Come usare la webcam nei webinar: l’effetto dominanza/sottomissione

Quando partecipiamo a un webinar o a una riunione online spesso non ci rendiamo conto di com’è posizionata e orientata la nostra webcam: dal basso verso l’alto se usiamo un laptop, dall’alto verso il basso se la collochiamo sopra un monitor che è rialzato rispetto al nostro spazio di lavoro.

In tutto questo: il nostro ascoltatore, il nostro pubblico, come si sentirà guardato? In questo video, dedicato ai temi del Public Speaking a distanza, introduco i concetti di “dominanza” (la mia figura è inquadrata dall’alto verso il basso, pertanto “incombo” nell’inquadratura, “domino” l’inquadratura) e di “sottomissione” (la mia figura è inquadrata dal basso verso l’alto, e quindi è il pubblico a guardarmi dall’alto in basso).

Tra questi due estremi, esiste una terza via? Ne parlo in questo video, tornando a occuparmi di piani di inquadratura, linguaggio non verbale, webinar e riunioni online.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

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Quando parliamo in pubblico il target non esiste: ecco perché.

La parola “target”, che significa “bersaglio”, è molto usata in comunicazione, e di conseguenza anche quando ci occupiamo di Public Speaking, di arte di parlare in pubblico.

“Target” è l’alibi che spesso ci diamo per giustificare la nostra comunicazione contorta, incomprensibile, metaforica, piena di rimandi e di figure retoriche.

“Perché tanto il mio target mi capisce”. Ma questo lo decidiamo noi per gli altri.

Il target è la scusa che ci diamo per non semplificare i messaggi, per parlare con alcuni ed escludere altri, per dirci che l’altro è catalogabile sulla base di cultura, censo, caratteristiche e comportamenti.

Il target è quella cosa che ci fa male, se qualcuno ci dice che non esiste.

Il target è un concetto, e come tanti concetti, è un portato diretto della nostra cultura.

Il target è quella parola che ci illude di essere alla moda, mentre ci rende incapaci di affrontare lo sguardo dell’altro, perché tanto “è fuori target, non capirebbe”.

Ma in realtà è quello che diciamo a noi stessi per non affrontarlo, “l’altro”.

Il target è un concetto che appartiene alla società dei consumi, confortevole e capriccioso, perfettamente in linea col periodo storico in cui stiamo vivendo.

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Superare la zona di comfort: sfatiamo il mito


La frase “Supera la tua zona di comfort” è ormai diventata un mantra, una massima che secondo alcuni andrebbe rispettata sempre e comunque, per raggiungere standard prestazionali migliori.

Ma siamo proprio sicuri che sia sempre e comunque l’unica via per un benessere maggiore, in comunicazione e nei contesti di Publlic Speaking?

In questa puntata racconto che superare le nostre zone di comfort a prescindere può significare aderire a una visione “capitalistica” del comfort stesso. Una visione per cui, non appena abbiamo raggiunto una situazione confortevole, c’è subito qualcun altro che ci invita a trascenderla, per conseguirne una migliore.

Ancora una volta, la parola chiave per ciascuno di noi è “consapevolezza”. Consapevolezza di “come mi sento”, e di cosa intenda fare per davvero. Non solo perché l’ho letto su un manuale, o perché me l’ha detto un video motivazionale trovato per caso su internet.

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Come parlare in pubblico: le basi del Public Speaking

Esistono delle “basi” del Public Speaking, degli elementi fondamentali dell’arte di parlare in pubblico? Sì, se consideriamo che parlare in pubblico è una delle tante esperienze della nostra vita, e che come tale possiamo considerarla.

Di conseguenza, le “basi” del Public Speaking sono più in generale le “basi” della comunicazione tra noi e le altre persone. Le altre, spesso, sono “etichette” (Public Speaking, Public Speaker, Speech, Audience, ecc.), che non ci permettono di guardare in profondità a questa esperienza.

Ne ho parlato il 5 maggio scorso con Leo Cascio, professionista che si occupa di personal branding, che mi ha ospitato sulle sue piattaforme per una chiacchierata sui temi della comunicazione.

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La psicologia di LOL. Perché è così difficile non ridere

Su Prime Video da pochi giorni è disponibile “LOL – Chi ride è fuori“, il nuovo programma condotto da Fedez e Mara Maionchi in cui 10 comici si sfidano a non ridere gli uni delle battute degli altri.

In questo video provo a dare in pochi minuti alcune letture psicologiche del gioco, partendo dal definire il concetto di “emozione“, spiegando perché le risate, di per sé, non sono facilmente controllabili, per spostarmi poi sul tema delle microespressioni facciali, a lungo approfondite da Paul Ekman, per poi concludere con alcune considerazioni sulla gestione delle emozioni e un esempio celebre fatto dal medico e psicoterapeuta Russ Harris, che secondo me è applicabile anche ai temi trattati da LOL.

Indice del video:

0:40 Che cos’è un’emozione

1:07 Come nasce una risata: sistema limbico e corteccia cerebrale

2:40 Il controllo delle microespressioni facciali

6:20 Perché non possiamo “controllare” le emozioni

9:57 Cosa ci insegna LOL nella vita di tutti i giorni

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