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Sei un vero leader? Può dipendere dalla tua voce

Sei un vero leader? Può dipendere dalla tua voce

Una ricerca americana ha dimostrato l’esistenza di un legame tra le capacità di un CEO e il tono della sua voce: sarà tanto più leader e all’altezza quanto più profondo sarà il tono della sua voce.

 

La ricerca

Gli studiosi della Fuqua School of Business, scuola universitaria per la specializzazione in economia aziendale della Duke University a Durham nella Carolina del Nord, hanno preso in esame i campioni vocali di 792 amministratori delegati di importanti società americane incluse nell’indice dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, per determinare il tono della loro voce. Una volta ottenuto, hanno incrociato questo dato con le attività gestite dal CEO (progetti e obbiettivi raggiunti), il suo compenso e per quanto tempo aveva lavorato con l’attuale società.

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I risultati

Gli studiosi hanno certificato un collegamento diretto tra il successo lavorativo e il tono della voce: amministratori con una voce bassa e grave, per la maggior parte guidano aziende grandi o molto grandi, ottengono migliori fatturati e guadagnano di più. L’analisi ha rilevato che a una diminuzione del tono di voce di 22,1 Hertz corrisponderebbe un aumento delle dimensioni delle imprese di 440 milioni di dollari e un aumento di stipendio di 187 mila dollari l’anno.

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E le donne?

I risultati della ricerca, pubblicata anche dal giornale Evolution and Human Behavior, hanno inoltre evidenziato che gli amministratori delegati con le voci più basse mantengono il loro posto di lavoro circa 151 giorni in più degli altri.

I test si riferiscono a CEO di sesso maschile, mentre non stati effettuati studi per capire se anche in ambito femminile il tono della voce

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Quante slide servono in un discorso? La regola del 10-20-30 di Guy Kawasaki

Quante slide servono in un discorso? La regola del 10-20-30 di Guy Kawasaki

Nel nostro penultimo post ci siamo occupati delle critiche mosse da Matthias Poehm alle presentazioni svolte con l’aiuto delle slide. Tuttavia PowerPoint, Keynote, etc. sono software molto utilizzati nel Public Speaking, e tante volte ci si chiede qual è l’uso più proficuo che si può trarre da questi strumenti: oggi cerchiamo di capirlo.

Il primo vero obiettivo di chi progetta e realizza presentazioni PowerPoint è rendere il proprio discorso il più possibile comprensibile ed efficace, in modo che le slide arrivino al punto e che risultino leggibili. Seguire la regola del 10-20-30 di Guy Kawasaki è un buon modo per ottenere tutto questo. Scopriamo perché.

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Matthias Poehm e il partito anti PowerPoint

Matthias Poehm e il partito anti PowerPoint

Le presentazioni in Powerpoint, ma più in generale le presentazioni al computer con l’utilizzo di slide, sono uno strumento con il quale molti di noi abbiamo a che fare ogni giorno. Secondo Matthias Poehm, autore e comunicatore, utilizzare le slide non solo è noioso e toglie spazio alla creatività, ma rappresenterebbe addirittura un danno economico. Sulla base di queste considerazioni nel 2011 ha fondato un partito politico: L’Anti PowerPoint Party, il cui intento è   “frenare il fenomeno del tempo perso nell’ economia, nell’industria, nella ricerca e nelle università” con l’utlilizzo di questo strumento informatico.

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Parlare in pubblico: come scoprire se ci capiranno tutti

Parlare in pubblico: come scoprire se ci capiranno tutti

Se siete alle prese con la preparazione di un intervento o una presentazione in pubblico, vi sarete probabilmente posti il dubbio se il testo che avete preparato sia abbastanza chiaro per essere capito da chi vi ascolterà. Niente paura: per aiutarvi c’è uno strumento che vi indica il livello di complessità del vostro testo.

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