Archivi tag: Psicologia

Quando parliamo in pubblico il target non esiste: ecco perché.

La parola “target”, che significa “bersaglio”, è molto usata in comunicazione, e di conseguenza anche quando ci occupiamo di Public Speaking, di arte di parlare in pubblico.

“Target” è l’alibi che spesso ci diamo per giustificare la nostra comunicazione contorta, incomprensibile, metaforica, piena di rimandi e di figure retoriche.

“Perché tanto il mio target mi capisce”. Ma questo lo decidiamo noi per gli altri.

Il target è la scusa che ci diamo per non semplificare i messaggi, per parlare con alcuni ed escludere altri, per dirci che l’altro è catalogabile sulla base di cultura, censo, caratteristiche e comportamenti.

Il target è quella cosa che ci fa male, se qualcuno ci dice che non esiste.

Il target è un concetto, e come tanti concetti, è un portato diretto della nostra cultura.

Il target è quella parola che ci illude di essere alla moda, mentre ci rende incapaci di affrontare lo sguardo dell’altro, perché tanto “è fuori target, non capirebbe”.

Ma in realtà è quello che diciamo a noi stessi per non affrontarlo, “l’altro”.

Il target è un concetto che appartiene alla società dei consumi, confortevole e capriccioso, perfettamente in linea col periodo storico in cui stiamo vivendo.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , , , , , |

Superare la zona di comfort: sfatiamo il mito


La frase “Supera la tua zona di comfort” è ormai diventata un mantra, una massima che secondo alcuni andrebbe rispettata sempre e comunque, per raggiungere standard prestazionali migliori.

Ma siamo proprio sicuri che sia sempre e comunque l’unica via per un benessere maggiore, in comunicazione e nei contesti di Publlic Speaking?

In questa puntata racconto che superare le nostre zone di comfort a prescindere può significare aderire a una visione “capitalistica” del comfort stesso. Una visione per cui, non appena abbiamo raggiunto una situazione confortevole, c’è subito qualcun altro che ci invita a trascenderla, per conseguirne una migliore.

Ancora una volta, la parola chiave per ciascuno di noi è “consapevolezza”. Consapevolezza di “come mi sento”, e di cosa intenda fare per davvero. Non solo perché l’ho letto su un manuale, o perché me l’ha detto un video motivazionale trovato per caso su internet.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , , , |

Webinar gratuito con Patrick Facciolo: “Perché controllare le impressioni degli altri è un’illusione”

🔴 PER ISCRIVERTI AL WEBINAR GRATUITO CLICCA QUI

Perché controllare le impressioni degli altri è un’illusione? Ne parlerò venerdì 12 febbraio in un webinar gratuito su Zoom.

Sarebbe molto comodo presentarvi un mio corso insegnandovi come controllare il giudizio delle persone, come usare la voce in modo persuasivo, come essere certi di dire sempre le cose giuste in ogni situazione.

Ma penso che questi obiettivi, in questi precisi termini, non siano raggiungibili. Perché non ci sono soltanto le parole che diciamo noi, ma c’è anche il “come” le nostre parole vengono ricevute. Continua a leggere →

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , |

Sguardi e mascherine: quella persona mi starà sorridendo?

Le persone che indossano la mascherina talvolta ci sembrano più serie e severe del solito. E c’è un perché.

Diversi studi psicologici hanno catalogato nel corso dei decenni vari tipi di sorrisi: non mi interessa qui ragionare sul loro significato (tema molto controverso), ma su quelli che non prevedono un coinvolgimento diretto degli occhi.

Tra questi, individuati da Paul Ekman:

1. SORRISO DI COORDINAZIONE: sorriso lieve, solitamente asimmetrico, che non coinvolge i muscoli orbicolari degli occhi;

2. SORRISO DI RISPOSTA DELL’ASCOLTATORE: si tratta di un particolare sorriso di coordinazione, che ci fa capire che l’altro ha capito quello che gli stiamo dicendo.

Questi sorrisi hanno una funzione sociale importante. Quando guardiamo qualcuno che indossa la mascherina, non riusciamo a decifrare queste diverse modalità di sorriderci, poiché non coinvolgono a sufficienza i muscoli orbicolari degli occhi.

È importante quindi uno sforzo di consapevolezza per capire che non è per forza l’altra persona a essere seria o severa nei nostri confronti, ma siamo noi che non riusciamo a decodificare il tipo di messaggio che ci sta mandando.

Semplicemente perché ha la bocca e il naso coperti.

Nel parlo in questo video, aggiungendo alcune riflessioni sulla distinzione tra osservazione e interpretazione dei messaggi dei nostri interlocutori, e sull’importanza della mindfulness (consapevolezza) per riconoscere meglio i nostri pensieri e le nostre emozioni.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , |

Non chiamatemi “esperto”


Di tutte le definizioni che mi danno, quella di “esperto” è quella che amo di meno.

Perché pensiamoci bene: chiunque può definirsi esperto in un determinato settore. E questo a prescindere dalla propria formazione e dal proprio percorso professionale.
 Se ci facciamo caso, sui social siamo circondati da “esperti”. Quante volte leggiamo biografie che contengono la formula “esperto in” qualcosa?

Già, ma chi attribuisce queste “patenti” ai professionisti, in modo uniforme e univoco per tutti?

Su questo tema, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, già nel 2007 segnalava che a noi iscritti “non è consentito utilizzare il termine “esperto”, in quanto fuorviante per la trasparenza del messaggio”.

E credo sia sacrosanto: le nostre competenze vanno documentate con gli studi, le qualifiche e le esperienze professionali, che rappresentano parametri misurabili.

Sarà l’utenza a stabilire se mi ritiene esperto o meno in quella materia. Ma non posso essere io a scriverlo, perché non è documentabile in modo univoco e uniforme.

Questo è il motivo per cui mi schermisco quando nelle interviste mi definiscono così.

Di solito sorrido, ringrazio, e ripeto a me stesso: “Esperti saranno gli altri. Io faccio semplicemente il mio lavoro”.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , , |