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Il discorso di Giuseppe Conte e il governo che “non lavora col favore delle tenebre”

“Questo governo non lavora col favore delle tenebre”. Molti giornali stanno parlando di questa frase pronunciata da Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di ieri sera. Ed è una frase che secondo me ha un problema: è difficile da capire.

Leggiamo l’intero passaggio del suo intervento:

“Questo governo non lavora col favore delle tenebre, questo governo guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza. Se ha qualche proposta da portare, la porta chiaramente guardando negli occhi gli italiani.”

Come possiamo facilmente notare, si tratta di due distinte metafore in due frasi ravvicinate. La prima riguarda “il favore delle tenebre”, la seconda il “guardare negli occhi gli italiani”.

Facciamo attenzione alle parole: un governo non può “guardare in faccia” gli italiani, semplicemente perché un governo (che è un’entità astratta) non può compiere l’azione di “guardare in faccia”. Semmai sono i singoli ministri, le persone che fanno parte del governo a parlare agli italiani, non a “guardarle in faccia”. I ministri possono parlare davanti a una telecamera, fare conferenze stampa, ma nella realtà non possono “guardare in faccia gli italiani”. Possono farlo figurativamente appunto, ma non nella realtà.

Sembra una sfumatura linguistica, ma per l’ascoltatore il passaggio “il governo guarda in faccia gli italiani”, può risultare irrealistica, perché contiene elementi che non fanno parte della realtà che per davvero lo circonda.

Metafore, negazioni e linguaggio concreto

Immaginiamo di trovarci in futuro davanti a un aperitivo con i nostri amici (per quando potremo tornare a farne uno, ovviamente). Ecco, in quella situazione, utilizzando un linguaggio colloquiale, probabilmente non diremo mai: “la nostra azienda guarda in faccia i clienti”, ma diremo più probabilmente una frase del tipo: “quando una persona entra nelle nostre filiali, i nostri commessi ci tengono molto a parlare con i clienti”.

Nel nostro linguaggio di tutti i giorni, il  valore d’immagine è estramamente più concreto e vicino alla realtà effettiva rispetto a quello che invece viene usato nelle metafore.

La frase sul governo che “non lavora col favore delle tenebre”

Ancora più difficile è un’altra frase del discorso Giuseppe Conte: “Questo governo non lavora col favore delle tenebre”. Qui riscontro due problemi: il primo è che abbiamo a che fare con una negazione che afferma – e non perché il cervello non capisca le negazioni, questo l’ho già smentito in un video di alcune settimane fa – ma perché se parlo di tenebre, rischio di evocare esattamente lo scenario mentale che vorrei evitare.

C’è inoltre il rischio che la stampa finisca per riportare nei titoli proprio lo scenario opposto a quello desiderato dal comunicatore (“Questo governo non lavora col favore delle tenebre”, ma io come ascoltatore magari non l’avevo pensato, e adesso che me l’hai detto comincio a pensarci).

In secondo luogo, “il favore delle tenebre” è una metafora nella metafora, poiché le tenebre non fanno favori, così come “i governi non guardano in faccia”.

Insomma, io credo che dobbiamo restituire alle parole la capacità di descrivere la realtà in modo diretto: se usiamo le parole per creare continue analogie e rimandi dentro le frasi, rendiamo più complicata la comprensione della nostra comunicazione.

Le metafore sono difficili da capire

La metafora è uno strumento comunicativo molto difficile da capire (ne ho già parlato qui), tanto che in psicologia dello sviluppo si parla della metafora proprio per ricordare che negli stadi di sviluppo del bambino è uno degli strumenti del linguaggio che si acquisisce più tardi, non a caso.

Pensiamoci bene: che cosa significa una frase del tipo “Questo governo non lavora col favore delle tenebre”? Che non lavoro al buio ma alla luce del sole? E se anche fosse, dire “alla luce del sole” non è a sua volta una metafora?

Semplicemente sarebbe bastato dire una cosa del tipo: “Il nostro ministro dell’economia in questi giorni informa i cittadini di ogni decisione che stiamo prendendo, così come sto facendo io in questa conferenza stampa”.

Quali sono i pregi di questa frase? Che descrive perfettamente in maniera diretta la realtà. Ci sono soggetti che agiscono dei verbi (“il ministro dell’economia”, “io”) e ci sono i destinatari del messaggio (“i cittadini”). Ma se invece continuo a usare la metafora e la negazione, rendo molto più difficile da decodificare questo tipo di messaggio per il pubblico.

E poco conta se i giornali riprendono la metafora e ne fanno un titolo, perché se la frase non si capisce subito, l’affaticamento cognitivo di chi legge e ascolta può essere alto. E il mio messaggio rischia di non arrivare a destinazione.

Per concludere

In chiusura di questo post ci tengo a sottolineare che il discorso di ieri sera di Giuseppe Conte offre molti spunti di analisi, e trovo che nel suo discorso ci siano stati anche molti punti di forza.

Mi sono concentrato sul tema delle metafore poiché come sapete ne parlo molto spesso nei miei contenuti: qui non c’entra politica, non c’entrano le convinzioni di ciascuno. C’entra invece l’efficacia comunicativa, e credo che questo sia un tema importante su cui tornare ogni volta che l’attualità ce ne dà spunto.

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Patrick Facciolo

Patrick Facciolo

Dottore in tecniche psicologiche iscritto all'Ordine degli Psicologi della Lombardia, giornalista radiotelevisivo e formatore. Realizzo corsi individuali e aziendali sui temi del Public Speaking e la comunicazione efficace, online e in tutta Italia. Mi occupo di divulgazione su queste tematiche attraverso il mio sito, Parlarealmicrofono.it. Ho pubblicato sei libri, i più importanti dei quali sono "Crea immagini con le parole" (2013) e "Parlare in pubblico con la mindfulness" (2019), disponibili su Amazon.


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