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È uscito “Enciclopedia del Public Speaking”, la prima raccolta dei libri di Patrick Facciolo

Quali parole scegliere quando dobbiamo parlare in pubblico? Come favorire l’attenzione di chi ci ascolta? Come esprimere i nostri contenuti in maniera efficace? Come relazionarci meglio con lo stress che proviamo sul palco? Sono solo alcune delle domande a cui ho provato a rispondere in questi anni.

Dal 2013 a oggi ho scritto 5 libri, prodotto più di 450 pagine su questi temi, e adesso ho deciso di metterle tutte insieme in un unico libro. È un piacere per me presentarvi “Enciclopedia del Public Speaking – 5 libri in 1 sull’arte di parlare in pubblico”.

Quest’opera è la raccolta integrale dei miei primi 5 libri, che sono “Crea immagini con le parole” (2013), “Il pubblico non è una mucca da contenuti” (2014), “Appunti di dizione” (2016), “Parlare al microfono” (2017) e “Parlare in pubblico con la mindfulness” (2019).

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Come parlare alla telecamera: meglio usare il “tu” o il “voi”?

Quando realizziamo un video per il web, è meglio usare il “tu” o il “voi” per rivolgerci al nostro pubblico?

In linea generale, se si tratta di un video seriale rivolto a una community che vogliamo consolidare e far crescere, vi suggerisco il “voi”, che descrive perfettamente l’intenzione di rivolgersi a un pubblico ampio.

Se invece parliamo alla telecamera per realizzare un contenuto ad hoc e rispondere su un tema specifico, che prevalentemente verrà rintracciato dagli utenti su Google attraverso una ricerca organica, potrebbe essere più funzionale usare il “tu”.

Un criterio di coerenza

Il criterio che vi voglio suggerire è comunque un criterio di coerenza: se cominciamo col “tu” finiamo col “tu”, se cominciamo col “voi”, finiamo col “voi”.

Mi capita infatti di frequente di vedere video e ascoltare podcast in cui il conduttore comincia rivolgendosi al pubblico utilizzando il “tu”, per poi passare al “voi” dopo poco tempo.

Nulla di grave, ma se l’intenzione reale del comunicatore è quella di rivolgersi a un gruppo di persone, tanto vale farlo da subito, senza restare schiacciati da “regole” di marketing che finiscono per farci intraprendere scelte innaturali.

Ne ho parlato al Social Media Strategies di Rimini

Ho avuto il piacere di parlarne questa mattina dal palco del Social Media Strategies di Rimini, uno dei più grandi eventi italiani per i professionisti dei Social Media e del Web Marketing. Ecco un breve estratto video del mio intervento.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

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Al via il Corso di Formazione Formatori con Patrick Facciolo


Una delle domande che mi fate più spesso quando sono in giro a fare le mie conferenze è: “Patrick, ma come si fa a iscriversi ai tuoi corsi?”.
Semplice: non si può. I miei corsi sono “on demand”: funziona che mi chiamano direttamente le aziende o i singoli professionisti, e a quel punto li organizzo. Riempire le aule in modo tradizionale è molto impegnativo, e mi riservo questa modalità solo nelle poche occasioni in cui sento che ne vale veramente la pena.
Ci tengo a raccontarvelo, perché negli ultimi mesi un’idea per cui vale la pena ha cominciato a frullarmi in testa. Ci ho pensato tanto, e ho trovato la combinazione ideale per dirvi che quel progetto, finalmente, c’è. Continua a leggere →

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Parlare in pubblico: come comunica Giorgia Meloni

Giorgia Meloni. Foto tratta da Wikipedia

La settimana scorsa, il 19 ottobre, si è svolta a Roma in Piazza San Giovanni la manifestazione della Lega, a cui hanno partecipato i leader del centrodestra, tra cui Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

Diversi quotidiani hanno sottolineato un passaggio del suo discorso, relativo alla proposta di limitare per legge l’utilizzo del contante:

«Adesso hanno messo il tetto al contante, e dobbiamo pagare col bancomat. Fra un po’ andremo al bancomat a prelevare i nostri soldi, e il bancomat ci chiederà: “Perché vuoi 100 Euro, che ci devi fare?”. Ma fatti gli affari tuoi “che ci devo fare”, sono soldi miei, guardone!»

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Come fare un discorso in pubblico di un minuto: 4 consigli utili

Nei contesti di Public Speaking, capita di trovarci in riunioni o in conferenze in cui ci viene richiesto di parlare in pubblico soltanto per un minuto. Dobbiamo alzarci in piedi, e a quel punto abbiamo 60 secondi di tempo per iniziare un discorso, esporre un contenuto e concludere il nostro intervento, possibilmente in maniera efficace.

Consiglio numero 1: in un minuto si possono dire un sacco di cose

Invece di concentrarmi sul linguaggio non verbale (come si fa di solito in questi casi), vorrei cominciare occupandomi dell’importanza e del valore del tempo: a dispetto di quello che pensiamo, un minuto non è poi così poco.

Non è necessario essere per forza dei grandi oratori per riuscire a comunicare efficacemente in così poco tempo: abbiamo a disposizione 60 interi secondi per aprire il nostro intervento, condividere un contenuto, e concludere. Possiamo permetterci di parlare lentamente, usando le pause in modo appropriato, e facendo così in modo che il nostro pubblico capisca quello che stiamo dicendo in maniera chiara.

Indipendentemente dal fatto che possiamo aver deciso di scrivere un discorso o di andare a braccio, più riusciremo a mantenere naturale il ritmo della presentazione, più il nostro pubblico riuscirà a ricevere le informazioni che vogliamo veicolare nei tempi giusti.

Consiglio numero 2: attenzione ai sottintesi, alle ellissi e a glossare bene i concetti di fronte al pubblico

Uno dei rischi, quando dobbiamo preparare un discorso e abbiamo soltanto un minuto a disposizione, potrebbe essere quello di saltare delle parti che possono essere molto importanti per far capire al pubblico il nostro messaggio.

Se non ci prepariamo bene, aumenta il rischio di creare sottintesi ed ellissi (una figura retorica che consiste proprio nell’omettere delle informazioni, che però nel nostro caso potrebbero essere importanti!).

Alla stessa maniera, ancora una volta, è molto importante glossare i concetti, cioè tradurli, in modo tale che tutti possano capire cosa stiamo dicendo. Potrebbe sembrarci che 60 secondi non bastino, ma parlare per sottintesi rischierà addirittura di rendere vano tutto il minuto (prezioso) che avevamo a disposizione.

Consiglio numero 3: creiamo immagini con le parole

Esattamente come nel titolo del mio libro del 2013, Crea immagini con le parole, anche in un discorso di 60 secondi ti consiglio di utilizzare, per quanto possibile, parole che evocano immagini. Le parole ad alto valore d’immagine ci permettono infatti di tradurre concetti di difficile comprensibilità in maniera concreta.

Insomma: potendo scegliere per il nostro linguaggio tra concetti e oggetti, scegliamo, per quanto ci è possibile, parole che evochino oggetti della realtà, affinché il nostro pubblico possa “vedere” ciò che diciamo.

Questo ci permette di affaticare di meno chi ci ascolta: quando infatti abbiamo a che fare con concetti astratti, costringiamo il nostro pubblico a “riempire” di immagini concetti che potremmo benissimo tradurre noi, al posto loro, in esempi concreti.

Consiglio numero 4: alleniamoci a relazionarci con il momento presente, attraverso la mindfulness

Essere costretti a fare un discorso da un minuto per alcuni può essere un’esperienza molto stressante. In questo senso, mi piace ricordarti che pensieri, emozioni, sensazioni fisiche non sono per forza un nemico da combattere, ma possono essere l’occasione per imparare a relazionarci meglio con quello che proviamo.

Ne ho parlato nel mio ultimo libro, Parlare in pubblico con la mindfulness. Gestire meglio lo stress da palco con la meditazione e le risorse del linguaggio, in cui cerco di spiegare che anziché superare la paura di parlare in pubblico, potremmo porci in una modalità più collaborativa con i nostri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche.

E potremmo cominciare a considerare che le emozioni emergono, e non si scacciano con la forza di volontà: più cerchiamo di farlo, più il nostro senso di autoefficacia percepita potrebbe diminuire, paradossalmente. Intensificando ancora di più la nostra risposta in termini di pensieri, emozioni e sensazioni fisiche.

Le pratiche di mindfulness, al contrario, ci “allenano” a stare con quello che emerge, e a relazionarci meglio con quello che proviamo ogni giorno, momento per momento.

In conclusione: il segreto è fare delle prove, e imparare a parlare quanto basta

Sembra assurdo, ma certe volte può essere molto più semplice parlare molto che imparare a parlare il giusto. Quando parli davanti al tuo pubblico potrebbe capitarti di arrivare alla stessa conclusione: inizi a parlare, ma avendo soltanto 60 secondi ti ritrovi a dover tener conto di molte variabili.

Per esempio il contatto visivo, lo stress che si prova, la paura di essere giudicati e di sbagliare, eventuali pensieri negativi, il fatto che magari in passato ci abbiano detto che dobbiamo essere temerari e senza paura nell’affrontare gli ascoltatori, eccetera… Tutto condensato in un solo minuto.

Insomma, una serie di elementi che dal mio punto di vista potrebbero non incoraggiarci ancor prima di salire sul palco, né mentre parli effettivamente in pubblico. Credo il segreto talvolta stia proprio nel permetterci di “lasciare andare” la nostra performance, senza farci condizionare troppo dal limite dei 60 secondi, che certe volte diventa più un ostacolo mentale che un reale limite (proprio perché 60 secondi non sono poi così pochi, come dicevamo prima!).

Allo stesso tempo, come in tutte le cose, provare e riprovare ci permette di prendere confidenza con la performance, e con il limite temporale che ci è stato assegnato.

Questo non significa dover imparare a memoria parola per parola il nostro discorso, ma “abitare” la disponibilità di tempo che ci è stata assegnata, in maniera più confortevole e consapevole. Lo racconto in questa puntata del mio podcast, che ti propongo qui sotto.

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