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Come i pensieri condizionano i nostri discorsi in pubblico

Quando parliamo in pubblico siamo già convinti di sapere quello che gli ascoltatori pensano di noi.

È questo l’ostacolo che spesso individuo tra le persone che vengono a seguire un corso di Public Speaking con me. Continua a leggere →

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Da che parte dell’inquadratura deve stare l’intervistatore nelle video interviste?

Da che parte dell’inquadratura dobbiamo stare quando intervistiamo qualcuno sul web, all’interno di un webinar oppure all’interno di un video da pubblicare sui social o su YouTube?

A sinistra, seguendo il senso di lettura, che va appunto da sinistra verso destra.

L’intervistatore sarà il primo a parlare, per questo la collocazione a sinistra dello schermo favorirà il senso di lettura: comincia l’intervistatore, e lo sguardo del mio ascoltatore si poserà naturalmente a sinistra. Poi parlerà l’intervistato, e lo sguardo si sposterà naturalmente a destra.

La risposta a domande come questa segue un criterio di senso: ciò che favorisce una fruizione più lineare e coerente da parte del nostro pubblico, è ciò che dovremmo mettere in pratica per rendere più efficace la nostra comunicazione.

Ricapitolando: in linea generale, il conduttore dell’intervista sta nella finestra a sinistra dello schermo. A destra sta l’intervistato, come ci insegna spesso anche l’esperienza televisiva.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

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È giusto ringraziare il pubblico per le domande?

È giusto “ringraziare per la domanda”, quando il pubblico ci chiede qualcosa? In linea generale, sì.

È un tema che mi è venuto in mente osservando l’imitazione che Maurizio Crozza fa di Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, che nelle sue conferenze stampa ringrazia sempre i giornalisti.

L’atto di ringraziare, se sentito, ci permette di esprimere gratitudine nei confronti di chi ci sta ascoltando, e allo stesso tempo include nuovamente il pubblico nel nostro linguaggio e nella nostra comunicazione.

Nel momento in cui ti ringrazio, non mi limito a rispondere alla tua domanda, ma ti cito. Rendo cioè palese nel mio linguaggio la relazione che si sta instaurando tra me e te.

Ancora una volta, come racconto da anni, citare il pubblico è determinante per la nostra comunicazione.

Perché è un po’ come dire all’altro: “Tu ci sei nelle mie parole”.

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Se c’è una sola persona ad ascoltarmi, sto facendo Public Speaking?

Se durante un meeting c’è una sola persona ad ascoltarmi, sto facendo Public Speaking? Dipende dal ruolo del mio interlocutore, e dal luogo in cui ci troviamo (ad esempio l’ufficio).

Come ci ha insegnato il sociologo Erving Goffman, la vita è fatta di situazioni di “ribalta” e di “retroscena”, e ciascuno di noi mette in scena dei ruoli in base alle circostanze.

Se viviamo quell’incontro a due come un’occasione di “ribalta”, in cui mettiamo in scena una qualche forma di rappresentazione, bene, allora anche quel singolo interlocutore potrà diventare il mio pubblico, e starò facendo Public Speaking.

Se al contrario il contesto sarà di “retroscena”, ovvero metterò in atto col mio interlocutore comportamenti più confidenziali, di équipe, potrebbe non esserci, in senso stretto, Public Speaking.

Questo, per il semplice fatto che non starò considerando il mio interlocutore come “pubblico”, ma starò cooperando con lui per creare una successiva rappresentazione (è il caso in cui lavoriamo con un collega a un progetto da presentare, questa volta sì, a un pubblico specifico).

Sintetizzando, possiamo dire che a determinare la natura del Public Speaking non è tanto il numero di persone che ho davanti, ma il ruolo specifico che assumerà l’interlocutore rispetto a me.

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4 frasi che non aiutano la nostra comunicazione

Esistono frasi che non aiutano la nostra comunicazione.

Sono frasi che contengono metafore, che se fossimo davanti a un aperitivo con i nostri amici non diremmo, e che invece usiamo quando parliamo in pubblico.

Ne ho parlato nel mio primo libro del 2013, “Crea immagini con le parole”, e voglio farvi qualche esempio anche qui, oggi. Continua a leggere →

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