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Comunicazione efficace: le parole ad alto valore d’immagine

Comunicazione efficace: le parole ad alto valore d’immagine

Che differenza c’è tra parole come “casa”, “mare”, “sole”, e altre come “riscontro”, “efficienza”, “qualità”? Che le prime si riferiscono a cose concrete, le seconde a concetti astratti.

Nel nostro vocabolario ci sono parole astratte, che spesso usiamo negli uffici, all’interno delle aziende, nei testi delle email, e che finiscono per farsi ricordare poco.

Poi ci sono le parole più colloquiali, della vita di tutti i giorni, che molte volte sono più concrete, e si riferiscono a persone e oggetti reali. E sono proprio quelle ad andare nella direzione di una comunicazione più efficace.

In questo video, tratto dal mio workshop “Public Speaking: crea immagini con le parole e coinvolgi il tuo pubblico”, tenuto ieri a Milano presso Forma Forum, vi racconto la distinzione tra parole “a basso valore d’immagine” e “ad alto valore d’immagine”, tema studiato dalla psicologia già dagli anni ‘60.

Si tratta di una questione di cui mi sono occupato nel mio primo libro del 2013, “Crea immagini con le parole”, in cui ho realizzato un approfondimento interamente dedicato al tema delle parole, e alla loro capacità di creare immagini nell’ascoltatore nel contesto dei media e del Public Speaking.

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Mi commuovo quando…

Mi commuovo quando…

Mi commuovo quando mi scrivete: “Ho preso un permesso dall’ufficio per venire a seguire la tua lezione”, e poi vi ritrovo lì, in prima fila. Mi commuovo quando mi dite: “Ho letto la tua newsletter e non potevo mancare”.

Mi commuovo quando vi ritrovo ai miei convegni dopo quasi dieci anni. Mi commuovo quando mi dite che avete letto tutti i miei libri, che avete ascoltato tutti i miei video e i miei podcast sulla comunicazione.

Mi commuovo quando vi vedo tornare a sentire per la decima volta la stessa lezione, per cogliere quella sfumatura in più che non avevate colto prima. Mi commuovo quando la sala è piena, e incontro decine di visi e volti mai visti prima, con cui da oggi ricomincia tutto, daccapo, ancora e ancora.

Amo la formazione. Amo crescere insieme a voi. E queste sono le foto di quanto eravate belli oggi a Forma Forum, il forum sulla formazione manageriale in Italia, a cui ho avuto il piacere di intervenire con una lezione sul Public Speaking.

Grazie, a tutti, di cuore.

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Perché è importante riguardarsi alla telecamera

Perché è importante riguardarsi alla telecamera

Quanto è importante riguardarsi alla telecamera dopo aver parlato in pubblico? In questo video vi racconto alcuni motivi per cui può essere utile:

1️⃣ Perché ci aiuta a riconoscere ciò che è davvero accaduto in aula durante il nostro discorso, mentre eravamo giustamente concentrati sui contenuti e sulle slide;

2️⃣ Perché ci permette di notare intercalari e modi di dire ripetitivi di cui non ci eravamo resi conto;

3️⃣ Perché ci consente di avere una visione più completa del nostro linguaggio non verbale (gesti, posture, ecc.), per evitare atteggiamenti troppo ripetitivi che possono spostare l’attenzione del pubblico da quello che stiamo dicendo, a cosa stiamo facendo;

4️⃣ Perché ci permette di avere una visione d’insieme del nostro discorso più chiara, e di formulare una valutazione della performance meno basata sulle impressioni, e di più su quello che è effettivamente successo.

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Quando hai finito di parlare e il pubblico non fa domande

Quando hai finito di parlare e il pubblico non fa domande

Alcuni giorni fa ho presentato il mio nuovo libro, “Parlare in pubblico con la mindfulness“, alla Content Marketing Academy di Alessio Beltrami. Al termine del mio intervento Alessio ha dato la parola al pubblico per eventuali domande, ed è successa una cosa molto particolare che voglio riproporvi in questo video di un minuto.

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Comunicare senza il verbo essere: una sfida possibile?

Comunicare senza il verbo essere: una sfida possibile?

“Non sono capace di parlare in pubblico”: ecco una frase che mi capita di sentire spesso durante i corsi di Public Speaking che tengo in tutta Italia. Ma siamo davvero certi che questa soluzione linguistica descriva in modo accurato la nostra effettiva capacità di fare Public Speaking?

Negli anni ’60, i teorici di E-Prime (English Prime) hanno postulato la possibilità di una lingua inglese che potesse fare a meno del verbo “essere”: si sono dati come regola quella di descrivere la realtà in maniera più precisa, non limitandosi a indicare le cose come “sono”, bensì come “ci appaiono”.

All’interno del mio libro, “Parlare in pubblico con la mindfulness”, che ho presentato recentemente presso la sede dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, faccio alcuni esempi sugli effetti che potrebbe avere limitare l’uso del verbo essere quando ci occupiamo di Public Speaking.

Ecco allora che la frase “Non sono capace di parlare in pubblico” potrebbe diventare improvvisamente: “Nelle due occasioni in cui ho parlato in pubblico di fronte a una platea numerosa, ho avvertito stress”.

Un passaggio che può apparirci solo formale e terminologico, ma che al contrario può regalarci una serie di osservazioni inedite sulle nostre (reali) capacità di parlare in pubblico.

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