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Tagged ‘Linguaggio di processo‘
L’attacco di Luciano Canfora a Giorgia Meloni: linguaggio statico / dinamico e sottovalutazione del contesto

L’attacco di Luciano Canfora a Giorgia Meloni: linguaggio statico / dinamico e sottovalutazione del contesto

Lo studioso Luciano Canfora durante una conferenza in una scuola di Bari ha definito Giorgia Meloni una “neonazista nell’animo”.

In questo video analizzo questo passaggio, e individuo – dal mio punto di vista – due errori importanti di comunicazione.

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I personaggi famosi sono timidi?

I personaggi famosi sono timidi?

Nel post di oggi ci occupiamo ancora una volta di linguaggio, e in particolare di come le parole che utilizziamo per descrivere la realtà possano modificare la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Per quanti di voi fossero interessati, è un tema che ho affrontato già tre anni fa nel mio libro “Parlare in pubblico con la mindfulness” del 2019.

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Come il linguaggio condiziona la nostra realtà

Come il linguaggio condiziona la nostra realtà

Quanto le parole che usiamo per descrivere il mondo condizionano la nostra rappresentazione della realtà? Ne ho parlato nel mio libro del 2019 “Parlare in pubblico con la mindfulness“, e voglio tornare a parlartene in questo post.

“Che brutta giornata”: un esempio di linguaggio statico

All’interno del libro faccio un esempio: se io dico “che brutta giornata”, sto attribuendo all’esterno una causa che in realtà riguarda me: sono io che per una serie di circostanze percepisco legittimamente quella giornata come brutta, ma non è la giornata in sé a esserla.

Se ad esempio fuori da casa nostra piovesse, e noi potessimo chiedere la stessa cosa a un albero, che attraverso la pioggia si può nutrire, probabilmente non penserebbe affatto che quella giornata sia brutta. Alla stessa maniera, se io dico “che brutto tempo” sto semplicemente precisando che il fatto di essere di fronte a “una brutta giornata” si riferisce all’aspetto metereologico. Ma ancora una volta, questa descrizione della realtà esprime un giudizio che non è nelle cose, ma riguarda noi.

“Piove, e non mi piace”: un esempio di linguaggio di processo

Se però in definitiva io dicessi: “piove, e non mi piace”, sarei finalmente arrivato a una descrizione che potremmo definire “di processo”. Quello che posso notare oggettivamente è che “fuori dalla mia casa piove, e questo non mi piace”. Ed è molto diverso riuscire a riconoscere questa sfumatura, rispetto all’idea che si tratti di una “brutta giornata” in sé.

Ne parlo in questo estratto dal mio ultimo intervento al Festival dell’Oriente di Padova, proponendo la distinzione psicologica tra linguaggio statico e linguaggio di processo, di cui mi sono occupato ampiamente nel mio libro del 2019 “Parlare in pubblico con la mindfulness”.

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