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Come usare tono e volume di voce quando parliamo in pubblico

Spesso pensiamo che in un discorso in pubblico il tono e il volume della nostra voce possano essere pretedeterminati al 100%, scegliendo in anticipo tutti i passaggi da sottolineare di più.

Ma siamo proprio sicuri che sia possibile determinare tono e volume in anticipo? E in ogni caso, se anche fosse possibile, si tratterebbe di una forma di comunicazione del tutto autentica?

Se definiamo a monte i passaggi di un discorso in cui usare un certo tono e un certo volume con precisione millimetrica, potremmo finire per non tenere in considerazione il contesto e la relazione col nostro pubblico, che scopriremo solo una volta sul palco.

Alla stessa maniera, tono e volume di voce possono aiutarci a esprimere le emozioni che proviamo, e che decidiamo di condividere col pubblico. Ma come facciamo a sapere a priori quali emozioni proveremo in un determinato momento?

Ancora una volta, quando si tratta di arte di parlare in pubblico, possiamo sì provare un discorso e ipotizzare degli scenari possibili, ma soltanto una volta davanti al pubblico potremo effettivamente relazionarci con l’imprevedibilità della comunicazione.

E solo in quel momento potremo scegliere con maggiore consapevolezza il tono e il volume di voce più adeguati.

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Perché non chiedere a un ospite: “Sei emozionato?”

Durante una presentazione in pubblico può capitare di introdurre un ospite, e di accoglierlo con la frase: “Sei emozionato?”.

In questa puntata sottolineo l’importanza di rispettare lo stato interno del nostro ospite: le emozioni sono qualcosa di privato, e non è detto che il nostro interlocutore voglia necessariamente condividerle con tutta la platea.

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Parlare in pubblico: come affrontare i momenti di silenzio

Durante una presentazione in pubblico può capitarci di dover affrontare dei momenti di silenzio. Una delle situazioni più frequenti è quella in cui decidiamo di dare la parola alle persone tra il pubblico affinché facciano delle domande, ma nessuno alza la mano.

Come possiamo comportarci in questa situazione? Se ricominciamo a parlare dopo poche frazioni di secondo, le persone potrebbero non avere il tempo sufficiente per pensare cosa dire e intervenire. Alla stessa maniera, affrontare un momento di silenzio troppo lungo potrebbe farci provare imbarazzo.

Nel proporre una possibile soluzione, in questa puntata torno a parlare di meditazione e di consapevolezza mindfulness, e di quanto le pause possano essere preziose per tornare a osservare pensieri, emozioni e sensazioni del corpo, permettendoci di abitare meglio proprio quegli stessi momenti di silenzio.

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Public Speaking: stare con le sensazioni dell’applauso

Preparare il nostro discorso in pubblico richiede molto tempo e impegno, dalla preparazione delle slide, alla scaletta del nostro intervento.

Arrivati alla fine del nostro discorso, riceviamo l’applauso: è in quel momento che, spesso, ci allontaniamo dal palco con rapidità, e non lo viviamo fino in fondo.

In questo video sottolineo l’importanza di “stare con” le sensazioni, le emozioni e i pensieri che ci evoca l’applauso, un momento prezioso in cui il pubblico ci sta esprimendo la sua gratitudine.

Se vuoi saperne di più su questo tema, scopri il mio libro “Parlare in pubblico con la mindfulness”:

Data di pubblicazione: 12 gennaio 2019
ISBN : 978-1730878930
Formato : 15×23
Foliazione : 117 pagine
Copertina : Morbida
Stampa : bianco e nero
Prezzo: Euro 19,99

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Consapevolezza e comunicazione: la differenza tra “è bello” e “mi piace”

Di ritorno dalla settimana di Sanremo, in queste ore ho letto spesso frasi del tipo “questa canzone è bella”, “questa canzone è più bella di quest’altra”. Si tratta di affermazioni che ci possono far riflettere sull’uso che facciamo abitualmente del linguaggio per descrivere le cose.

In questo senso: siamo proprio sicuri che una canzone si possa definire “bella” o “brutta” in assoluto? O forse, prima di attribuirle un aggettivo che la descrive in maniera così definitoria, avrebbe più senso dire che “ci piace” o “non ci piace”, sulla base della nostra particolare e circostanziata visione attuale del mondo?

Questa seconda via, apre spazio alla nostra soggettività: una canzone che oggi ci piace, domani potrebbe non piacerci più. E allo stesso tempo, una canzone che “ci piace”, ci dà lo spazio per cogliere e descrive il limite per cui potrebbe non piacere a qualcun altro.

Il linguaggio può portarci a descrivere in maniera statica la realtà, o permetterci una descrizione più accurata e precisa, per cui diventiamo in prima persona protagonisti dei nostri verbi e della nostra relazione con le cose.

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