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Tag ‘Linguaggio‘
I personaggi famosi sono timidi?

I personaggi famosi sono timidi?

Nel post di oggi ci occupiamo ancora una volta di linguaggio, e in particolare di come le parole che utilizziamo per descrivere la realtà possano modificare la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Per quanti di voi fossero interessati, è un tema che ho affrontato già tre anni fa nel mio libro “Parlare in pubblico con la mindfulness” del 2019.

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Perché non esiste il “potere delle parole” (ma il potenziale sì)

Perché non esiste il “potere delle parole” (ma il potenziale sì)

Una grande illusione dei nostri tempi è che esistano parole specifiche per persuadere e convincere gli altri, e che esistano frasi che senza dubbio coinvolgeranno, riusciranno a intrattenere, divertire, e attivare emozioni in chi ci ascolta. Peccato che tutto questo non sia dimostrabile.

Perché ciascuno di noi ha delle caratteristiche personologiche uniche e inimitabili, così come ha un passato unico e irripetibile negli stessi modi e percorsi.

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Tu ci sei nelle mie parole: l’importanza di citare il nostro pubblico

Tu ci sei nelle mie parole: l’importanza di citare il nostro pubblico

Quando in un discorso utilizzo il “voi”, sto facendo capire a chi mi ascolta che mi sto rivolgendo direttamente una moltitudine di persone.

Questa modalità è utilizzabile anche nel Public Speaking? Certamente sì, perché se conduco una riunione o una presentazione in pubblico e non cito mai il pubblico, ma mi limito soltanto a usare i contenuti, per esempio dicendo: “Oggi sono qui per mostrare le percentuali di fatturato della nostra azienda”, mi chiedo: dov’è il pubblico?

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“Scendi il cane”: perché do ragione all’Accademia della Crusca

“Scendi il cane”: perché do ragione all’Accademia della Crusca

In questi giorni si discute molto della parziale apertura da parte dell’Accademia della Crusca sull’utilizzo di formule come “siedi il bambino” o “esci il cane”, cioè dell’uso transitivo di verbi che fino a poco tempo fa non erano considerati tali.

Personalmente, penso che siamo noi gli attori del linguaggio: noi stessi, attraverso il nostro uso, modifichiamo giorno dopo giorno le abitudini consolidate con cui ci esprimiamo. Questo non significa dimostrare noncuranza o ignorare le regole della grammatica. Significa accettare l’idea che l’italiano, lentamente, cambia, anche sulla base dell’uso.

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