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Parlare in pubblico: perché difendere il nostro diritto a non esporci

Parlare in pubblico può significare anche difendere il nostro diritto a non esporci: di fronte alla richiesta “ti va di dire due parole al microfono?”, per esempio, abbiamo diritto di domandarci se lo vogliamo fare veramente, e poi decidere.

In questo senso, credo ci torni utile la distinzione che già molti anni fa faceva il sociologo Erving Goffman tra i concetti di “ribalta” e “retroscena”, e al motto dei filosofi epicurei “lathe biosas”, vivi nascostamente.

Perché sì, anche il public speaker può vivere nascostamente, fino al momento preciso in cui sarà lui stesso a decidere, intenzionalmente, di parlare in pubblico, e non soltanto su sollecitazione di un altro relatore.

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Parlare in pubblico: quanto verrà notato il nostro abbigliamento? L’effetto Spotlight

Siamo davveri sicuri che durante una presentazione il pubblico guardi con attenzione come siamo vestiti?

Nel 2010 una ricerca di Timothy J. Lawson ha definito il cosiddetto “effetto spotlight”, ovvero la tendenza delle persone a sopravvalutare il grado di attenzione che gli altri hanno nei nostri confronti, specie per quanto riguarda le scelte di abbigliamento.

Ne parlo nel video di oggi.

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Quando parliamo in pubblico è giusto dire “non vi ruberò molto tempo”?

Quando iniziamo un discorso in pubblico spesso ci capita di esordire con la formula “non vi ruberò molto tempo”. Evochiamo cioè l’idea di rubare del tempo, per poi negarla.

Alcuni anni fa il linguista George Lakoff nel suo “Non pensare all’elefante” aveva proposto un paradosso simile: è impossibile non pensare intenzionalmente a un elefante, perché dobbiamo crearci necessariamente un’immagine mentale di questo animale, per poi negarla.

Fatte queste considerazioni legate al mondo della linguistica e della psicologia, nel video di oggi ci tengo a proporvi una riflessione critica su questo tema. Nel momento in cui scegliamo di rinunciare a una frase come “non vi ruberò molto tempo” (quando in realtà sentiamo che invece è giusto dirla), siamo certi di rispettare la nostra reale intenzione comunicativa?

Se infatti sentiamo che è necessario far passare il messaggio che parlando troppo rubiamo del tempo a chi ci ascolta, perché rinunciare a una frase, solo perché ci è stato detto sui manuali? Quanto ne risentirebbe l’autenticità della nostra comunicazione? Staremmo rispettando la nostra verità soggettiva?

Questa e altre considerazioni nel mio video di oggi.

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4 parole efficaci per il nostro discorso in pubblico

Nel Public Speaking spesso ci occupiamo di parole da non dire, gesti da evitare, più in generale di comportamenti da non adottare durante una presentazione. In questo video vorrei darvi un messaggio in controtendenza, raccontandovi 4 parole che possono essere utili per coinvolgere il nostro pubblico e rendere un discorso più efficace.

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Psicologia: quando parliamo in pubblico le nostre emozioni sono accessibili agli altri?

In psicologia si definisce “illusione di trasparenza” il fenomeno per cui sopravvalutiamo la capacità del prossimo di riconoscere con facilità le emozioni che proviamo.

Un famoso studio (Savickij & Gilovich, 2003), realizzato proprio in un contesto di Public Speaking, ha dimostrato che gli stati interni dei relatori non sempre vengono riconosciuti con facilità dal pubblico che li ascolta.

Si tratta di una conclusione importante che può farci prendere consapevolezza di un fatto molto significativo: i nostri stati interni non sono necessariamente “trasparenti”, non è detto cioè che siano accessibili agli spettatori quando ci troviamo nella situazione di parlare in pubblico.

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