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Comunicare la scienza: perché evitare i tecnicismi collaterali

Comunicare in pubblico le materie scientifiche può non essere semplice: termini tecnici, formule, concetti non immediatamente accessibili possono creare distanza con chi ci ascolta. Certe volte siamo noi stessi a peggiorare la situazione, accompagnando il lessico già specialistico della scienza con altre formule inutilmente complicate.

I “tecnicismi collaterali”, cioè “termini ed espressioni che fanno effettivamente parte anche del linguaggio non specialistico, ma sono usati attivamente nella lingua speciale in luogo di altre espressioni spesso più semplici e comuni” (cit. Wikipedia), potrebbero non aiutarci a rendere più piano e comprensibile il discorso nel suo complesso.

Ne parlo nel video di oggi, tratto dal Festival del Linguaggio 2017.


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Quando parliamo in pubblico è giusto dire “non vi ruberò molto tempo”?

Quando iniziamo un discorso in pubblico spesso ci capita di esordire con la formula “non vi ruberò molto tempo”. Evochiamo cioè l’idea di rubare del tempo, per poi negarla.

Alcuni anni fa il linguista George Lakoff nel suo “Non pensare all’elefante” aveva proposto un paradosso simile: è impossibile non pensare intenzionalmente a un elefante, perché dobbiamo crearci necessariamente un’immagine mentale di questo animale, per poi negarla.

Fatte queste considerazioni legate al mondo della linguistica e della psicologia, nel video di oggi ci tengo a proporvi una riflessione critica su questo tema. Nel momento in cui scegliamo di rinunciare a una frase come “non vi ruberò molto tempo” (quando in realtà sentiamo che invece è giusto dirla), siamo certi di rispettare la nostra reale intenzione comunicativa?

Se infatti sentiamo che è necessario far passare il messaggio che parlando troppo rubiamo del tempo a chi ci ascolta, perché rinunciare a una frase, solo perché ci è stato detto sui manuali? Quanto ne risentirebbe l’autenticità della nostra comunicazione? Staremmo rispettando la nostra verità soggettiva?

Questa e altre considerazioni nel mio video di oggi.

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L’utilità marginale decrescente delle parole

Prendendo spunto da un paragrafo del mio libro del 2013, “Crea immagini con le parole”, oggi torno a scomodare una legge della microeconomia: la legge dell’utilità marginale decrescente.

Secondo la legge dell’utilità marginale decrescente, l’utilità che possiamo trarre dal possesso di un determinato bene, decresce man mano che ne accumuliamo quantità maggiori.

Si tratta di una regola che può valere anche per le tecniche di Public Speaking che scegliamo di utilizzare? E per le singole parole che usiamo? Questa e altre risposte nel video di oggi.

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