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Comunicazione efficace: le parole ad alto valore d’immagine

Che differenza c’è tra parole come “casa”, “mare”, “sole”, e altre come “riscontro”, “efficienza”, “qualità”? Che le prime si riferiscono a cose concrete, le seconde a concetti astratti.

Nel nostro vocabolario ci sono parole astratte, che spesso usiamo negli uffici, all’interno delle aziende, nei testi delle email, e che finiscono per farsi ricordare poco.

Poi ci sono le parole più colloquiali, della vita di tutti i giorni, che molte volte sono più concrete, e si riferiscono a persone e oggetti reali. E sono proprio quelle ad andare nella direzione di una comunicazione più efficace.

In questo video, tratto dal mio workshop “Public Speaking: crea immagini con le parole e coinvolgi il tuo pubblico”, tenuto ieri a Milano presso Forma Forum, vi racconto la distinzione tra parole “a basso valore d’immagine” e “ad alto valore d’immagine”, tema studiato dalla psicologia già dagli anni ‘60.

Si tratta di una questione di cui mi sono occupato nel mio primo libro del 2013, “Crea immagini con le parole”, in cui ho realizzato un approfondimento interamente dedicato al tema delle parole, e alla loro capacità di creare immagini nell’ascoltatore nel contesto dei media e del Public Speaking.

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Perché ho deciso di diventare Dottore in tecniche psicologiche

Oggi è una delle giornate più importanti della mia vita. Da poche ore mi è stata notificata ufficialmente l’iscrizione all’Ordine degli Psicologi della Lombardia (Sez. B) con la qualifica di “Dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro”.

In questo video di un minuto e mezzo voglio raccontarti perché è importante per il mio ruolo di formatore sui temi del Public Speaking, e regalarti e condividere tutte le mie emozioni, perché sono incontenibili. E oggi, davvero, meritano di esserlo.

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Quella voce interna che usiamo senza parlare

Cari amici di Parlarealmicrofono.it,

ogni volta che leggete un libro oppure parlate a voi stessi, avrete probabilmente la sensazione di emettere nella vostra testa una sorta di “voce”, anche se dalla vostra bocca non esce alcun suono. Si tratta di una funzione che il nostro cervello ha sempre avuto, ma che la scienza non era ancora riuscita a dimostrare. Per citare una app tanto di moda tra i fan di Apple, una sorta di “Siri primordiale”. Ma come funziona questa piccola “voce” interna? Continua a leggere →

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Si può misurare l’intelligenza umana? Ecco come si calcola il QI

Cari amici di Parlarealmicrofono.it,

abbiamo sentito parlare tante volte di QI, ma raramente ci siamo chiesti che cos’è e come si misura.  Il quoziente intellettivo è il risultato, il  punteggio, che si ottiene da un test standardizzato volto a misurare l’intelligenza. I primi test vennero impostati da Binet, psicologo francese, nel 1905, con lo scopo di identificare gli studenti che avevano bisogno di aiuto e supporto in ambito scolatistico e fornire, di conseguenza, un aiuto personalizzato. Questo test è stato più volte modificato. Simon, collaboratore di Binet, cambiò la scala di valutazione, arrivando ad un test che misurava l’età mentale del bambino, in modo tale per cui un bambino di 7 anni che risolvesse i problemi che in media risolvevano i bambini di 7 anni, ottenesse un punteggio di 7. Continua a leggere →

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Media e rischio imitazione: attenzione selettiva ed effetto Werther

In un post pubblicato alcuni mesi fa ci siamo occupati di come i processi di apprendimento che il nostro cervello mette in atto nel momento in cui ascolta un discorso si caratterizzano per gradi diversi di attenzione. In quell’occasione, abbiamo chiarito cosa si intende con effetto primacy ed effetto recency. Oggi ci occupiamo invece del fenomeno dell’attenzione selettiva e del cosiddetto “effetto Werther”. Un tema che ci porta direttamente a riflettere anche sui mass media e sulla selezione delle notizie. Continua a leggere →

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