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Perché Obama non cita più Trump nei suoi discorsi

Negli ultimi tempi Barack Obama non cita più Donald Trump nei suoi discorsi in pubblico. Anziché pronunciare il suo nome, se la prende genericamente con il “Governo federale”.

Qual è la motivazione? Perché certe volte i politici smettono di citare i loro avversari nei propri discorsi?

Per non alimentare continuamente negli ascoltatori l’immagine mentale dell’avversario. Se dico il nome di Trump lo evoco direttamente, e il mio ascoltatore ne immagina la faccia. Dandogli più notorietà ogni volta che lo nomino.

Un tentativo che aveva fatto, a modo suo, anche Walter Veltroni nel 2008. Continua a leggere →

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Parole che non si capiscono: il “cruscotto informativo”

Anche questa settimana la politica ci regala parole che non si capiscono. Questa volta è il turno del “cruscotto informativo“, proposto dal Ministero dell’Istruzione in vista della riapertura delle scuole.

Leggo sul Messaggero: “Nella nuova bozza scuola si prevede l’utilizzo di un cruscotto informativo che segnalerà le criticità nelle aule, e ci sarà un coordinamento in cabina di regia Covid con le Regioni“.

Ma che cosa sarebbe, di grazia, un “cruscotto informativo”?

Secondo Treccani, un cruscotto è:

Nei veicoli a trazione animale, riparo di cuoio posto presso il parafango per riparare il cocchiere dagli spruzzi. Nei veicoli a motore terrestri e aerei, e in alcuni tipi di natanti (motoscafi e simili), quadro o pannello in cui sono raccolti gli strumenti di controllo, ed eventuali organi di comando“.

Ora, se scegliamo di usare la parola cruscotto per comunicare significati diversi da questi, stiamo utilizzando una metafora. Non chiara.

Se fermassi un passante in mezzo alla strada e gli chiedessi: “Lo sa che il Ministero dell’Istruzione sta pensando a un cruscotto per l’apertura delle scuole?”, ecco, non mi stupirei se pensasse al contachilometri della sua macchina. E avrebbe pure ragione.

Basterebbe chiamare le cose con il loro nome, e sarebbe tutto più facile.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

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Ci capiranno tutti? Comunicazione efficace e titoli di studio

Un italiano su tre ha come titolo di studio più alto la licenza elementare. E questo è un fatto. Lo dico, perché ieri dopo il mio post sul linguaggio di Giuseppe Conte diverse persone mi hanno scritto, dicendomi che a loro risulta chiaro tutto ciò che dice, e che lo capiscono nonostante abbiano “solo” un diploma. Continua a leggere →

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Il linguaggio e la leadership di Giuseppe Conte

Gli ultimi sondaggi gli danno il 63% di gradimento, eppure la sua coalizione, se si votasse oggi, supererebbe di poco il 40%. La sua comunicazione a tratti è inefficace, fa uso frequente di metafore di difficile decodifica (tra “cabine di regia”, “favore delle tenebre” e “stati generali”), e usa molte negazioni, evocando scenari opposti a quelli che vorrebbe comunicare (“non aumenteremo le tasse”, “non mi sento accerchiato”, “non sono alla ricerca di altre maggioranze”).

Insomma, Giuseppe Conte è l’esempio che il linguaggio conta, ma fino a un certo punto. È la dimostrazione che comunicare attraverso le parole è solo una parte della dinamica del consenso. Continua a leggere →

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La comunicazione di Luca Zaia e Vincenzo De Luca

I governatori Luca Zaia e Vincenzo De Luca sono i leader emergenti di questa stagione politica.

Merito senz’altro anche delle loro capacità di public speaking: le conferenze stampa del primo, e le dirette video del secondo resteranno da studiare e approfondire per scelte di linguaggio e setting tecnico.

Ma cosa li ha premiati, su tutto? Continua a leggere →

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