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Tag ‘Giuseppe Conte‘
Tecniche di comunicazione politica: Conte, Berlusconi, Renzi e l’importanza dei numeri

Tecniche di comunicazione politica: Conte, Berlusconi, Renzi e l’importanza dei numeri

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte in una recente intervista al podcast Metropolis ha dichiarato di volere il salario minimo per tutti. Senza sapere però indicare di quanto dovrebbe essere.

In questo video analizzo la sua comunicazione, comparandola con quella di Silvio Berlusconi e di Matteo Renzi, sottolineando l’importanza dei numeri in comunicazione politica.

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Il problema della comunicazione di Conte e Grillo: le negazioni

Il problema della comunicazione di Conte e Grillo: le negazioni

La comunicazione di Giuseppe Conte e Beppe Grillo ha un problema: le negazioni. Ve ne avevo già parlato, a proposito di Giuseppe Conte, ai tempi di:

– “Questo governo NON lavora col favore delle tenebre” (10 novembre 2020).

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Ci capiranno tutti? Comunicazione efficace e titoli di studio

Ci capiranno tutti? Comunicazione efficace e titoli di studio

Un italiano su tre ha come titolo di studio più alto la licenza elementare. E questo è un fatto. Lo dico, perché ieri dopo il mio post sul linguaggio di Giuseppe Conte diverse persone mi hanno scritto, dicendomi che a loro risulta chiaro tutto ciò che dice, e che lo capiscono nonostante abbiano “solo” un diploma.

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Il linguaggio e la leadership di Giuseppe Conte

Il linguaggio e la leadership di Giuseppe Conte

Gli ultimi sondaggi gli danno il 63% di gradimento, eppure la sua coalizione, se si votasse oggi, supererebbe di poco il 40%. La sua comunicazione a tratti è inefficace, fa uso frequente di metafore di difficile decodifica (tra “cabine di regia”, “favore delle tenebre” e “stati generali”), e usa molte negazioni, evocando scenari opposti a quelli che vorrebbe comunicare (“non aumenteremo le tasse”, “non mi sento accerchiato”, “non sono alla ricerca di altre maggioranze”).

Insomma, Giuseppe Conte è l’esempio che il linguaggio conta, ma fino a un certo punto. È la dimostrazione che comunicare attraverso le parole è solo una parte della dinamica del consenso.

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Il discorso di Giuseppe Conte e il governo che “non lavora col favore delle tenebre”

Il discorso di Giuseppe Conte e il governo che “non lavora col favore delle tenebre”

“Questo governo non lavora col favore delle tenebre”. Molti giornali stanno parlando di questa frase pronunciata da Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di ieri sera. Ed è una frase che secondo me ha un problema: è difficile da capire.

Leggiamo l’intero passaggio del suo intervento:

“Questo governo non lavora col favore delle tenebre, questo governo guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza. Se ha qualche proposta da portare, la porta chiaramente guardando negli occhi gli italiani.”

Come possiamo facilmente notare, si tratta di due distinte metafore in due frasi ravvicinate. La prima riguarda “il favore delle tenebre”, la seconda il “guardare negli occhi gli italiani”.

Facciamo attenzione alle parole: un governo non può “guardare in faccia” gli italiani, semplicemente perché un governo (che è un’entità astratta) non può compiere l’azione di “guardare in faccia”. Semmai sono i singoli ministri, le persone che fanno parte del governo a parlare agli italiani, non a “guardarle in faccia”. I ministri possono parlare davanti a una telecamera, fare conferenze stampa, ma nella realtà non possono “guardare in faccia gli italiani”. Possono farlo figurativamente appunto, ma non nella realtà.

Sembra una sfumatura linguistica, ma per l’ascoltatore il passaggio “il governo guarda in faccia gli italiani”, può risultare irrealistica, perché contiene elementi che non fanno parte della realtà che per davvero lo circonda.

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