Archivi autore: Patrick Facciolo

Patrick Facciolo

Info su Patrick Facciolo

Dottore in tecniche psicologiche iscritto all'Ordine degli Psicologi della Lombardia, giornalista radiotelevisivo e formatore. Realizzo corsi individuali e aziendali sui temi del Public Speaking e la comunicazione efficace, online e in tutta Italia. Mi occupo di divulgazione su queste tematiche attraverso il mio sito, Parlarealmicrofono.it. Ho pubblicato sei libri, i più importanti dei quali sono "Crea immagini con le parole" (2013) e "Parlare in pubblico con la mindfulness" (2019), disponibili su Amazon.

Scarica gratis la guida “Come gestire le riunioni online”

Lo scorso 27 marzo ho pubblicato sulle mie piattaforme una puntata audio del mio podcast dedicata a come gestire web meeting, webinar e conferenze a distanza. Ho ricevuto molti apprezzamenti, e per questo ho deciso di creare un PDF con la trascrizione integrale della puntata, che potete scaricare gratuitamente qui sotto.

L’ho integrata con alcune immagini di esempio e grafiche dedicate: ne sono uscite 20 pagine fitte fitte, con casi ed esempi pratici.

In questo PDF gratuito trovi 20 pagine di regole e consigli per condurre una riunione online, gestire meglio i tempi, l’interazione con il pubblico, il linguaggio verbale e non verbale, gli sfondi dietro di te e le inquadrature.

Premi sulla copertina per scaricare gratis la guida in formato PDF e… Buona lettura!


© Parlarealmicrofono.it – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , |

Come gestire le riunioni online: regole e consigli per fare web meeting, webinar e conferenze a distanza

Diversi professionisti e aziende in questi giorni mi stanno chiedendo di realizzare per loro lezioni online e corsi online che li aiutino a gestire meglio meeting, webinar e conferenze a distanza.

In questo momento storico (e probabilmente nel prossimo futuro) l’arte di parlare in pubblico dovrà essere declinata ai contesti di comunicazione online, e per molti è importante apprendere le competenze necessarie per intervenire all’interno di meeting online e di webinar, che talvolta rappresentano delle vere e proprie conferenze online.

In questa guida riassuntiva cercherò di darvi alcuni spunti su come condurre una riunione online, come gestire i tempi, l’interazione con il pubblico, gli sfondi dietro di noi e le inquadrature, sia che si tratti di meeting online rivolti a collaboratori interni alla propria azienda, sia che si tratti di live webinar destinati ai clienti o alla formazione delle forze vendita. Continua a leggere →

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , , , , , , |

Non è vero che il cervello non capisce le negazioni

Non è vero che il cervello non capisce le negazioni: voglio cominciare proprio con due “non”, con due negazioni, perché è importante chiarire questo tema di cui si parla molto spesso in comunicazione.

Credo sia importante che me ne occupi, e che vi racconti le conclusioni raggiunte dalle ricerche sperimentali e dalla psicologia in questi anni. E le ricerche sperimentali e la psicologia credo debbano essere i nostri fari quando vogliamo parlare con cognizione di causa di questi argomenti.

Vi ho parlato un sacco di volte del libro di George LakoffNon pensare all’elefante”, e del fatto che inevitabilmente, quando sentiamo questo titolo, pensiamo a un elefante. Vi ho parlato della frase del giornalista Mario Missiroli secondo cui “una smentita è una notizia data due volte”.

Ecco, è bene sottolineare che tutto questo non significa che il cervello non sia in grado di capire le negazioni o le smentite, ma che in alcuni casi l’immagine concreta diventi controproducente, poiché finisce per alimentare nel destinatario del nostro messaggio lo scenario contrario a quello che volevamo evocare noi come comunicatori.

Pensiamoci bene: se fosse vero che il cervello non capisce le negazioni, non potremmo nemmeno capire questa stessa frase, poiché se dico che il cervello “non capisce” le negazioni, già per fare questa affermazione ne ho dovute usare due. Quindi, paradossalmente, sarebbe essa stessa una frase incomprensibile, e invece l’abbiamo capita tutti.

Il ruolo delle immagini mentali

Il cervello umano è molto attrezzato nel comprendere il significato delle negazioni, come vedremo tra poco. Il punto è che la negazione può risultare più affaticante rispetto ad altre modalità. Un esempio concreto ce lo insegna la psicologia quando parliamo di immagini mentali: le parole che creano immagini mentali, cioè le immagini che ci rappresentiamo nella nostra mente quando pensiamo a oggetti e a persone, vengono ricordate meglio dei concetti astratti.

Questo ce lo insegna in particolare la teoria psicologica della “doppia codifica” (Dual-Coding Theory) sviluppata già dagli anni ’70 da Allan Paivio, ed è per questo che se io dico “non pensare all’elefante”, l’elefante è una parola che si riferisce a un elemento concreto della realtà, a un animale, mentre il “non”, la negazione, è astratta, rappresenta un concetto.

Questo non vuol dire però che non siamo in grado di capire il significato di quella negazione, ma che il cervello, se deve scegliere tra il ricordare un concetto astratto e l’animale, concreto, “l’elefante”, è più probabile si ricordi di più dell’elefante.

Lo studio di Battelli-Papeo-Hochmann sulle negazioni (2016)

E a proposito di come il cervello elabora le negazioni, c’è uno studio italo-francese del 2016 svolto da Lorella Battelli, Liuba Papeo e Jean-Remy Hochmann, il quale conclude che: “Negation modifies the neural representation of the argument in its scope, as soon as semantic effects are observed in the brain”.

Tradotto: “La negazione modifica la rappresentazione neurale dell’argomento nella sua portata, non appena si osservano effetti semantici nel cervello”.

Pertanto, facendo una sintesi, il cervello comprende semanticamente la negazione, e reagisce con rapidità appena l’ha capita.

Per concludere

In conclusione, come dicevo già prima (e lo sappiamo grazie agli studi sulla teoria della doppia codifica), di fronte a una parola che evoca un’immagine, e a un concetto astratto, noi ricordiamo meglio le parole che evocano l’immagine: ne parlo da anni all’interno dei miei libri.

Il punto non è se il cervello capisca o meno le negazioni, ma quanto le negazioni siano efficaci nell’economia del nostro discorso. Per questo dico spesso: cercate di non evocare gli scenari che vorreste evitare di far venire in mente ai vostri ascoltatori, perché anche se li negate avete già costruito la relativa immagine mentale. E magari era proprio quello che non volevate fare, anche perché l’immagine mentale è quella che si ricorderà di più rispetto ai concetti astratti.

Tutto questo però, ed è il senso della puntata di oggi, non ci autorizza a creare leggende sulla capacità del cervello di capire o meno le negazioni: il cervello capisce le negazioni, le elabora, e le neuroscienze ci insegnano che ha tempi di risposta neurofisiologici molto rapidi per comportarsi di conseguenza.

Se non capissimo il “non”, non riusciremmo nemmeno a capire questa stessa frase che vi sto proponendo adesso, che di “non” ne contiene addirittura tre.

© Patrick Facciolo – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , , , , , , , , |

Comunicazione e psicologia: cosa ci insegna il Coronavirus

Il Coronavirus ci mette in gioco. Mette in gioco le nostre paure, le nostre preoccupazioni più profonde, quelle che abbiamo per noi e per le persone a cui vogliamo bene.

Se però facciamo bene attenzione, potremmo scoprire a sorpresa che questo particolare momento storico può darci la possibilità di conoscere meglio noi stessi.

Se prima di pubblicare qualcosa sui social, o di esprimere la nostra opinione in pubblico, riuscissimo a considerare quale emozione stiamo provando (paura, rabbia, tristezza, sorpresa, ecc.), potremmo avere una visione più chiara delle motivazioni per cui scriviamo quello che scriviamo.

“Ho paura, quindi scrivo che si tratta di un’epidemia e che siamo tutti a rischio”, “Sono arrabbiato perché domani mi è stato annullato un impegno di lavoro importante, e quindi scrivo che con le precauzioni si sta proprio esagerando”: ecco, questi forse sono i due estremi che ci permettono di capire quanto le emozioni abbiano un ruolo importante nel determinare i contenuti che scegliamo di condividere con gli altri.

È attraverso questo piccolo atto di consapevolezza che possiamo trasformare una reazione immediata (“pubblico sui social la prima cosa che mi viene in mente”), in una risposta, più ponderata e centrata (“ascolto cosa provo, considero le conseguenze del mio gesto, e poi in caso pubblico qualcosa”).

Ciascuno di noi ha una responsabilità pubblica quando comunica con le persone o scrive un post sui social, e il nostro contenuto può contribuire a impaurire e spaventare gli altri, così come incoraggiare a prendere le cose con troppa superficialità.

Credo che il tempo che ci dedichiamo per osservare le nostre emozioni sia un tempo sempre ben speso, un tempo prezioso, che ci aiuta ad avere le idee un po’ più più chiare sul perché talvolta aderiamo a questa o a quella posizione. E sul perché, certe volte, decidiamo di pubblicare tutto questo e di condividerlo con le persone che ci stanno intorno.

© Parlarealmicrofono.it – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , |

Come parlare in pubblico: proteggere le nostre emozioni

Spesso quando iniziamo un discorso in pubblico diciamo frasi del tipo: “Scusate l’emozione”, “Oggi sono emozionantissimo”, “Perdonatemi ma mi sento molto emozionato”.

Detto che si tratta di una scelta totalmente legittima, in questa puntata mi chiedo se esprimere questo tipo di stato interno risponda veramente alla nostra intenzione di condividere quello che sentiamo, o se talvolta finisca per diventare un diversivo per prendere del tempo, alla ricerca della frase successiva.

In quest’ultimo caso, la domanda che possiamo farci è: siamo sicuri che stiamo proteggendo adeguatamente quello che proviamo? Quando diciamo in pubblico “sono emozionato”, stiamo esprimendo un’emozione a chi ci ascolta, un nostro particolare sentire, e non è detto che tutte le persone all’ascolto riescano a fare di questa informazione l’uso che noi auspicheremmo (“vorrei che tu mi capissi”, “vorrei che tu capissi cosa si prova da questa parte”, ecc.)

In questa puntata rifletto con voi sull’importanza di avere maggior consapevolezza delle emozioni che proviamo e che scegliamo di comunicare, dei destinatari a cui ci rivolgiamo, e per ultimo dei rischi a cui ci mettiamo di fronte quando esprimiamo i nostri stati interni a prescindere, senza considerare adeguatamente il contesto.

© Parlarealmicrofono.it – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

Pubblicato in Ultimi aggiornamenti | Contrassegnato , , , , , , , , |