Cosa vuol dire “Il medium è il messaggio”? L’attualità di Marshall McLuhan oggi

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Nel campo della comunicazione sono pochi i pensatori che hanno esercitato e che esercitano tutt’ora un’influenza pari a quella di Marshall McLuhan (1911-1980). Il sociologo canadese – del quale ricorre quest’anno il centenario dalla nascita – ha infatti studiato per tutta la vita le dinamiche della comunicazione e le loro influenze sulla società e sui singoli individui, anticipando spesso tendenze e sviluppi che si sarebbero poi effettivamente verificati.

Da ingegnere mancato a precursore del world wide web

Iscrittosi inizialmente alla facoltà di ingegneria della Manitoba University, nel suo Paese natale, McLuhan passò ben presto allo studio della lingua e della letteratura inglese, conseguendo dapprima la laurea e trasferendosi successivamente in Gran Bretagna per conseguire il dottorato presso l’Università di Cambridge. Dopo gli studi, McLuhan intraprese la carriera accademica, insegnando in diverse università fra Stati Uniti e Canada ed elaborando alcune teorie che ancora oggi sono alla base degli insegnamenti nel campo della comunicazione, come l’elaborazione della nozione di “villaggio globale”, che sottolinea come, grazie ai nuovi media, il mondo sia destinato a divenire più piccolo e le distanze fisiche e culturali a ridursi notevolmente. Se pensiamo a quando internet abbia negli ultimi anni avvicinato fra di loro popoli e culture, non è sbagliato sostenere che McLuhan abbia in qualche modo profetizzato le conseguenze della nascita del web.

Il medium è il messaggio”

Ne Gli strumenti del comunicare, una delle più importanti opere di McLuhan, il sociologo canadese sostiene la necessità di studiare i media non soltanto per quanto riguarda i contenuti che trasmettono, ma anche e soprattutto dal punto di vista delle modalità con le quali lo fanno. La famosa locuzione “il medium è il messaggio”, infatti, sintetizza perfettamente questa teoria. I mass media, secondo McLuhan, non sono neutrali: la loro stessa struttura produce infatti un’influenza sui destinatari del messaggio, che va al di là del contenuto specifico che veicolano. La televisione, ad esempio, è classificata da McLuhan come un medium che ha la funzione di rassicurare: è un mezzo, infatti, che secondo il sociologo si caratterizza strutturalmente per confortare il telespettatore.

Al cinema con Woody Allen

Marshall McLuhan si concesse nel 1978 un cameo autoironico nel più celebre film di Woody Allen, Io e Annie, pellicola grazie alla quale il regista newyorkese conquistò quattro premi Oscar. La scena si svolge all’entrata di un cinema: i protagonisti del film sono in coda davanti al botteghino, e un accademico dietro ad Alvy Singer (Woody Allen), cita McLuhan per far colpo sulla ragazza che lo accompagna. A questo punto Alvy, spazientito, rivela la presenza dello stesso McLuhan, e lo invita a commentare quanto sostenuto dallo sconosciuto. Il sociologo afferma quindi rivolto al malcapitato: «Lei non sa niente del mio lavoro. Lei sostiene che ogni mia topica è utopica. Come è arrivato a tenere un corso alla Columbia è una cosa che desta meraviglia».

Una biografia non convenzionale

Episodi come la presenza in Io e Annie, insieme ad altri aneddoti, sono raccolti in Marshall McLuhan, una biografia atipica firmata da Douglas Coupland – l’ideatore del termine “Generazione X”, con il quale si identificano comunemente gli individui nati fra il 1965 e il 1980 circa – e recentemente pubblicata in Italia da Isbn. Lungi dall’essere solo una ricapitolazione della vita e degli scritti del sociologo, il testo di Coupland si caratterizza per la ricca presenza di ricordi personali del biografo, riuscendo a tracciare così un profilo di McLuhan che va al di là dell’aspetto meramente accademico.

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