La differenza tra comunicazione efficace e comunicazione persuasiva

Nel video di oggi vi racconto la differenza tra comunicazione efficace e comunicazione persuasiva: la prima definizione ci arriva dal verbo latino “efficere”, che significa “produrre un effetto”, la seconda dal verbo latino “suadere” che significa “indurre a fare”, “far fare” qualcosa.

Già da queste semplici traduzioni possiamo individuare una differenza tra questi due approcci alla comunicazione: nel caso della comunicazione efficace torniamo al significato originario di cui abbiamo parlato tante volte di “mettere in comune” dei contenuti. Quando parliamo di comunicazione efficace, parliamo quindi di creare le condizioni ottimali perché un messaggio venga ricevuto “efficacemente”, appunto, dal nostro pubblico.

Quando parliamo di comunicazione persuasiva, parliamo invece di una comunicazione finalizzata a “far fare” qualcosa al nostro pubblico.

In questa puntata faccio notare le implicazioni che ha questa distinzione, per fare un esempio, sulla comunicazione politica, e sottolineo l’importanza di averne maggiore consapevolezza.

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Comunicare la scienza: perché evitare i tecnicismi collaterali

Comunicare in pubblico le materie scientifiche può non essere semplice: termini tecnici, formule, concetti non immediatamente accessibili possono creare distanza con chi ci ascolta. Certe volte siamo noi stessi a peggiorare la situazione, accompagnando il lessico già specialistico della scienza con altre formule inutilmente complicate.

I “tecnicismi collaterali”, cioè “termini ed espressioni che fanno effettivamente parte anche del linguaggio non specialistico, ma sono usati attivamente nella lingua speciale in luogo di altre espressioni spesso più semplici e comuni” (cit. Wikipedia), potrebbero non aiutarci a rendere più piano e comprensibile il discorso nel suo complesso.

Ne parlo nel video di oggi, tratto dal Festival del Linguaggio 2017.


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Come affrontare un colloquio di lavoro: i consigli del dottore in tecniche psicologiche

Come affrontare un colloquio di lavoro? Dalla lettera di presentazione al linguaggio del corpo, dal curriculum vitae ai punti di debolezza e di forza: sono gli elementi base del colloquio, una delle situazioni che può metterti alla prova nel momento in cui stai cercando un nuovo posto di lavoro.

Superare i luoghi comuni su cosa dire ad un colloquio di lavoro

Sei lì in sala d’attesa, vestito elegante come solo per le occasioni importanti. Ti aprono la porta, ti fanno accomodare, e ti ritrovi davanti al selezionatore.

È a quel punto che ti tornano in mente tutte le domande più frequenti, ti torna in mente quel consiglio, quel suggerimento: “Mi raccomando, quando fai un colloquio di lavoro, la stretta di mano dev’essere calorosa!”. E ancora: “Devi fare una buona impressione, una buona prima impressione, è fondamentale! Devi essere efficace e valorizzare i tuoi punti di forza

E poi tutte quelle cose che hai sentito dire su come presentare te stesso, sulle capacità di problem solving, sul “dimmi un tuo pregio e un tuo difetto”. Ecco, in questo video cerco di ripercorrere situazioni del genere per sfatare alcuni luoghi comuni diffusi sui colloqui di lavoro. Perché ancora una volta si tratta di Public Speaking, di arte di parlare in pubblico.

Ma siamo davvero sicuri che di fronte a un selezionatore sia così importante la forma? Prenditi del tempo per rispondere a questa domanda. Bene, se ti sei preso del tempo e ci hai pensato un attimo, la risposta potrebbe non essere così scontata.

Perché se è vero che gli aspetti paraverbali (tono e volume di voce) e non verbali (atteggiamenti, gesti, posture) hanno una loro importanza, in un colloquio di lavoro può fare la differenza ricordare che abbiamo a che fare con una relazione tra esseri umani.

Come vestirsi ad un colloquio di lavoro

Già, ma un conto è ricordarci che abbiamo a che fare con altri esseri umani, un conto è sentirci indecisi quando dobbiamo decidere effettivamente come presentarsi ad un colloquio di lavoro.

Ed è lì anche le scelte di abbigliamento possono costituire dei dubbi. Me ne sono occupato un po’ di tempo fa nella puntata di un mio podcast, che ripropongo qui di seguito.

Come ho sintetizzato nella descrizione di quel podcast, potremmo dire che in un colloquio di lavoro gli abiti più indicati sono quelli più adeguati al contesto in cui ci troviamo: più indosseremo abiti e accessori che “daranno nell’occhio”, maggiori saranno le probabilità che l’attenzione del/della selezionatore/selezionatrice possa concentrarsi su cosa indossiamo. Mentre magari non era nostra intenzione spostare l’attenzione su questi dettagli.

Per fare qualche esempio: accessori sgargianti, scelte di abbigliamento troppo formali in contesti informali, e scelte troppo informali in contesti più “istituzionali”, possono ancora una volta contribuire a spostare l’attenzione dal nostro messaggio all’abbigliamento.

Il colloquio di lavoro è una relazione tra esseri umani

Come dicevamo prima, il selezionatore/la selezionatrice sono prima di tutto esseri umani con cui instaurare una relazione, che non per forza credono/sono convinti nell’assoluta efficacia di una stretta di mano per selezionare un candidato.

Meglio un candidato che stringe “bene” la mano, o meglio un candidato che potrà svolgere bene la sua mansione, relazionandosi in modo adeguato con i suoi colleghi nell’ambiente di lavoro? Ecco una variabile importante che potrebbe essere valutata nel colloquio di lavoro.

Ne parlo in questa intervista radiofonica, che ho rilasciato ad agosto 2019 a Radio Ticino.

Per concludere: una buona risposta in un colloquio di lavoro non dev’essere per forza una risposta strategica, finalizzata a un obiettivo: una buona risposta è una risposta allineata con le nostre reali competenze, e senza troppi infingimenti da manuale.

(aggiornato il 15 settembre 2019)

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È giusto imparare un discorso a memoria?

Quando prepariamo un discorso in pubblico può capitare di chiederci se sia meglio lasciare spazio all’improvvisazione o impararlo a memoria.

In questa puntata vi racconto i motivi per cui sconsiglio di memorizzare un discorso parola per parola, e torno a ricordarvi che il Public Speaking si basa sulla relazione tra noi e il pubblico. Per questo motivo è impossibile predeterminare troppo nel dettaglio i contenuti del nostro intervento.


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Linguaggio del corpo: lo faccio perché ci credo o perché me l’hanno detto?

Quando leggiamo sui libri che in un discorso in pubblico è più efficace compiere certi gesti rispetto ad altri, li facciamo perché ci crediamo per davvero o perché ce l’hanno detto?

Si tratta di una consapevolezza importante se vogliamo imparare a comunicare in modo efficace. Ne parlo in questo video, tratto dal Festival del Linguaggio 2017.

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