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4 frasi che non aiutano la nostra comunicazione

Esistono frasi che non aiutano la nostra comunicazione.

Sono frasi che contengono metafore, che se fossimo davanti a un aperitivo con i nostri amici non diremmo, e che invece usiamo quando parliamo in pubblico.

Ne ho parlato nel mio primo libro del 2013, “Crea immagini con le parole”, e voglio farvi qualche esempio anche qui, oggi. Continua a leggere →

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Comunicazione efficace: 11 domande e risposte

Perché alcune parole sono più efficaci di altre? Quanto è importante saper creare immagini attraverso le parole, per rendere la nostra comunicazione più chiara?

Su questi e altri temi ho voluto rispondere alle domande di Pietro Fruzzetti, in una chiacchierata di oltre 53 minuti che mi ha riportato a parlare volentieri del mio primo libro del 2013, “Crea immagini con le parole“, disponibile su Amazon.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

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Come parlare in pubblico: le metafore e il presente storico

Da anni vi racconto quanto è importante parlare in pubblico in modo chiaro, creando immagini con le parole e preferendo parole concrete, ad alto valore d’immagine, che si riferiscono a oggetti concreti della realtà.

Perché ve lo raccomando spesso? Perché più riusciamo a essere lineari nella nostra comunicazione, meno affaticheremo il nostro pubblico. E non si tratta solo dei livelli di scolarizzazione, e di quanto le persone hanno studiato e possono fare fatica a decodificare il nostro messaggio. Si tratta dello sforzo cognitivo e di attenzione che chiediamo a chi ci ascolta.

Usare le metafore nei discorsi in pubblico? Sì, ma con moderazione

Questo è anche il motivo per cui vi ho sempre raccomandato di fare attenzione alle metafore. Le metafore, benché siano anch’esse ad alto valore d’immagine, sono “un altro modo per dire le cose”: giusto alcuni giorni fa vi facevo l’esempio della frase “Fuori da questa sala piove, ma qui dentro splende il sole”, e vi facevo notare quanta attenzione e impegno cognitivo ci vogliono per capire il significato reale di questa frase, se non ci è chiaro il contesto.

Una volta d’accordo sul fatto che le metafore possono rendere talvolta meno immediata la nostra comunicazione, resta una domanda: ci può capitare di usare delle metafore difficili da decodificare, anche quando non ce ne rendiamo conto?

La risposta è sì, e una di queste situazioni si verifica quando in un discorso in pubblico utilizziamo il “presente storico”.

Che cos’è il presente storico?

Il presente storico è un tempo verbale che utilizziamo al presente all’interno di una frase, quando in realtà ci stiamo riferendo al passato. Facciamo un esempio concreto di una frase che potremmo dire usando il presente storico. Cominciamo dicendo:

Eravamo nel 1980. Lui arriva lì, e a un certo punto comincia a parlare alle persone. A questo punto arriva sua moglie e gli dice che deve tornare a casa perché c’è un’urgenza, poi lui torna a casa e quel punto telefona per scusarsi di essere andato via subito”.

Ora, potete facilmente notare come possa diventare difficile orientarsi tra il passato (il tempo reale in cui è ambientata la nostra narrazione), e il tempo che il relatore sceglie effettivamente di usare.

Immaginatevi per esempio se dicessimo una frase del genere durante una conferenza, e a un certo punto entrasse in sala  una persona che non ha assistito alla premessa: farebbe probabilmente fatica a ricollocare le parole nel contesto giusto.

Il presente storico è una metafora del passato

Ecco, se ci pensiamo bene, che cos’è il presente storico se non una metafora del tempo verbale reale in cui è ambientata la nostra narrazione? Noi stiamo parlando del passato, ma abbiamo scelto di usare il presente.

Cioè stiamo ancora una volta “metà – phorèin“, come si direbbe in greco antico, cioè stiamo “portando oltre” le nostre parole. Stiamo usando un altro modo per veicolare un racconto, che sarebbe molto più facile da capire se lo esprimessimo nel suo tempo verbale corretto.

Ecco, questo esempio del presente storico ci fa capire ancora una volta come la direzione del comunicatore dovrebbe essere quella della linearità della sua comunicazione, dei concetti e dei racconti che fa.

La metafora può essere bella, affascinante, alta, colta, elevata, ma dobbiamo ricordarci sempre che richiede uno sforzo in più per il nostro ascoltatore.

Usare dei tempi verbali diversi da quelli a cui ci riferiamo realmente, è un esempio di metafora, e credo sia importante farci attenzione quando prepariamo i nostri discorsi in pubblico.

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Parlare ad alto valore d’immagine: il linguaggio di Barack Obama


Ci sono politici che nella loro comunicazione usano spesso concetti astratti, negazioni frequenti e forme impersonali, dicendo cose del tipo: “gli investimenti militari non sono stati ridotti, sono gli avanzamenti tecnologici a permetterci ampie riduzioni di spesa”.

Al contrario, in questo video vi racconto come durante la campagna presidenziale del 2012, Barack Obama sia riuscito a esprimere questi stessi concetti in maniera più efficace, parlando per immagini: invece di concetti astratti, ha usato parole che si riferivano a oggetti concreti della realtà (“cavalli” e “baionette”), evitando l’uso di negazioni, e creando un’immagine molto nitida negli ascoltatori.

Limitandosi a creare immagini con le parole, è riuscito a replicare con successo alle affermazioni di Mitt Romney, suo competitor repubblicano in quella tornata elettorale, per poi vincere quelle stesse elezioni poco tempo dopo.

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“Crea immagini con le parole” e fatti capire da tutti

di Patrick Facciolo

Crea immagini con le paroleQuesta settimana ho deciso di giocare in casa! Torno infatti a parlarti del mio primo libro, “Crea immagini con le parole” (pubblicato nel 2013). Sono già passati diversi anni, e secondo me resta ancora oggi un testo di grande attualità, che può aiutarti a creare contenuti d’impatto per i tuoi discorsi in pubblico.

Questo libro è nato direttamente dalla mia esperienza di speaker radiofonico, in cui ho sempre avuto soltanto le mie parole per raccontare storie che fossero comunque “visibili” dal pubblico.

Anziché concentrarmi sui soliti cliché legati allo studio dei gesti, nel libro ho analizzato le possibilità offerte dalle nostre stesse parole, e ho proposto un metodo innovativo per la creazione di contenuti, si tratti di comunicazione aziendale, in pubblico o sui media. Se sei curioso, ti consiglio di ascoltare questa puntata del podcast: ne parlo molto! 🙂 Continua a leggere →

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