-

Che cos’è la crossmedialità?

Cari amici di Parlarealmicrofono.it,

uno dei termini maggiormente utilizzati negli ultimi anni nel campo della comunicazione è “crossmedialità”. Ma qual è il significato di questo termine? Quali sono i fattori che rendono la comunicazione crossmediale? E quali gli accorgimenti necessari per declinare correttamente un messaggio su diversi media?

Crossmedialità e ridefinizione dei confini della comunicazione

Di “crossmedialità” si parla solitamente in riferimento a un contenuto passibile di essere fruito su diversi mezzi o piattaforme. In comunicazione, una campagna crossmediale si caratterizza per utilizzare insieme diversi media, dando così maggiore forza al messaggio che si intende comunicare. Si tratta di una modalità di comunicazione sempre più diffusa, anche in seguito allo sfumarsi delle differenze fra la comunicazione cosiddetta “above the line” e quella “below the line”, di cui abbiamo avuto modo di parlare in un precedente post. Raramente, ormai, si attua una campagna di comunicazione sfruttando un solo medium: la regola è quella di diffondere i contenuti attraverso molteplici mezzi di comunicazione sia tradizionali – affissioni, annunci stampa, spot televisivi – sia di nuova generazione, come il web, i social media, gli smartphone.

Le nuove tecnologie e il mondo crossmediale: l’esempio dei codici QR

La capacità di creare una comunicazione crossmediale si è sviluppata sempre più negli ultimi anni, grazie allo sviluppo di internet e in modo particolare del cosiddetto web 2.0. Le nuove tecnologie hanno infatti permesso di eliminare numerose barriere un tempo esistenti fra le diverse tipologie di media: un esempio è quello del QR code, una sorta di “codice a barre” contenente informazioni che possono essere lette da un telefono cellulare di ultima generazione. Questo tipo di tecnologia è molto utilizzato in pubblicità: un annuncio stampa può contenere un codice QR al suo interno, grazie al quale l’utente può accedere a contenuti legati alla pubblicità ma declinati su un altro medium: il web.

Un “imperativo categorico”: diversificare la forma

La possibilità di utilizzare diversi media contemporaneamente per veicolare un messaggio e renderlo così più forte, comporta tuttavia la necessità di adattare i contenuti al “contenitore” verso il quale sono indirizzati. Uno degli errori più gravi che vengono compiuti in comunicazione è infatti quello di riproporre gli stessi contenuti nella stessa forma su diversi media, quando invece i linguaggi devono essere adattati e differenziati: un testo ben scritto per la carta stampata, ad esempio, non avrà la stessa efficacia se pubblicato sul web, dove le tecniche di scrittura devono tenere in considerazione diversi parametri e diverse regole.

© Parlarealmicrofono.it – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione anche parziale.



Questa voce è stata pubblicata in Ultimi aggiornamenti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , .

I commenti sono chiusi.

Libri Parlare in pubblico

Se sei interessato ai temi del Public Speaking e della comunicazione sui media, ho da poco pubblicato la raccolta di tutti i miei libri. Si intitola "Enciclopedia del Public Speaking", ed è disponibile su Amazon.

Quali parole scegliere quando dobbiamo parlare in pubblico? Come favorire l'attenzione di chi ci ascolta? Come esprimere i nostri contenuti in maniera efficace? Come relazionarci meglio con lo stress che proviamo sul palco? Sono solo alcune domande a cui cerco di rispondere in maniera esaustiva in oltre 450 pagine.

"Enciclopedia del Public Speaking" è la raccolta dei miei primi cinque libri: "Crea immagini con le parole" (2013), "Il pubblico non è una mucca da contenuti" (2014), "Appunti di dizione" (2016), "Parlare al microfono" (2017) e "Parlare in pubblico con la mindfulness" (2019).

Enciclopedia del Public Speaking è disponibile su Amazon.