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Tagged ‘Parlare in pubblico‘
Mi commuovo quando…

Mi commuovo quando…

Mi commuovo quando mi scrivete: “Ho preso un permesso dall’ufficio per venire a seguire la tua lezione”, e poi vi ritrovo lì, in prima fila. Mi commuovo quando mi dite: “Ho letto la tua newsletter e non potevo mancare”.

Mi commuovo quando vi ritrovo ai miei convegni dopo quasi dieci anni. Mi commuovo quando mi dite che avete letto tutti i miei libri, che avete ascoltato tutti i miei video e i miei podcast sulla comunicazione.

Mi commuovo quando vi vedo tornare a sentire per la decima volta la stessa lezione, per cogliere quella sfumatura in più che non avevate colto prima. Mi commuovo quando la sala è piena, e incontro decine di visi e volti mai visti prima, con cui da oggi ricomincia tutto, daccapo, ancora e ancora.

Amo la formazione. Amo crescere insieme a voi. E queste sono le foto di quanto eravate belli oggi a Forma Forum, il forum sulla formazione manageriale in Italia, a cui ho avuto il piacere di intervenire con una lezione sul Public Speaking.

Grazie, a tutti, di cuore.

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Comunicare senza il verbo essere: una sfida possibile?

Comunicare senza il verbo essere: una sfida possibile?

“Non sono capace di parlare in pubblico”: ecco una frase che mi capita di sentire spesso durante i corsi di Public Speaking che tengo in tutta Italia. Ma siamo davvero certi che questa soluzione linguistica descriva in modo accurato la nostra effettiva capacità di fare Public Speaking?

Negli anni ’60, i teorici di E-Prime (English Prime) hanno postulato la possibilità di una lingua inglese che potesse fare a meno del verbo “essere”: si sono dati come regola quella di descrivere la realtà in maniera più precisa, non limitandosi a indicare le cose come “sono”, bensì come “ci appaiono”.

All’interno del mio libro, “Parlare in pubblico con la mindfulness”, che ho presentato recentemente presso la sede dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, faccio alcuni esempi sugli effetti che potrebbe avere limitare l’uso del verbo essere quando ci occupiamo di Public Speaking.

Ecco allora che la frase “Non sono capace di parlare in pubblico” potrebbe diventare improvvisamente: “Nelle due occasioni in cui ho parlato in pubblico di fronte a una platea numerosa, ho avvertito stress”.

Un passaggio che può apparirci solo formale e terminologico, ma che al contrario può regalarci una serie di osservazioni inedite sulle nostre (reali) capacità di parlare in pubblico.

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Comunicazione e mindfulness: coltivare la capacità di perdonarci

Comunicazione e mindfulness: coltivare la capacità di perdonarci

Ieri pomeriggio sono stato ospite della Content Marketing Academy di Milano per presentare il mio ultimo libro, “Parlare in pubblico con la mindfulness”.

A un certo punto Alessio Beltrami, moderatore dell’evento, ha parlato delle volte in cui registriamo un contenuto per il nostro pubblico (un video, un podcast), e finiamo per ricominciare a registrarlo nuovamente, perché non siamo convinti che vada bene.

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Perché non chiedere a un ospite: “Sei emozionato?”

Perché non chiedere a un ospite: “Sei emozionato?”

Durante una presentazione in pubblico può capitare di introdurre un ospite, e di accoglierlo con la frase: “Sei emozionato?”.

In questa puntata sottolineo l’importanza di rispettare lo stato interno del nostro ospite: le emozioni sono qualcosa di privato, e non è detto che il nostro interlocutore voglia necessariamente condividerle con tutta la platea.

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