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Sguardi e mascherine: quella persona mi starà sorridendo?

Le persone che indossano la mascherina talvolta ci sembrano più serie e severe del solito. E c’è un perché.

Diversi studi psicologici hanno catalogato nel corso dei decenni vari tipi di sorrisi: non mi interessa qui ragionare sul loro significato (tema molto controverso), ma su quelli che non prevedono un coinvolgimento diretto degli occhi.

Tra questi, individuati da Paul Ekman:

1. SORRISO DI COORDINAZIONE: sorriso lieve, solitamente asimmetrico, che non coinvolge i muscoli orbicolari degli occhi;

2. SORRISO DI RISPOSTA DELL’ASCOLTATORE: si tratta di un particolare sorriso di coordinazione, che ci fa capire che l’altro ha capito quello che gli stiamo dicendo.

Questi sorrisi hanno una funzione sociale importante. Quando guardiamo qualcuno che indossa la mascherina, non riusciamo a decifrare queste diverse modalità di sorriderci, poiché non coinvolgono a sufficienza i muscoli orbicolari degli occhi.

È importante quindi uno sforzo di consapevolezza per capire che non è per forza l’altra persona a essere seria o severa nei nostri confronti, ma siamo noi che non riusciamo a decodificare il tipo di messaggio che ci sta mandando.

Semplicemente perché ha la bocca e il naso coperti.

Nel parlo in questo video, aggiungendo alcune riflessioni sulla distinzione tra osservazione e interpretazione dei messaggi dei nostri interlocutori, e sull’importanza della mindfulness (consapevolezza) per riconoscere meglio i nostri pensieri e le nostre emozioni.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

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Diventare indispensabili sul lavoro: i consigli di Viscusi

In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, trovare o mantenere il proprio posto di lavoro è importante. Certo, non sempre è possibile essere artefici del proprio destino, soprattutto di fronte ad una crisi aziendale.

Tuttavia, stando a quanto ci ha raccontato lo scrittore Stephen Viscusi in una chiacchierata di qualche giorno fa, si può fare molto per diventare “Illicenziabili” (nella foto a destra: Stephen Viscusi) Continua a leggere →

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Cos’è la comunicazione? Perché comunichiamo?

Quali sono gli elementi fondamentali della comunicazione? Il primo è l’emittente, ovvero la persona che emette il messaggio. Vi è poi il ricevente, colui che riceve il messaggio. Quest’ultimo, invece, rappresenta il corpo della comunicazione.

Il referente è lo scopo, l’argomento della comunicazione. Ogni comunicazione ha poi un codice che racchiude l’insieme delle regole utilizzate per comunicare, mentre il canale è lo strumento della comunicazione stessa.

Possiamo definire la comunicazione come una catena dove il primo anello, elemento chiave di emissione del messaggio, è l’emittente , il quale, attraverso un canale di emissione, invia il corpo della conversazione, il messaggio, che a sua volta contiene un referente, o un argomento, ed è strutturato secondo un codice. Infine, attraverso un canale di ricezione, il ricevente recepisce il messaggio inviato dall’emittente.

Perché comunichiamo?

La risposta a questo interrogativo si può articolare in 8 funzioni di base, attorno alle quali si sviluppa l’attività di relazione umana. La prima che elenchiamo è la Funzione strumentale, che corrisponde al compiere o realizzare qualche cosa. In una società come quella attuale così altamente specializzata, questa funzione è imprescindibile. La  funzione strumentale ci consente di chiacchierare, di lavorare, di avere relazioni. Continua a leggere →

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Segreti e limiti della comunicazione non verbale

Da alcuni decenni si assiste ad un interesse sempre maggiore, da parte delle scienze sociali e umane, verso tutta quella comunicazione che avviene con modalità diverse dal linguaggio parlato.

Al contrario, nei primi anni del secolo scorso, la comunicazione non verbale non riceveva ancora l’attenzione che riveste oggi, un po’ perché i segnali sono per certi versi inconsapevoli, un po’ perché il prevalere di un’idea fortemente razionalistica dell’uomo tendeva a mettere più in evidenza gli aspetti verbali.

È ormai accettato che non si comunica solo con la lingua parlata o scritta, ma talvolta anche con gesti e movimenti, dei quali talvolta neanche ci accorgiamo. Parliamo di quella che lo psicologo Mauro Cozzolino definisce nel suo saggio “comunicazione invisibile”. Conoscerla e saperla gestire potrebbe migliorare il nostro modo di porci e di comunicare con gli altri.   Continua a leggere →

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Omar Calabrese, la semiotica e le parole che ancora ci confondono

In questi giorni abbiamo dovuto dire addio a Omar Calabrese, uno dei più importanti studiosi di semiotica in Italia e nel mondo. Allievo e poi assistente di Umberto Eco al DAMS,  docente all’Università di Siena, padre fondatore dell’Ulivo, nonché accademico e docente in università internazionali, Calabrese si era occupato di ricerca sul linguaggio dell’arte e della comunicazione televisiva.

Autore di saggi profondi su quella che ha definito età neobarocca, sul linguaggio dell’arte e della pittura, la sua scomparsa lascia un vuoto nello studio della semiotica e dei mass media. Continua a leggere →

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