorso ben fatto, parlare davanti al pubblico in modo efficace, può essere anche il risultato di piccole scelte, tra cui quella di optare per il microfono, quello giusto tra i vari tipi di microfono. Ma prima di tutto scegliere di usare il microfono anziché rinunciare a farlo.

Una sola priorità: non affaticare il pubblico

Se è vero che i grandi oratori di un tempo riuscivano a parlare senza microfono, gli avanzamenti tecnologici di oggi ci permettono di essere più vicini al nostro pubblico anche attraverso l’audio, affaticando di meno i nostri ascoltatori. Parlare in pubblico senza microfono, al giorno d’oggi, significa rendere più difficoltosa l’esperienza dell’ascolto, per questo motivo consiglio sempre, quando possibile, di utilizzarlo.

L’importanza del microfono nelle riunioni di lavoro

Lo stesso discorso vale per quando dobbiamo gestire riunioni di lavoro. Partecipare alla riunione significa anche poter ascoltare ciò che ci sta dicendo chi parla, per questo motivo, anche in questo contesto, è importante collegare il microfono. Che si tratti di leggere l’ordine del giorno, o di riepilogare le decisioni prese, stiamo parlando di una scelta doverosa.

Ancora una volta, non si tratta di superare la paura di parlare in pubblico o di “forzare” le nostre emozioni, ma di imparare a relazionarci con uno strumento, il microfono, sempre più importante per comunicare efficacemente.

Buon ascolto!

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La prima regola quando faccio un corso: non colludere con la domanda

“Salve, vorremmo organizzare un corso di comunicazione perché i nostri collaboratori imparino a difendersi dalle prevaricazioni degli altri uffici”. Messa giù così, una frase di questo tipo potrebbe sembrare la semplice richiesta di un corso di formazione.

Se però rispondessi positivamente pianificando il corso, adotterei in maniera implicita il punto di vista del committente, aderirei alla domanda, senza prima averla analizzata in modo adeguato. Significherebbe dare ragione a una premessa che in realtà non conosco fino in fondo.

In questa puntata parlo del concetto di “collusione” (dal latino “cum ludere”, “giocare con”), e di quanto sia rischioso aderire acriticamente alla richiesta di un committente, senza aver prima valutato se la mia offerta formativa può davvero soddisfare quella richiesta.

Un tema molto importante nei contesti professionali e aziendali, in particolare quando mi occupo di formazione da erogare a professionisti e imprese.

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