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Il linguaggio e la leadership di Giuseppe Conte

Gli ultimi sondaggi gli danno il 63% di gradimento, eppure la sua coalizione, se si votasse oggi, supererebbe di poco il 40%. La sua comunicazione a tratti è inefficace, fa uso frequente di metafore di difficile decodifica (tra “cabine di regia”, “favore delle tenebre” e “stati generali”), e usa molte negazioni, evocando scenari opposti a quelli che vorrebbe comunicare (“non aumenteremo le tasse”, “non mi sento accerchiato”, “non sono alla ricerca di altre maggioranze”).

Insomma, Giuseppe Conte è l’esempio che il linguaggio conta, ma fino a un certo punto. È la dimostrazione che comunicare attraverso le parole è solo una parte della dinamica del consenso. Continua a leggere →

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Giuseppe Conte e “l’insidiosa idea di leadership” di Matteo Salvini

Screenshot da Corriere.it (evidenziazione mia), 29 dicembre 2019

Quando parliamo in modo astratto, è difficile che le persone ci capiscano. Come ho raccontato molte volte sui miei libri e nei miei podcast, le formule a basso valore d’immagine non favoriscono la comprensione da parte del pubblico: sono troppo generiche, e richiedono uno sforzo cognitivo e di decodifica importante.

In un’era di scarsità dell’attenzione come questa, si tratta di una richiesta davvero grande da fare al nostro pubblico.

La frase di Giuseppe Conte per cui “l’idea di leadership di Salvini è insidiosa” dal mio punto di vista, ne è un esempio: le parole “idea”, “leadership”, “insidioso”, sono esempi tipici di parole a basso valore d’immagine. Evocano concetti astratti (in particolare “idea di leadership”), e non immagini o azioni concrete facilmente decodificabili.

Ognuna di queste parole va riempita con significati che per ciascuno di noi possono essere diversi. E il rischio che dentro una frase semanticamente vasta come questa finiamo per non vederci nulla, è alto.

Una soluzione? Il comunicatore può spiegare attraverso degli esempi concreti (ad alto valore d’immagine) che cosa intenda per idea di leadership, e perché dal suo punto di vista è insidiosa, per rendere più chiaro il suo messaggio.

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È Steve Jobs l’uomo più influente degli ultimi 25 anni: lo dice CNBC

135357-20140605In occasione del venticinquesimo anniversario della sua nascita CNBC, il canale televisivo americano dedicato all’informazione economica e finanziaria, ha stilato la lista dei 25 personaggi più influenti dal 1989 a oggi.

 Pionieri e visionari

Non è una classifica basata sui guadagni ma sull’impatto che questi personaggi hanno avuto su economia e finanza con la loro attività. Uomini e donne di diversi settori e parti del mondo, pionieri e visionari che con le loro idee hanno influenzato il cambiamento. Molti di loro, visto quanto e come è cambiato il mondo in quest’ultimo quarto di secolo, provengono dal mondo informatico e tecnologico.  Continua a leggere →

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Sei un vero leader? Può dipendere dalla tua voce

Una ricerca americana ha dimostrato l’esistenza di un legame tra le capacità di un CEO e il tono della sua voce: sarà tanto più leader e all’altezza quanto più profondo sarà il tono della sua voce.

La ricerca

Gli studiosi della Fuqua School of Business, scuola universitaria per la specializzazione in economia aziendale della Duke University a Durham nella Carolina del Nord, hanno preso in esame i campioni vocali di 792 amministratori delegati di importanti società americane incluse nell’indice dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, per determinare il tono della loro voce. Una volta ottenuto, hanno incrociato questo dato con le attività gestite dal CEO (progetti e obbiettivi raggiunti), il suo compenso e per quanto tempo aveva lavorato con l’attuale società.

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I risultati

Gli studiosi hanno certificato un collegamento diretto tra il successo lavorativo e il tono della voce: amministratori con una voce bassa e grave, per la maggior parte guidano aziende grandi o molto grandi, ottengono migliori fatturati e guadagnano di più. L’analisi ha rilevato che a una diminuzione del tono di voce di 22,1 Hertz corrisponderebbe un aumento delle dimensioni delle imprese di 440 milioni di dollari e un aumento di stipendio di 187 mila dollari l’anno.

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E le donne?

I risultati della ricerca, pubblicata anche dal giornale Evolution and Human Behavior, hanno inoltre evidenziato che gli amministratori delegati con le voci più basse mantengono il loro posto di lavoro circa 151 giorni in più degli altri.

I test si riferiscono a CEO di sesso maschile, mentre non stati effettuati studi per capire se anche in ambito femminile il tono della voce sia propedeutico al successo in ambito lavorativo. Meg Whitman (CEO Hewlett Packard) e Virginia Rommetty (CEO IBM) avrebbero qualcosa da dire in proposito…

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