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Dott. Patrick Facciolo

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Mi occupo di formazione e coaching sui temi del Public Speaking e della comunicazione efficace. Mi piace fare questo lavoro perché per me è importante che le persone si sentano ascoltate. Cerco di restituire un po’ della mia capacità di comunicare, qualcosa che ho ricercato per me negli anni, e che oggi diventa una possibilità da condividere con gli altri. Dottore in tecniche psicologiche e giornalista, svolgo attività di divulgazione su questi temi attraverso il mio sito, Parlarealmicrofono.it, e realizzo corsi di comunicazione per aziende e professionisti in tutta Italia e in modalità online. Ho pubblicato sei libri, i più importanti dei quali sono "Crea immagini con le parole" (2013) e "Parlare in pubblico con la mindfulness" (2019), disponibili su Amazon.

Dibattito tv Trump-Biden: chi ha comunicato meglio?

Come hanno comunicato Donald Trump e Joe Biden durante il primo dibattito televisivo negli Stati Uniti di poche ore fa?

Quali sono stati i loro punti di forza nella loro comunicazione verbale, paraverbale e non verbale? Chi dei due è riuscito a comunicare più efficacemente dal punto di vista del Public Speaking?

Ne parlo in questo video.

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Parlare in pubblico: linguaggio, target, neuroplasticità

In questo nuovo episodio del mio podcast, della durata di 26 minuti, commento le ultime riflessioni che ho pubblicato sui miei canali social in questi giorni.

In particolare mi occupo di semplificazione del linguaggio, dei limiti che comporta pensare al nostro pubblico in termini di “target“, e dell’indispensabile unicità che ci caratterizza come comunicatori, facendo riferimento al concetto di neuroplasticità.

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Parlare in pubblico, come se stessimo parlando agli alieni

Quando parliamo in pubblico dobbiamo pensare di parlare agli alieni.

No, non sono pazzo: se pensiamo di dover parlare a degli alieni, siamo costretti a farci capire.

Nel 1972 sulla sonda spaziale Pioneer 10 venne installata una placca (vedi immagine), nell’eventualità che prima o poi venisse intercettata dagli extraterrestri.

Vennero incise le sagome di un uomo e una donna, una mappa stellare, e la traiettoria della stessa sonda nel Sistema Solare, rappresentata con una freccia (che ho evidenziato in rosso nell’immagine).

Ebbene: come può una civiltà aliena capire il significato di una freccia, che è un manufatto dell’antichità di cui solo noi conosciamo il valore metaforico-simbolico?

Che possibilità c’è che degli ipotetici alieni possano cogliere che la punta rappresenta il suo senso di marcia, soltanto guardando un’immagine?

Nessuna, ovviamente.

Nonostante un grande lavoro, e tante persone impegnate nel proposito di “pensare come un alieno”, siamo insomma ricaduti in un sottinteso.

Di conseguenza: quando facciamo un discorso in pubblico, pensare di parlare agli alieni non ci salverà dai sottintesi.

Tuttavia ci farà fare uno sforzo nella direzione giusta: pensare che dall’altra parte nulla è per forza scontato, e che tutto va spiegato. Anche il significato di una freccia.

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Definire l’avversario: la retorica di Donald Trump durante il discorso alla convention repubblicana

Donald Trump nel suo recente discorso ha rispolverato un classico della retorica conservatrice: definire l’avversario con aggettivi in cui l’avversario non si riconosce.

Lo ha fatto in chiusura della convention repubblicana che lo ricandida alla presidenza: “Queste sono le elezioni più importanti della storia del nostro Paese […] La scelta è fra due opposte visioni del mondo”. E quella per il partito democratico, secondo Trump, è una scelta verso il “socialismo”.

Da una parte Trump fa ampio uso delle tecniche di storytelling (decido io il contesto, chi sono i protagonisti della storia, gli attori in campo, i nemici, la sceneggiatura, il finale), dall’altra crea immagini funzionali alla sua narrativa (se ti do del “socialista”, ma tu non lo sei, potrai smentirlo quanto vuoi, ma nel frattempo io avrò evocato proprio quell’immagine nell’elettorato).

Una modalità, peraltro, simile a quella utilizzata in passato da Silvio Berlusconi in Italia, noto per la formula “siete ancora oggi, come sempre, dei poveri comunisti”, rivolta a oppositori che avrebbero potuto non riconoscersi in quella definizione.

Si tratta di una modalità che finisce, inevitabilmente, per alimentare l’immagine mentale sottostante. E ogni volta che succede, per gli oppositori, diventa un bel problema venirne fuori.

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Come comunica Melania Trump: linguaggio verbale e non verbale nel suo discorso alla convention repubblicana

Melania Trump ha appena concluso il suo discorso a supporto del marito Donald, e complessivamente si è trattato di una performance discreta.

Un intervento piuttosto lungo (25 minuti, contro i 18 dell’ex first-lady Michelle Obama), con diversi momenti di storytelling alternati al presente, e il rimando costante alla necessità di votare nuovamente per Donald.

Melania ha scelto 3 punti fissi per distribuire il suo sguardo: un punto a destra, uno al centro e uno a sinistra (a destra e a sinistra due prompter, due suggeritori digitali, visibili nella foto). Continua a leggere →

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