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Non è vero che il cervello non capisce le negazioni

Non è vero che il cervello non capisce le negazioni

Non è vero che il cervello non capisce le negazioni: voglio cominciare proprio con due “non”, con due negazioni, perché è importante chiarire questo tema di cui si parla molto spesso in comunicazione.

Credo sia importante che me ne occupi, e che vi racconti le conclusioni raggiunte dalle ricerche sperimentali e dalla psicologia in questi anni. E le ricerche sperimentali e la psicologia credo debbano essere i nostri fari quando vogliamo parlare con cognizione di causa di questi argomenti.

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Come parlare in pubblico: le metafore e il presente storico

Come parlare in pubblico: le metafore e il presente storico

Da anni vi racconto quanto è importante parlare in pubblico in modo chiaro, creando immagini con le parole e preferendo parole concrete, ad alto valore d’immagine, che si riferiscono a oggetti concreti della realtà.

Perché ve lo raccomando spesso? Perché più riusciamo a essere lineari nella nostra comunicazione, meno affaticheremo il nostro pubblico. E non si tratta solo dei livelli di scolarizzazione, e di quanto le persone hanno studiato e possono fare fatica a decodificare il nostro messaggio. Si tratta dello sforzo cognitivo e di attenzione che chiediamo a chi ci ascolta.

Usare le metafore nei discorsi in pubblico? Sì, ma con moderazione

Questo è anche il motivo per cui vi ho sempre raccomandato di fare attenzione alle metafore. Le metafore, benché siano anch’esse ad alto valore d’immagine, sono “un altro modo per dire le cose”: giusto alcuni giorni fa vi facevo l’esempio della frase “Fuori da questa sala piove, ma qui dentro splende il sole”, e vi facevo notare quanta attenzione e impegno cognitivo ci vogliono per capire il significato reale di questa frase, se non ci è chiaro il contesto.

Una volta d’accordo sul fatto che le metafore possono rendere talvolta meno immediata la nostra comunicazione, resta una domanda: ci può capitare di usare delle metafore difficili da decodificare, anche quando non ce ne rendiamo conto?

La risposta è sì, e una di queste situazioni si verifica quando in un discorso in pubblico utilizziamo il “presente storico”.

Che cos’è il presente storico?

Il presente...

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Come parlare in pubblico: il potere delle negazioni

Come parlare in pubblico: il potere delle negazioni

“Non aumenteremo le tasse”, “Non aumenteremo i prezzi”, “Non vogliamo le elezioni”: quante volte leggiamo sui giornali o ascoltiamo in televisione frasi di questo genere?

Che si tratti di comunicazione politica, di Public Speaking, di marketing, o di semplici conversazioni di lavoro, l’uso delle negazioni in alcuni casi potrebbe non aiutarci.

Evocare un’immagine, negandola, potrebbe infatti mettere il nostro ascoltatore nelle condizioni di evocare esattamente lo scenario che volevamo tenere a distanza.

Diceva il giornalista Mario Missiroli che “una smentita è una notizia data due volte”, e mai come in casi simili una frase del genere assume significato e importanza.

Ne parlo nel mio video di oggi, tratto dal mio ultimo intervento a SMAU Milano.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

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Parlare in pubblico: come comunica Giorgia Meloni

Parlare in pubblico: come comunica Giorgia Meloni

La settimana scorsa, il 19 ottobre, si è svolta a Roma in Piazza San Giovanni la manifestazione della Lega, a cui hanno partecipato i leader del centrodestra, tra cui Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

Diversi quotidiani hanno sottolineato un passaggio del suo discorso, relativo alla proposta di limitare per legge l’utilizzo del contante:

«Adesso hanno messo il tetto al contante, e dobbiamo pagare col bancomat. Fra un po’ andremo al bancomat a prelevare i nostri soldi, e il bancomat ci chiederà: “Perché vuoi 100 Euro, che ci devi fare?”. Ma fatti gli affari tuoi “che ci devo fare”, sono soldi miei, guardone!»

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Comunicazione efficace: le parole ad alto valore d’immagine

Comunicazione efficace: le parole ad alto valore d’immagine

Che differenza c’è tra parole come “casa”, “mare”, “sole”, e altre come “riscontro”, “efficienza”, “qualità”? Che le prime si riferiscono a cose concrete, le seconde a concetti astratti.

Nel nostro vocabolario ci sono parole astratte, che spesso usiamo negli uffici, all’interno delle aziende, nei testi delle email, e che finiscono per farsi ricordare poco.

Poi ci sono le parole più colloquiali, della vita di tutti i giorni, che molte volte sono più concrete, e si riferiscono a persone e oggetti reali. E sono proprio quelle ad andare nella direzione di una comunicazione più efficace.

In questo video, tratto dal mio workshop “Public Speaking: crea immagini con le parole e coinvolgi il tuo pubblico”, tenuto ieri a Milano presso Forma Forum, vi racconto la distinzione tra parole “a basso valore d’immagine” e “ad alto valore d’immagine”, tema studiato dalla psicologia già dagli anni ‘60.

Si tratta di una questione di cui mi sono occupato nel mio primo libro del 2013, “Crea immagini con le parole”, in cui ho realizzato un approfondimento interamente dedicato al tema delle parole, e alla loro capacità di creare immagini nell’ascoltatore nel contesto dei media e del Public Speaking.

© Parlarealmicrofono.it – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

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