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Il quaderno degli appunti di Giorgia Meloni: analisi della comunicazione

Il “Quaderno degli appunti” di Giorgia Meloni è una trovata di comunicazione efficace? 

Ne parlo in questo video, comparando la sua tecnica comunicativa con quella di Silvio Berlusconi. 

 

 

La presentazione del quaderno degli appunti

Alcuni giorni fa Giorgia Meloni ha pubblicato un video per presentare il suo quaderno degli appunti. Peccato però che non ci abbia fatto leggere che cosa ci sia scritto dentro. Guardiamo insieme alcuni estratti del video e analizziamoli dal punto di vista delle tecniche di comunicazione.

<<Mi chiedono spesso la ragione per la quale io giri sempre con un quaderno d’appunti tipo questo>>.

Ecco, già dalla paradossalità delle parole pronunciate in apertura capiamo che questo testo è stato scritto male. È chiaro infatti che se una persona gira con un quaderno degli appunti, quest’ultimo gli servirà per prendere degli appunti. Quindi perché dobbiamo utilizzare una frase che ha dell’incredibile? 

Il primo problema che possiamo individuare in questo video è dunque la tautologia. Ovvero il fatto che la funzione dell’oggetto presentato venga spiegata attraverso una domanda che implica automaticamente una certa risposta. Un quaderno degli appunti serve per prendere degli appunti, è ovvio.

Vorrei inoltre soffermarmi su un altro punto del video.

<<Partendo sempre dal mio taccuino – perché vedete, scrivo tutte le risposte – per cui io non so, apro a caso, eh. E me l’ero scritto: tetto al contante>>.

Fino al minuto 8.40 Giorgia Meloni parla dei suoi appunti e del suo taccuino senza mai aprirlo. Poi lo apre – un po’ come se fosse il libro delle domande e delle risposte. A quel punto commenta dicendo: “tetto al contante”. Senza però farci vedere che cosa ci sia scritto effettivamente sul quaderno. E il problema è esattamente questo: se io decido utilizzare un oggetto all’interno di un processo comunicativo, quell’oggetto lo devo valorizzare, lo devo utilizzare veramente. Soprattutto se si tratta di un oggetto di retroscena.

Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi: due modalità comunicative a confronto

Il fatto di condividere con le persone il proprio quaderno degli appunti dovrebbe servire a mostrare anche il dietro le quinte della propria comunicazione. In questo caso, invece, assistiamo alla promessa di un retroscena, che però alla fine non viene mantenuta.
Il tema quindi è: prometto il retroscena, ma poi non lo mantengo. Esattamente l’opposto di quello che faceva Silvio Berlusconi più di vent’anni fa. All’epoca, nel 2001, presentò e firmò il cosiddetto “Contratto con gli italiani” durante una puntata della trasmissione Porta a Porta.

<<[…] Si impegna a realizzare, nei cinque anni di governo, i seguenti obiettivi: 1) Abbattimento della pressione fiscale con l’esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui>>.

Qui possiamo subito notare una differenza sostanziale. Anche Berlusconi sceglieva di usare un oggetto (in quel caso il foglio che conteneva il testo del contratto), eppure quell’oggetto era perfettamente visibile a favore di telecamera. E noi vedevamo tutto quello che c’è scritto all’interno, parola per parola, grazie alle inquadrature.

Al contrario, nel video di Giorgia Meloni le cose vanno diversamente. Il quaderno degli appunti finisce per risultare solo un pretesto. Vediamo infatti che Giorgia Meloni apre il quaderno a caso e sceglie dei temi di cui parlare, ma noi non possiamo leggere nulla di quello che c’è scritto.

Qual è quindi, in conclusione, il principale problema di questo video? Che ci troviamo di fronte, per l’ennesima volta, a una metafora comunicativa: l’oggetto come pretesto, e non come oggetto vero di comunicazione con gli altri. Mi sono occupato di metafore, e dei rischi delle figure retoriche in comunicazione nel mio ultimo libro, “Contro le metafore“.

 

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Dott. Patrick Facciolo

Mi occupo di Public Speaking perché per me è importante che le persone si sentano ascoltate. Realizzo corsi individuali, aziendali e di gruppo, in presenza in tutta Italia e online attraverso Zoom. Diplomato al liceo classico, laureato in Scienze e tecniche psicologiche, in Filosofia e in Scienze politiche, master universitario di primo livello in Counseling relazionale nei contesti scolastici, educativi e socio-sanitari, sono iscritto all’Ordine degli Psicologi della Lombardia in qualità di Dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro. Da oltre quindici anni sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Non amo la definizione di esperto di comunicazione e di esperto di Public Speaking, perché è una conquista da dimostrare sul campo, con le proprie competenze e i propri titoli. Apprezzo che mi venga detto, non lo sentirete dire da me. In questi anni ho pubblicato 9 libri, i più importanti dei quali sono “Crea immagini con le parole” (2013), “Parlare in pubblico con la mindfulness” (2019), e "Contro le metafore" (2022), disponibili su Amazon.
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