Il mio blog: le tecniche per parlare in pubblico



Non è vero che il cervello non capisce le negazioni

Non è vero che il cervello non capisce le negazioni. Voglio cominciare proprio con due “non”, con due negazioni, perché è importante chiarire questo tema di cui si parla molto spesso in comunicazione.

Credo sia importante che me ne occupi, e che vi racconti le conclusioni raggiunte dalle ricerche sperimentali e dalla psicologia. E le ricerche sperimentali e la psicologia credo debbano essere considerati quando vogliamo parlare con cognizione di causa di questi argomenti.

Vi ho parlato un sacco di volte del libro di George LakoffNon pensare all’elefante”. Ho parlato anche del fatto che inevitabilmente, quando sentiamo questo titolo, pensiamo a un elefante. Inoltre vi ho parlato della frase del giornalista Mario Missiroli secondo cui “una smentita è una notizia data due volte”.

Ecco, è bene sottolineare che tutto questo non significa che il cervello non sia in grado di capire le negazioni. Al contrario, significa che in alcuni casi l’immagine concreta può diventare controproducente. Questo perché finisce per alimentare nel destinatario del nostro messaggio lo scenario contrario a quello che volevamo evocare noi.

Pensiamoci bene: se fosse vero che il cervello non capisce le negazioni, non potremmo nemmeno capire questa stessa frase. Se io dico che il cervello “non capisce” le negazioni, già per fare questa affermazione ne ho dovute usare due. Quindi, paradossalmente, sarebbe essa stessa una frase incomprensibile, e invece l’abbiamo capita tutti.

Il ruolo delle immagini mentali

Il cervello umano è molto attrezzato nel comprendere il significato delle negazioni, come vedremo tra poco. Il punto è che la negazione può risultare più affaticante rispetto ad altre modalità. Un esempio concreto ce lo insegna la psicologia quando parliamo di immagini mentali.

Le parole che creano immagini mentali, che ci rappresentiamo quando pensiamo a oggetti e persone, vengono ricordate meglio dei concetti.

Questo ce lo insegna in particolare la teoria della “doppia codifica” (Dual-Coding Theory) sviluppata dagli anni ’70 da Allan Paivio. È per questo che se io dico “non pensare all’elefante”, l’elefante è una parola che si riferisce a un elemento concreto della realtà, a un animale. Mentre il “non”, la negazione, è astratta, rappresenta un concetto.

Ciò non vuol dire però che non siamo in grado di capire il significato di quella negazione. Ma che il cervello, se deve scegliere tra ricordare un concetto astratto e l’animale, è più probabile si ricordi dell’animale.

 

Lo studio di Battelli-Papeo-Hochmann sulle negazioni (2016)

A proposito di come il cervello elabora le negazioni, c’è uno studio del 2016 svolto da Battelli, Papeo e Hochmann. Questo studio conclude che: “Negation modifies the neural representation of the argument in its scope, as soon as semantic effects are observed in the brain”.

Tradotto: “La negazione modifica la rappresentazione neurale dell’argomento nella sua portata, non appena si osservano effetti semantici nel cervello”.

Pertanto, facendo una sintesi, il cervello comprende semanticamente (cioè dal punto di vista del significato) la negazione. E reagisce con rapidità appena l’ha capita.

 

Per concludere

Come dicevo già prima (e lo sappiamo grazie agli studi sulla teoria della doppia codifica), di fronte a una parola che evoca un’immagine, e a un concetto astratto, noi ricordiamo meglio le parole che evocano l’immagine. Ne parlo da anni all’interno dei miei libri.

Il punto non è se il cervello capisca o meno le negazioni, ma quanto le negazioni siano efficaci nell’economia del nostro discorso. Per questo dico spesso: cercate di non evocare gli scenari che vorreste evitare di far venire in mente ai vostri ascoltatori.

Perché anche se li negate, avete già costruito la relativa immagine mentale. E magari era proprio quello che non volevate fare. Anche perché l’immagine mentale è quella che si ricorderà di più rispetto ai concetti astratti. Ne ho parlato ampiamente nel mio intervento del 2019 presso il Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari.

Tutto questo però, ed è il senso della puntata di oggi, non ci autorizza a creare leggende sulla capacità del cervello di capire o meno le negazioni. Il cervello capisce le negazioni, le elabora, e le neuroscienze ci insegnano che ha tempi di risposta neurofisiologici molto rapidi per comportarsi di conseguenza.

Se non capissimo il “non”, non riusciremmo nemmeno a capire questa stessa frase che vi sto proponendo adesso, che di “non” ne contiene addirittura tre.

 

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Dott. Patrick Facciolo

Insegno Public Speaking perché per me è importante che le persone si sentano ascoltate. Realizzo corsi individuali, aziendali e di gruppo, in presenza in tutta Italia e online attraverso Zoom. Diplomato al liceo classico, laureato in Scienze e tecniche psicologiche, in Filosofia e in Scienze politiche, master universitario di primo livello in Counseling relazionale nei contesti scolastici, educativi e socio-sanitari, sono iscritto all’Ordine degli Psicologi della Lombardia in qualità di Dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro. Da oltre quattordici anni sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti. In questi anni ho pubblicato 7 libri, i più importanti dei quali sono “Crea immagini con le parole” (2013) e “Parlare in pubblico con la mindfulness” (2019), disponibili su Amazon.



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