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	<description>Corsi di Dizione, Conduzione Radiofonica e Comunicazione al Microfono</description>
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		<title>A cosa serve il “gobbo”? Ecco le app per trasformare l&#8217;iPad in un efficace suggeritore personale</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 15:20:08 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-5747" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2012/02/img515-300x225.jpg" alt="" width="290" height="214" />a tutti noi è capitato, guardando la televisione, di rimanere stupiti di fronte alla precisione di alcuni conduttori in grado di comunicare notizie, di raccontare monologhi, o di sciorinare dati senza mai distogliere lo sguardo dalla telecamera. Se queste capacità sono certo patrimonio comune dei personaggi televisivi, soprattutto di quelli con una certa esperienza, non bisogna però dimenticare che<strong> molto spesso si possono giovare di un aiuto decisivo: quello fornito dal cosiddetto “gobbo”</strong>.<span id="more-5740"></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Che cos’è il “gobbo”? </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il “gobbo” – in termine tecnico <strong>teleprompter</strong> – è un sistema grazie al quale <strong>possiamo vedere scorrere il testo che stiamo leggendo direttamente sulla telecamera che riprende la scena</strong>. Tutto questo è reso possibile da uno <strong>specchio antiriflesso montato sulla telecamera</strong> stessa e <strong>sul quale viene proiettato il testo</strong>, facendolo scorrere alla velocità desiderata. In questo modo, <strong>chi parla può evitare di distogliere lo sguardo dalla camera</strong>, cosa che sarebbe invece costretto a fare se dovesse di tanto in tanto consultare degli appunti. Oltre che in televisione, <strong>il gobbo può essere un valido aiuto anche in altre circostanze</strong>, come ad esempio <strong>durante una conferenza o una qualsiasi occasione nella quale ci troviamo a parlare in pubblico</strong>. E poiché in questi casi molto spesso ci si avvale di un <strong>iPad</strong>, ecco alcune app capaci di <strong>trasformare il nostro tablet in un gobbo vero e proprio</strong>.</p>
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<p style="text-align: center;"><img src="../wp-content/uploads/2011/04/banner25.png" alt="" width="610" height="110" /></p>
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<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>Teleprompt+</em></p>
<p style="text-align: justify;">La prima app di cui ci occupiamo è <strong>Teleprompt+</strong>, senza dubbio <strong>la scelta migliore per chi necessita di utilizzare in maniera professionale l’iPad come gobbo</strong>. L’app permette non solo di creare gli script tramite l’editor, ma <strong>supporta l’importazione diretta del testo dai documenti di Google Docs o dai file contenuti nella nostra cartella di Dropbox</strong>. Il <strong>timer integrato</strong> ci permette di tenere sempre sotto controllo, durante la riproduzione del testo, il tempo trascorso e quello rimanente. L’ultima versione di Teleprompt+ mette poi a disposizione ben <strong>100 diverse velocità di scorrimento</strong> tra cui scegliere, che possono essere agevolmente regolate anche durante la riproduzione. L’applicazione supporta<strong> l’inversione a specchio del testo</strong>, utilissima qualora si utilizzi l’iPad con un impianto teleprompter, e la possibilità, tramite un <strong>connettore VGA</strong>, di <strong>collegare il tablet a un proiettore e di utilizzarlo quindi come un <strong>“</strong>telecomando via cavo<strong>”</strong></strong>. Grazie al microfono interno ad iPad possiamo <strong>registrare il discorso e riascoltarlo</strong>, mentre la possibilità di gestire la riproduzione a distanza è assicurata <strong>installando l’app su un iPhone: </strong><span style="line-height: 24px;">il nostro telefono diventerà un telecomando a tutti gli effetti,</span> sullo schermo del quale vedremo inoltre <strong>sincronizzato il testo riprodotto sul tablet</strong>. Telepromt+ rappresenta quindi una soluzione professionale di alto livello, <strong>disponibile su App Store al prezzo di 11,99 €</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">Ecco una videorecensione tratta da <strong>YouTube</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/4yugY6_j8rs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube-nocookie.com/v/4yugY6_j8rs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>Prompster Pro</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prompster Pro</strong> rappresenta un’altra valida scelta nell’ambito delle applicazioni teleprompter per iPad. <strong>L’interfaccia è di facile utilizzo</strong>, e i controlli su schermo permettono di <strong>scegliere la velocità di riproduzione fra 10 diverse opzioni</strong>, così come di <strong>regolare le dimensioni e il colore del testo</strong> –18 sono i font disponibili – <strong>e dello sfondo</strong>. Come Telprompt+, anche Prompster supporta la<strong> registrazione vocale</strong>, e ci permette quindi di registrare le nostre performance per affinare la preparazione del discorso. Gli script possono essere composti direttamente tramite l’editor o ancora <strong>importati da file .txt tramite il sistema di condivisione file di iTunes</strong>. Non è invece possibile importare direttamente file di Google Docs o archiviati su Dropbox. Benché meno performante rispetto a Teleprompt+, <strong>Prompster Pro rappresenta comunque una valida opzione, disponibile su App Store al prezzo di 7,99 €</strong>.</p>
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<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>On Air Pro</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere questa rassegna, segnaliamo <strong>u</strong>n’app che si distingue per il <strong>rapporto qualità/prezzo</strong>. <strong>On Air Pro è un software che, a soli 1,59€, ci permette di avere sul nostro iPad un teleprompter con tutte le funzioni di base</strong>. Una volta istallata, On Air Pro ci permette di aggiungere e modificare a nostro piacimento un numero illimitato di script, dei quali possiamo modificare il nome, il colore dello sfondo, il font e le sue dimensioni, oltre che <strong>impostare un timer</strong> qualora decidessimo di avviare la riproduzione con un certo ritardo. On Air Pro supporta anche la<strong> modalità specchio </strong>e, <strong>tramite la tecnologia Bluethoot, ci permette di utilizzare il nostro iPhone come telecomando</strong>, controllando così a distanza la riproduzione dello script su iPad.</p>
<p style="text-align: justify;">©<strong> 2012 Parlarealmicrofono.it – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione anche parziale.</strong></p>
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		<title>Cosa sono i “registri linguistici”? Qual è il migliore per comunicare in pubblico o sui media?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, uno degli errori che capita di fare quando ci troviamo a preparare un discorso che dovremo tenere in pubblico è quello di non prestare la dovuta attenzione al target al quale ci rivolgeremo, e dunque di &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/cosa-sono-i-registri-linguistici/5665">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2012/01/img533.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5666" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2012/01/img533-300x199.jpg" alt="" width="343" height="228" /></a>uno degli errori che capita di fare quando ci troviamo a preparare un discorso che dovremo tenere in pubblico è quello di non prestare la dovuta attenzione al <strong>target al quale ci rivolgeremo</strong>, e dunque di <strong>sottovalutare l’importanza di adeguare il registro linguistico che adotteremo al destinatario del nostro messaggio</strong>. Il successo della comunicazione dipende infatti in grandissima parte <strong>dalla capacità dell’emittente di codificare il messaggio in maniera chiara e comprensibile al ricevente</strong>; questo significa anche adeguare il registro linguistico utilizzato al tipo di uditorio ed eventualmente anche al medium di trasmissione.<span id="more-5665"></span></p>
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<p style="text-align: center;"><a href="../parlare-in-pubblico-public-speaking/281" target="_blank"><img class="aligncenter" src="../wp-content/uploads/2011/04/banner25.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Che cos’è un registro linguistico?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il registro linguistico può essere definito come <strong>la terminologia scelta da un emittente per il suo messaggio</strong>. Scegliere un registro linguistico piuttosto che un altro significa non solo <strong>preferire dei vocaboli ad altri</strong>, ma anche <strong>costruire i periodi secondo una certa sintassi e privilegiare delle tonalità espressive rispetto ad altre</strong>. Si tratta, insomma, di ponderare la scelta di una serie di elementi in grado di dare un diverso aspetto al nostro discorso, con l’obiettivo di <strong>renderlo quanto più possibile adeguato al nostro target di riferimento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>I registri linguistici: classificazioni</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste una classificazione univoca dei registri linguistici, e tuttavia possiamo suddividerli con buona approssimazione in<strong> categorie diverse</strong>, ognuna delle quali adatta a uno o più contesti specifici. Ciascuno dei registri è adatto a <strong>situazioni e interlocutori diversi</strong>, così come a <strong>diverse forme di diffusione del messaggio</strong>. Nella vita di tutti i giorni, ad esempio, <strong>può capitare che risulti necessario utilizzare registri diversi nel giro di pochi minuti</strong>: durante una normale giornata in ufficio possiamo infatti parlare prima con il nostro superiore diretto, poi scrivere una e-mail di lavoro ad un nostro collega, e ancora trascorrere la pausa pranzo con il capo dell’azienda. È evidente che <strong>ciascuna di queste situazioni richiede un diverso modo di affrontare la conversazione</strong>, perché diverso è <strong>rapporto che abbiamo con gli interlocutori</strong>, così come diversi sono <strong>i contesti e gli argomenti dei quali discutiamo</strong>, e anche la <strong>modalità di trasmissione del nostro messaggio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Quale registro utilizzare per comunicare sui media?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4534" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/08/img250-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" />Fra i registri, <strong>quello più adatto per comunicare sui mass media</strong> – si tratti di giornali, televisione o radio – <strong>è probabilmente quello medio</strong>. Si tratta infatti di un registro che si colloca ad un <strong>livello standard</strong>, e che è utilizzato per intrattenere relazioni sociali con amici o conoscenti. <strong>È pertanto un registro generalmente adatto a tutti</strong>, la scelta migliore per <strong>intercettare il maggior numero possibile di interlocutori</strong> senza quindi escludere né quelli nei confronti dei quali un registro di livello più elevato finirebbe per essere poco comprensibile, né quelli che valuterebbero fuori luogo l’utilizzo di un registro troppo popolare.</p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Qualche suggerimento per la scelta del registro più adatto</em></p>
<p style="text-align: justify;">Scegliere il corretto registro linguistico non è semplice come potrebbe sembrare. Oltre infatti a dover <strong>prestare attenzione alla nostra effettiva competenza linguistica</strong> – per non correre il rischio di avventurarci in una conversazione utilizzando un registro che non siamo in grado di sostenere – dobbiamo <strong>adeguare il nostro livello espressivo al contesto in cui ci troviamo, all’argomento da trattare, al nostro rapporto con l’interlocutore</strong> e <strong>allo scopo che vogliamo ottenere con la nostra azione comunicativa</strong>. Se per esempio ci troviamo a dover <strong>discutere la nostra tesi di laurea </strong>davanti alla commissione esaminatrice, sarà opportuno utilizzare il <strong>registro colto</strong>: si tratta infatti di un<strong> livello espressivo alto</strong>, adatto a <strong>rapporti di studio e professionali</strong>, e a contesti nei quali si deve <strong>convincere un superiore dell’originalità e dell’efficacia del lavoro</strong> che stiamo presentando.</p>
<p style="text-align: justify;">©<strong> 2012 Parlarealmicrofono.it – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione anche parziale.</strong></p>
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<p><a href="../corso-speaker-radiofonico-milano" target="_blank"><img src="../wp-content/uploads/2011/03/banner-esteso-nuovo-5.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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		<title>Quali sono i migliori software di automazione radiofonica?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 08:00:38 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/06/img159.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4257" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/06/img159.jpg" alt="" width="320" height="214" /></a>l’evoluzione tecnologica negli ultimi anni si è diffusa in tutti i settori, compreso ovviamente il mondo della radiofonia. L’informatizzazione ha infatti reso possibile lo sviluppo e la diffusione di <strong>software e procedure in grado non solo di semplificare il processo di messa in onda, ma anche di renderlo completamente automatico</strong>. Sono infatti ormai numerosi i<strong> software di automazione radiofonica</strong> che permettono di gestire in maniera autonoma la programmazione automatica del palinsesto.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Una tecnologia per tutti</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’automazione radiofonica oggi è una possibilità riservata non solo alle grandi radio, ma <strong>disponibile anche per piccole emittenti e web radio</strong>: i software in commercio sono infatti piuttosto numerosi e con <strong>range di prezzi diversificati</strong>, che li rendono in grado di <strong>soddisfare esigenze professionali di qualunque tipo e allo stesso tempo alla portata di tutte le tasche</strong>. In questo post ne passiamo in rassegna tre fra quelli più utilizzati.<span id="more-5621"></span></p>
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<p><a href="../corso-speaker-radiofonico-milano" target="_blank"><img src="../wp-content/uploads/2011/03/banner-esteso-nuovo-5.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>ZaraRadio</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo dei software che andiamo a recensire è <strong>ZaraRadio</strong>. Si tratta di una soluzione estremamente leggera ma altrettanto efficace, <strong>compatibile con tutte le più recenti versioni di Windows</strong>. Grazie a ZaraRadio possiamo i<strong>mpostare in maniera semplice e intuitiva il palinsesto</strong> della nostra radio, <strong>costruendo la playlist di brani</strong> che vogliamo in onda e avendo sempre sotto controllo tutta la programmazione giornaliera. Le numerose opzioni che il programma mette a disposizione ci permettono di <strong>gestire la dissolvenza </strong>dei brani, <strong>aggiungere pause</strong> tra un brano e l’altro, <strong>inserire il segnale orario</strong> e fornire indicazioni relative alla temperatura. ZaraRadio è un software distribuito da Kero Systems in <strong>due versioni</strong>: una freeware che include tutte le funzioni più comuni e una più completa – <strong>ZaraStudio</strong> – fornita al prezzo di 165€.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>MB Studio</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright size-full wp-image-3489" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/03/img67.jpg" alt="" width="320" height="240" />MB Studio</strong> è un programma che ci permette di <strong>gestire in maniera efficace ed intuitiva il flusso della nostra radio</strong> sia durante l’utilizzo in diretta sia in modalità automatica. Tutti i più comuni formati audio sono supportati da MB Studio, che ci dà la possibilità di<strong> creare le nostre playlist</strong> e di <strong>gestire la programmazione oraria di moltissimi elementi</strong>, come il punto ora, gli spot o i notiziari. Fra le funzioni più interessanti che MB Studio mette a disposizione, possiamo segnalare quella di <strong>voice tracking</strong>, ossia la sovrapposizione automatica di voce e musica per simulare la diretta, e la possibilità di <strong>preascoltare ogni evento</strong> grazie al<strong> supporto per due schede audio o per schede audio con uscite multiple</strong>. Particolarmente interessante per la gestione della diretta è il <strong>servizio di SMS e mailing integrato</strong> grazie al quale possiamo restare in contatto con gli ascoltatori e la funzione <strong>Musicline,</strong> che permette al pubblico di <strong>scegliere una canzone da mandare in onda</strong> semplicemente inviando una mail o un messaggio. MB Studio è disponibile in <strong>quattro diverse versioni</strong>: oltre alle versioni <strong>demo</strong> e <strong>client</strong> (gratuite),  la<strong> versione lite</strong> (299€ + IVA) &#8211; adatta per realtà di dimensioni ridotte come web radio e piccoli negozi &#8211; e la <strong>versione pro </strong>(750€ oltre IVA), in grado di soddisfare le esigenze di stazioni FM.</p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Station Playlist</em></p>
<p style="text-align: justify;">La software house neozelandese <strong>Station Playlist</strong> produce numerosi software di automazione radiofonica a prezzi decisamente competitivi. <strong>Station Playlist Studio</strong> <strong>è un player che permette di gestire in maniera efficace la diretta radiofonica</strong> e di mandare in onda le nostre playlist mixate in maniera ottimale senza necessità di intervenire direttamente. Benché Station Playlist Studio sia compatibile con il comune formato di playlist m3u, i risultati migliori si ottengono utilizzandolo insieme a <strong>Station Playlist Creator</strong>, il programma della suite che <strong>gestisce la creazione delle playlist da mandare in onda secondo le preferenze dell’utente</strong>. Il software, oltre alle caratteristiche standard, presenta numerose funzioni avanzate, come il <strong>voice tracking</strong> e l’impostazione di <strong>diversi criteri di selezione della musica da mandare in onda</strong>: possiamo, ad esempio, decidere che un certo brano sia trasmesso solo in determinati orari, o ancora solo in alcuni periodi dell’anno. Station Playlist, grazie a funzioni come la <strong>visualizzazione del titolo della canzone </strong>in onda e <strong>l’integrazione con siti internet dove è possibile acquistare il brano</strong> o l’intero album è una suite <strong>adatta anche per le web radio.</strong> I software che la compongono possono essere acquistati insieme o separatamente, sia in <strong>versione standard</strong> sia in <strong>versione pro</strong>. Il bundle che comprende Station Playlist Creator e Statio Playlist studio in versione standard è in vendita al prezzo di 165€, mentre per la versione pro è necessario aggiungere altri 185€.</p>
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<p><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/parlare-in-pubblico-public-speaking/281" target="_blank"><img src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/04/banner25.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 24px; text-align: justify;">©</span><strong> 2012 Parlarealmicrofono.it &#8211; Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione anche parziale.</strong></p>
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<h2><img class="alignleft size-medium wp-image-1722" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2010/11/img11-300x240.jpg" alt="" width="240" height="192" />Ti è piaciuto questo post e vuoi restare aggiornato sulle novità di <strong>Parlarealmicrofono.it</strong>? Iscriviti gratuitamente alla <strong>newsletter</strong>!</h2>
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		<title>Quali sono gli elementi di un discorso che gli ascoltatori ricordano di più? L&#8217;effetto primacy e l&#8217;effetto recency</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 11:20:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, a tutti noi è capitato di seguire una lezione a scuola, un programma televisivo o radiofonico, o ancora un intervento in un convegno, e di provare dopo solo pochi minuti la sgradevole sensazione di ricordare solo &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/le-parti-piu-importanti-di-un-discorso-in-pubblico-sui-media-effetto-primacy-e-recency/5534">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/12/img513.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5563" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/12/img513-300x199.jpg" alt="" width="336" height="222" /></a>a tutti noi è capitato di seguire <strong>una lezione </strong>a scuola, <strong>un</strong> <strong>programma televisivo o radiofonico</strong>, o ancora <strong>un intervento in un convegno</strong>, e di provare dopo solo pochi minuti la sgradevole sensazione di<strong> ricordare solo una parte di quanto abbiamo ascoltato</strong> nel corso degli istanti precedenti. Questo fenomeno non è soltanto dovuto alla nostra pigrizia di ascoltatori o allo scarso interesse di quanto ci viene trasmesso: si tratta infatti di una situazione che ha una spiegazione scientifica. Tipicamente, <strong>quando ci viene presentata una serie di elementi, la normale tendenza è quella di ricordare più facilmente i primi e gli ultimi</strong>, mentre facciamo più fatica a tenere a mente quelli che ci sono stati esposti nella parte centrale del discorso che abbiamo appena ascoltato. Questi fenomeni cognitivi sono detti, rispettivamente, <strong>&#8220;effetto primacy&#8221;</strong> ed <strong>&#8220;effetto recency&#8221;</strong>.<span id="more-5534"></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>L&#8217;effetto primacy: l&#8217;esperimento di Asch</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1946 lo psicologo di origine polacca<strong> Solomon Asch</strong> mise in pratica un famoso esperimento in cui presentava ai protagonisti dello studio la seguente lista di aggettivi: intelligente, intraprendente, impulsivo, critico, ostinato, invidioso. <strong>Questo elenco veniva letto alternativamente in quest&#8217;ordine oppure in quello opposto</strong>, e ai protagonisti dell&#8217;esperimento veniva successivamente chiesto di <strong>dare una valutazione di un immaginario individuo che rispondesse alle caratteristiche che avevano appena ascoltato</strong>. Le risposte evidenziarono che, quando i primi aggettivi ad essere letti erano quelli più positivi, la persona veniva valutata in maniera migliore rispetto a quando l&#8217;ordine di presentazione era quello inverso. Su questa base, Asch concluse che <strong>gli elementi presentati per primi risultavano essere più influenti degli altri nel determinare il giudizio complessivo</strong>.</p>
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<p><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/parlare-in-pubblico-public-speaking/281" target="_blank"><img src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/04/banner25.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h6 style="text-align: center;">________________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>L&#8217;effetto recency e i processi di apprendimento e ritenzione</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista della <strong>psicologia cognitiva</strong>, l&#8217;effetto primacy trova spiegazione nella nostra <strong>limitata capacità di trasferire informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine</strong>: quando siamo bombardati di informazioni una di seguito all&#8217;altra, riusciamo cioè a immagazzinare in maniera duratura solo la prima parte di esse. Sul versante opposto dell&#8217;effetto primacy, si colloca invece <strong>l&#8217;effetto recency</strong>, ossia <strong>la tendenza a ricordare solo la parte finale di un discorso</strong><strong> o di un elenco</strong> di elementi che ci vengono sottoposti. A livello psicologico, l&#8217;effetto recency si spiega con il <strong>permanere nella memoria a breve termine solo delle informazioni acquisite più recentemente</strong>. Ci ricordiamo quindi più facilmente le prime informazioni perché entrano a far parte della memoria a lungo termine, e le ultime perché restano nella memoria a breve termine. Su questa base, possiamo dire che <strong>dal punto di vista dell&#8217;apprendimento</strong> è <strong>la prima parte delle informazioni che acquisiamo <strong>a essere più rilevante</strong></strong>, mentre <strong>sotto l&#8217;aspetto della </strong><strong>ritenzione</strong> <strong>sono più significative le ultime nozioni che ascoltiamo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Quale fenomeno è maggiormente influente?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Stabilito che le parti iniziali e finali di un discorso sono quelle che l&#8217;uditore ricorda più facilmente, possiamo fare un passo ulteriore e indagare se <strong>sono più importanti i primi elementi che immagazziniamo nella memoria o gli ultimi</strong>. Poiché infatti è proprio sulla base delle prime e delle ultime informazioni acquisite che <strong>formuliamo i nostri giudizi e compiamo le nostre scelte,</strong> <strong>stabilire se</strong> <strong>l&#8217;effetto recency prevale sull&#8217;effetto primacy o viceversa è una questione affatto secondaria. </strong>Secondo uno studio condotto nel 1959 da <strong>Normann Miller e Donald Campbell</strong>, la risposta non è però univoca. La maggiore influenza dell&#8217;uno o dell&#8217;altro effetto dipende infatti da due fattori: <strong>il tempo trascorso tra la prima e l&#8217;ultima parte della comunicazione che ci viene proposta e quello che intercorre fra l&#8217;ultima parte e il momento in cui l&#8217;ascoltatore dovrà prendere una decisione a riguardo</strong>. L&#8217;esperimento di Miller e Campbell consisteva nel presentare ai partecipanti <strong>la trascrizione di un processo giudiziario</strong>: le argomentazioni dell&#8217;accusa e della difesa furono presentate separatamente, e i due scienziati variarono l&#8217;intervallo di tempo fra la lettura delle due argomentazioni e quello fra la seconda e il momento in cui veniva chiesto ai soggetti di formulare un verdetto. I risultati dell&#8217;esperimento dimostrarono che l&#8217;effetto primacy era dominante <strong>quando l&#8217;intervallo di tempo fra le due arringhe era ridotto mentre quello fra le seconda e il verdetto era più lungo;</strong> viceversa, <strong>l&#8217;effetto recency prevaleva quando vi era un lungo intervallo fra le due argomentazioni e uno spazio di tempo breve a separare la seconda dissertazione dal verdetto</strong>.</p>
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<p><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-di-dizione-al-microfono" target="_blank"><img src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>L&#8217;effetto primacy e l&#8217;effetto recency nella comunicazione</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non è difficile intuire &#8211; anche solo considerando il tema al centro dell&#8217;esperimento di Miller e Campbell &#8211; <strong>quanto i due fenomeni di cui ci stiamo occupando siano influenti nella vita quotidiana</strong>. In modo particolare, si tratta di due fattori decisivi nell&#8217;atto di formulare delle<strong> strategie di comunicazione</strong> e nella <strong>gestione dei rapporti con i media</strong>. Supponiamo, riprendendo in parte un esempio che viene proposto da <strong>Elliott Aronson</strong> nel suo famoso libro <strong><em>L&#8217;animale sociale</em></strong>, di dover gestire la campagna elettorale di uno dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Un&#8217;importante emittente televisiva o radiofonica propone al nostro candidato e al suo principale avversario uno spazio di tempo per convincere gli elettori a dare la preferenza all&#8217;uno piuttosto che all&#8217;altro. <strong>Sarà più conveniente parlare per primi o per ultimi?</strong> Sulla base delle evidenze riscontrate da Miller e Campbell, possiamo sostenere che se i due discorsi andranno in onda l&#8217;uno di seguito all&#8217;altro e alcuni giorni prima dell&#8217;appuntamento elettorale dovremo fare in modo di parlare per primi; se invece i discorsi verranno trasmessi a ridosso delle elezioni e fra i due ci sarà un intervallo di tempo, la strategia migliore sarà quella di parlare per ultimi. In questo caso, infatti, <strong>sarà l&#8217;effetto recency ad avere la meglio sull&#8217;effetto primacy</strong>, poiché la distanza di tempo fra i due discorsi renderà praticamente nulla l&#8217;interferenza negativa che il primo effettua sul secondo, mentre l&#8217;imminenza del momento in cui l&#8217;elettore dovrà prendere una decisione farà in modo che la ritenzione giochi a favore di chi ha parlato per ultimo.</p>
<p style="text-align: justify;">©<strong> 2011 Parlarealmicrofono.it &#8211; Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione anche parziale.</strong></p>
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		<title>Quando il cinema parla di radio. Dieci “radio-movies” raccontati da Silvia Venturi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 12:00:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, non di rado il cinema e la radio sono considerati due mondi contrapposti e inconciliabili: il primo basa tutta la sua forza sulla spettacolarità delle immagini, giovandosi del grande schermo e, soprattutto negli ultimi anni, di &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/voce-e-immagine-quando-il-cinema-i-film-parlano-di-radio/5452">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/12/img507.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5467" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/12/img507-300x199.jpg" alt="" width="379" height="250" /></a>non di rado <strong>il cinema e la radio sono considerati due mondi contrapposti e inconciliabili</strong>: il primo basa tutta la sua forza sulla <strong>spettacolarità delle immagini</strong>, giovandosi del grande schermo e, soprattutto negli ultimi anni, di nuove tecnologie &#8211; come le proiezioni 3D &#8211; in grado di rendere ancora più coinvolgente l&#8217;esperienza visiva. <strong>La seconda, invece, si concentra sulla voce, sulla parola</strong>, dovendo far fronte con il racconto all&#8217;assenza dell&#8217;immagine; un limite, forse. Ma anche una forza, perché ci permette di riappropriarci del piacere di essere noi stessi gli inventori delle immagini da collegare alle parole che ascoltiamo, e non semplicemente gli spettatori passivi di uno scenario già pensato e realizzato per noi. Ma nonostante il loro essere due mondi all&#8217;apparenza opposti, <strong>radio e cinema hanno in realtà molto in comune</strong>, come dimostrano i <strong>numerosi film dedicati proprio alla radiofonia</strong>.<span id="more-5452"></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Un po&#8217; di storia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il primo punto di contatto fra il cinema e la radio è indubbiamente l&#8217;anno di nascita</strong>: nel <strong>1895</strong>, mentre i <strong>fratelli Lumière</strong> sconvolgevano gli avventori del Grand Café des Capucines di Parigi proiettando i loro primi cortometraggi, il ventunenne <strong>Guglielmo Marconi</strong> trasmetteva un segnale in codice morse a circa due chilometri di distanza dalla stazione di emissione. Nello stesso anno, <strong>Nikola Tesla</strong> riusciva ad inviare segnali morse fra due punti distanti ben 50 km. Non si trattava ancora di vere e proprie trasmissioni radiofoniche &#8211; bisognerà aspettare ancora qualche anno per assistere al<strong> primo messaggio vocale trasmesso via etere dal canadese Reginald Fessenden</strong> &#8211; ma già agli albori della Belle Époque facevano la loro prima comparsa due <img class="alignleft size-full wp-image-5486" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/12/img401.jpg" alt="" width="422" height="265" />mass media che, insieme, segneranno profondamente la storia del XX secolo. «C&#8217;è qualcosa di sottile che unisce radio e cinema, un insieme di coincidenze storiche e di rapporti di forza che nel corso degli anni hanno unito questi due media così diversi, eppure così vicini». È, questa, la tesi che sostiene <strong>Silvia Venturi</strong>, giornalista e speaker di <strong>Radio Rosa</strong>, che ha recentemente pubblicato per i tipi di <strong>Cinetecnica</strong> un interessante libro intitolato<em> Il cinema alla radio</em>.</p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Quando il cinema parla di radio</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="mailbox:///C%7C/Users/Lavoro/AppData/Roaming/Thunderbird/Profiles/wj8jpry3.default/Mail/pop.parlarealmicrofono.it/Inbox?number=77767284&amp;part=1.2&amp;type=image/jpeg&amp;filename=libro.jpg" alt="" /><img class="alignright size-medium wp-image-5485" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/12/img400-196x300.jpg" alt="" width="261" height="399" />Al centro del testo c&#8217;è <strong>l&#8217;analisi dell&#8217;influenza della radio sulla storia del cinema</strong>, con l&#8217;obiettivo &#8211; e non potrebbe essere altrimenti considerando la professione dell&#8217;autrice &#8211; di <strong>riaffermare il giusto equilibrio fra i due mondi, smontando la tesi che sostiene l&#8217;assoluta superiorità del cinema sulla radio</strong>: «Se la radio fosse davvero &#8220;figlia di un dio minore&#8221;, come si giustifca la volontà dimostrata da registi del calibro di Woody Allen, Oliver Stone, Robert Altman, di portare sul grande schermo la magia che sempre emana da un segnale in fm?<em>». </em>Non sono poche, in effetti, le pellicole che hanno portato la radio sul grande schermo. L&#8217;autrice ne sceglie dieci, e le esamina in maniera approfondita con l&#8217;obiettivo di <strong>evidenziare quale immagine della radiofonia emerge dalla sua rappresentazione cinematografica</strong>. Quello che risulta dallo studio è che la radio è di volta in volta presentata come<strong> strumento di potere e di manipolazione delle altrui coscienze</strong>; <strong>strumento di libertà e di affrancamento dalla censura</strong>; <strong>strumento per delineare e rafforzare le identità</strong>; <strong>strumento di connessione/partecipazione</strong> del singolo coi propri simili/al mondo esterno;<strong> allegoria della vita umana</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Il cinema italiano e l&#8217;epopea delle radio libere</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella categoria di film che rappresentano la radio come<strong> strumento di libertà</strong> si inseriscono senza dubbio tre dei film italiani citati nel testo, tutti &#8211; sia pur in maniera diversa &#8211; incentrati <strong>sull&#8217;epopea delle radio libere degli anni Settanta</strong> e sul <strong>ruolo sociale</strong> che la liberalizzazione dell&#8217;etere ha significato per un&#8217;Italia in marcia verso la modernità. Le pellicole sono <strong><em>Radiofreccia</em> di Luciano Ligabue</strong>, che racconta la nascita di Radio Raptus, un&#8217;emittente di fantasia, <strong><em>I cento passi</em> di Marco Tullio Giordana</strong> &#8211; che racconta invece una storia vera, quella di Radio Aut, fondata da Peppino Impastato &#8211; e <strong><em>Lavorare con lentezza</em> di Guido Chiesa</strong>, che si concentra sulla storia, anch&#8217;essa reale, della bolognese Radio Alice.</p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Un cliché inattuale?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alla precisa classificazione delineata da Silvia Venturi, è però forse possibile identificarne un&#8217;altra: quella che vede la radio come <strong>strumento di sguardo nostalgico verso il passato</strong>. Ne sono esempi <strong><em>Radio Days</em> di Woody Allen</strong> e <strong><em>Radio America</em> di Robert Altman</strong>, che raccontano i &#8220;giorni della radio&#8221; come <strong>specchio di un&#8217;epoca lontana </strong>e ormai irrimediabilmente perduta. Una rappresentazione quasi vintage, che sembra <strong>relegare la radio nel passato</strong>, secondo un cliché che la vede perdere centralità con l&#8217;avanzare delle nuove tecnologie dell&#8217;immagine e della comunicazione, ma che non rende forse del tutto giustizia a <strong>un medium che sa evolversi e svilupparsi</strong> insieme alla società, che cerca quotidianamente di rappresentare e di avvicinare con il fascino della parola, custode della storia e della memoria ma anche proiezione verso il futuro e le nuove sfide della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">©<strong> 2011 Parlarealmicrofono.it &#8211; Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione anche parziale.</strong></p>
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		<title>Come scegliere le parole giuste da dire in radio? Riscopriamo un libro fondamentale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:00:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, oggi torniamo ad occuparci di libri, e in modo particolare di un testo ormai divenuto un vero e proprio classico, e che può risultare molto utile a tutti coloro che necessitano di qualche consiglio per migliorare &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/quali-parole-usare-come-parlare-in-radio/5353">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;">Cari amici di <strong>Parlarealmicrofono.it</strong>,</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-5395" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/11/img302-e1322169745391.jpg" alt="" width="292" height="254" />oggi torniamo ad occuparci di libri, e in modo particolare di un testo ormai divenuto un vero e proprio classico, e che può risultare molto utile a tutti coloro che necessitano di qualche consiglio per <strong>migliorare la propria efficacia comunicativa</strong>, specie se ci si accinge per la prima volta al mondo della conduzione radiofonica e del Public Speaking: stiamo parlando di <em>Guida all&#8217;uso delle parole. Parlare e scrivere semplice e preciso per capire e farsi capire</em> di <strong>Tullio De Mauro</strong><strong>.<span id="more-5353"></span></strong></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>L&#8217;importanza delle parole</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Raymond Carver</strong> scrisse una volta che &#8220;le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste&#8221;: l&#8217;importanza di scegliere le parole più adatte e di utilizzarle correttamente nei nostri discorsi è un punto che dobbiamo sempre tenere presente. Tullio De Mauro, linguista, accademico della Crusca, già Ministro della Pubblica Istruzione, sostiene invece che &#8220;<strong>parlare non è necessario per vivere da esseri umani. Quello di cui non possiamo fare a meno sono non le parole, ma la comunicazione</strong>&#8220;. Ecco allora che il testo si apre proprio con una panoramica sulla comunicazione, per poi procedere in maniera più specifica verso la lingua e le parole, con l&#8217;obiettivo di aiutare il lettore a <strong>migliorare la propria efficacia comunicativa</strong> parlando e scrivendo in maniera corretta e comprensibile a tutti.</p>
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<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>Poche regole fondamentali</em></p>
<p style="text-align: justify;">La prima regola che De Mauro propone nel suo libro è all&#8217;apparenza banale, ma riveste in realtà un&#8217;importanza fondamentale: <strong>mettersi nei panni di chi ascolta</strong>. Nel preparare e successivamente condurre un discorso, infatti, <strong>è fondamentale tenere conto del target che vogliamo colpire</strong>, e adeguare dunque stile e contenuti al pubblico che abbiamo di fronte. Un consiglio che De Mauro fornisce ai lettori del suo libro è dunque quello di cercare di <strong>rendere il proprio discorso quanto più semplice possibile</strong>: la semplicità non è una pecca, ma un pregio. <strong>Riuscire a spiegare in maniera accessibile argomenti complessi è un obiettivo importante</strong>, e che spesso sfugge dalla vista di chi si trova a dover parlare in pubblico a platee molto eterogenee.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><img class="alignright size-full wp-image-5106" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/10/img500.jpg" alt="" width="266" height="400" />Il vocabolario di base</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver parlato di <strong>linguistica</strong> non senza dimenticare <strong>richiami e approfondimenti storici</strong> capaci di stemperare la parte più tecnica del libro, De Mauro arriva ad affrontare il tema fondamentale della <strong>scelta delle parole,</strong> inserendo anche, nell&#8217;appendice, il &#8220;<strong>vocabolario di base della lingua italiana</strong>&#8220;: nella definizione dello stesso linguista, un vocabolario di base comprende &#8220;quei <strong>vocaboli del vocabolario comune i quali sono largamente noti ai componenti delle più svariate categorie di persone</strong>&#8220;. La cernita operata da De Mauro si basa su una schedatura di un campione di testi italiani scritti fatta negli anni Sessanta dall&#8217;Università di Pisa: questa indagine aveva permesso di individuare<strong> la frequenza con la quale le singole parole ricorrevano nei testi campione</strong>. Tenendo conto di questo dato, unitamente a quello relativo alla <strong>dispersione delle parole</strong> &#8211; ovvero al numero di testi diversi in cui la parola appare &#8211; sono state selezionate circa 5.000 parole. Esse sono poi state sottoposte a una verifica di comprensibilità da parte di soggetti con determinati titoli di studio, che ha ridotto il vocabolario a 4.750 parole, di cui 2.000 di maggior uso e costituenti quindi il <strong>vocabolario fondamentale</strong>. A queste quasi 5.000 parole sono poi state aggiunte ca. 2.300 <strong>parole &#8220;di maggiore disponibilità&#8221;</strong>, ossia parole che &#8220;può accaderci di non dire né tanto meno di scrivere mai o quasi mai, ma legate a oggetti, fatti esperienze ben noti a tutte le persone adulte nella vita quotidiana&#8221;. <strong>Il risultato di questa sommatoria costituisce il vocabolario di base della lingua italiana, composto da poco più di 7.000 parole</strong>.</p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Un appello all&#8217;editore</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il testo di De Mauro è stato pubblicato per la prima volta da Editori Riuniti nel 1980</strong>, ed è stato successivamente ripetutamente aggiornato fino alla <strong>XII edizione, datata 2003</strong>. Da allora il testo non è più stato ristampato, e risulta pertanto praticamente introvabile in tutte le librerie italiane. Trattandosi di uno strumento molto utile per tutti coloro che, magari trovandosi spesso a dover parlare a pubblici molto diversi fra loro, sono alla ricerca di alcuni consigli per rendere accessibili i propri discorsi, ci auguriamo che possa essere presto rimesso in commercio.</p>
<p style="text-align: justify;">©<strong> 2011 Parlarealmicrofono.it &#8211; Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione anche parziale.</strong></p>
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		<title>Quanto conta la comunicazione non verbale? La teoria di Albert Mehrabian e i suoi critici</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 07:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, negli scorsi mesi, parlando delle tecniche per migliorare l’efficacia di un discorso in pubblico, ci siamo occupati dell’importanza dell’aspetto non verbale e di quello paraverbale nella comunicazione. Oggi torniamo a parlare di questo tema approfondendo le &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/quanto-conta-la-comunicazione-non-verbale-la-teoria-di-albert-mehrabian/5309">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-5329" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/11/img502-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />negli scorsi mesi, parlando delle tecniche per<strong> migliorare l’efficacia di un discorso in pubblico</strong>, ci siamo occupati dell’<strong>importanza dell’aspetto non verbale e di quello paraverbale nella comunicazione</strong>. Oggi torniamo a parlare di questo tema approfondendo le teorie di uno dei massimi teorici della comunicazione non verbale, <strong>Albert Mehrabian</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Le teorie di Mehrabian</em></p>
<p style="text-align: justify;">Da alcuni studi condotti nel 1967 – e confluiti poi, nel 1972, nel libro <em>Nonverbal Communication</em> – lo psicologo statunitense Albert Mehrabian trasse la conclusione secondo cui <strong>gli aspetti non verbali</strong> (i movimenti del corpo, la postura, la gestualità, le espressioni e le microespressioni facciali) <strong>e paraverbali</strong> (tono della voce, ritmo, velocità di parlata) <strong>della comunicazione hanno una grande importanza nel veicolare i messagg</strong>i che esprimiamo ogniqualvolta ci troviamo a dialogare con uno o più interlocutori. Questi studi sono stati, negli ultimi quarant’anni, al centro di numerose polemiche e hanno portato a una vera e propria contrapposizione fra sostenitori e detrattori delle teorie di Mehrabian.<span id="more-5309"></span></p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Gli esperimenti</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lo psicologo americano condusse <strong>due esperimenti distinti</strong>, dai quali trasse la conclusione illustrata più sopra. <strong>Il primo, condotto insieme a Morton Wiener, consisteva nel far leggere a uno speaker una serie di parole con un tono di voce non coerente con il significato delle parole stesse</strong>. In questo modo i due studiosi intendevano scoprire se fosse più importante il contenuto del messaggio o il tono di voce utilizzato. A due soggetti femminili venne chiesto di <strong>leggere nove parole</strong> (tre positive, tre neutrali e tre negative) <strong>ognuna con tre differenti tonalità</strong> (positiva, neutrale e negativa). Le parole vennero registrate e fu chiesto a tre gruppi di 10 soggetti ciascuno di <strong>ascoltare la registrazione e identificare l’atteggiamento dell’oratore</strong>. Il primo gruppo doveva prestare attenzione solo al contenuto del messaggio, il secondo solo al tono di voce e il terzo ad entrambi. I risultati indicarono che <strong>i giudizi relativi a messaggi composti da una sola parola pronunciata con intonazione erano basati principalmente sul tono di voce</strong>. Il secondo esperimento di Mehrabian, condotto questa volta con Susan Ferris, riguardava ancora il modo in cui giudichiamo i sentimenti di un oratore, ma questa volta <strong>mettendo a confronto l’importanza del tono di voce rispetto a quella dell’espressione facciale</strong>. L’influenza dell’aspetto verbale venne minimizzata al massimo scegliendo una parola il più possibile neutrale: “forse”. Questa volta vennero utilizzati tre speaker, ognuno dei quali pronunciava il termine “forse” in tre modi differenti. Alle tre diverse registrazioni vennero poi affiancate tre diverse espressioni facciali. Mehrabian e Ferris ritennero di poter trarre da questo esperimento la conclusione secondo cui <strong>quando giudichiamo l’atteggiamento di un oratore, la sua espressione facciale è circa 1,5 volte più importante del tono di voce impiegato</strong>.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Un’equazione contestata</em></p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del paper nel quale venivano spiegati i risultati di questo esperimento, Mehrabian e Ferris tentarono di integrare le evidenze di entrambi gli studi condotti, arrivando ad affermare che <strong>l’influenza della comunicazione paraverbale e non verbale sull’ascoltatore è pari rispettivamente al 38 e al 55%, mentre l’aspetto verbale incide solo per il 7%</strong>. Un risultato all’apparenza così rigido e contro-intuitivo veniva in realtà immediatamente limitato nel suo campo di applicabilità dallo stesso Mehrabian, che subito dopo la pubblicazione dei risultati degli esperimenti precisava che <strong>queste percentuali derivano da esperimenti riguardanti la comunicazione di sentimenti e di atteggiamenti e che non erano pertanto applicabili a contesti diversi e più complessi</strong>.</p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Estimatori e detrattori</em></p>
<p style="text-align: justify;">Fin dalla sua formulazione, la teoria di Mehrabian è stata oggetto di numerose critiche da parte della comunità scientifica. Allo psicologo americano veniva rimproverata da un lato l’estrema <strong>artificialità del contesto</strong> in cui gli esperimenti furono condotti e dall’altro <strong>l’eccessiva semplicità del modello</strong> di comunicazione su cui gli esperimenti stessi erano basati.</p>
<p style="text-align: center;">Una delle critiche più comuni è poi quella esemplificata da questo <strong>video tratto da YouTube</strong>:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/7dboA8cag1M?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="360" src="http://www.youtube-nocookie.com/v/7dboA8cag1M?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Questa critica, tuttavia, colpisce in realtà non tanto Mehrabian, quanto piuttosto chi ha abusato dei risultati dei suoi esperimenti traendone conclusioni più ampie di quelle realmente esemplificate dallo psicologo americano. Benché infatti Mehrabian abbia sottolineato più volte che i risultati della sua ricerca possono essere considerati validi solo a condizione che: <strong>l’oratore pronunci una sola parola, il suo tono di voce sia in contraddizione con il significato della parola stessa, il giudizio dell’interlocutore sia relativo solo ai sentimenti di chi parla</strong>, “l’equazione 7-38-55” è ancora oggi utilizzata in maniera alquanto disinvolta da formatori e consulenti per la comunicazione, senza tenere conto delle limitazioni che lo psicologo americano aveva precisato. In una lettera indirizzata nel 2002 a Max Atkinson, Mehrabian stesso evidenziava con rammarico il frequente fraintendimento delle sue teorie: «Sono ovviamente sconfortato dalle citazioni errate del mio lavoro. Fin dall’inizio ho cercato di fornire le corrette limitazioni delle mie scoperte. Purtroppo, il settore dei sedicenti consulenti dell’immagine e della leadership ha molti “praticanti” con pochissima esperienza psicologica».</p>
<p style="text-align: justify;">©<strong> 2011 Parlarealmicrofono.it &#8211; Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione anche parziale.</strong></p>
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		<title>La recensione &#124; Samson Meteor Mic: un microfono da studio per iPad</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 12:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, a partire dalla commercializzazione da parte di Apple dell&#8217;iPad, nell’aprile 2010, il mercato dei tablet ha conosciuto una vera e propria esplosione, e si caratterizza oggi per una corsa da parte di tutte le case produttrici &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/la-recensione-samson-meteor-mic/5214">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;">a partire dalla commercializzazione da parte di Apple dell&#8217;<strong>iPad</strong>, nell’aprile 2010, il mercato dei tablet ha conosciuto una vera e propria esplosione, e si caratterizza oggi per una corsa da parte di tutte le case produttrici verso la creazione di prodotti sempre più avanzati tecnologicamente ed in grado di sostituirsi ai computer portatili. Una comoda soluzione per dotare iPad di un microfono a condensatore ed effettuare registrazioni in studio è rappresentata dal <strong>microfono portatile Samson Meteor Mic</strong>, un prodotto che unisce insieme <strong>qualità e praticità</strong>, grazie alle dimensioni contenute e alla comodità dell’<strong>interfaccia USB</strong>.<span id="more-5214"></span></p>
<p style="text-align: center;">Ecco una <strong>video review</strong> tratta da YouTube:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/byun8WG2y1U?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="360" src="http://www.youtube-nocookie.com/v/byun8WG2y1U?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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<p style="text-align: center;"><a href="../corso-speaker-radiofonico-milano" target="_blank"><img class="aligncenter" src="../wp-content/uploads/2011/03/banner-esteso-nuovo-5.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Un microfono portatile e di qualità</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il microfono prodotto da Samson si presenta con uno stile che si ispira ai microfoni a condensatore degli anni Cinquanta e Sessanta: di <strong>colore argento cromato</strong>, il Meteor Mic dispone di un <strong>supporto a tre piedi integrato e ripiegabile</strong>, che ci permette di appoggiarlo con sicurezza su tutte le superfici. La connettività è assicurata dall’<strong>uscita mini-USB</strong> e da <strong>un’uscita audio</strong> grazie alla quale possiamo collegare delle cuffie con un attacco da 3,5’’ ed <strong>ascoltare così le nostre registrazioni in real time a latenza zero</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco una videorecensione tratta da Youtube:</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Come connettere Meteor Mic ad iPad</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il Meteor Mic garantisce una buona qualità di registrazione audio e risulta particolarmente pratico grazie alla <strong>connettività USB plug and play</strong>. Per <strong>collegare il microfono ai tablet Apple iPad e iPad 2</strong> è sufficiente acquistare su Apple Store (ad un prezzo di 29€) il <strong>Camera Kit Connection</strong>, che supplisce all’assenza della porta USB nel tablet prodotto dall’azienda di Cupertino.</p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Una soluzione professionale con un buon rapporto qualità-prezzo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Samson Meteor Mic si trova in commercio al prezzo di circa 99 euro</strong>; la confezione di vendita include, oltre al microfono, un<strong> cavo UBS-micro USB</strong> per connettere il microfono al computer e una<strong> custodia </strong>ideale per proteggere il prodotto durante i nostri spostamenti.</p>
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		<title>Come si diventa giornalisti? Cos’è l’Ordine dei Giornalisti?</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 12:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Come si diventa giornalisti]]></category>
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		<category><![CDATA[iscrizione albo giornalisti pubblicisti]]></category>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, il mestiere del giornalista rappresenta ancora oggi una delle professioni maggiormente ambite e che esercitano un notevole fascino sui giovani più curiosi e attenti a quanto accade nel mondo. Ma quali sono i passi da compiere &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/come-si-diventa-giornalisti-cos-e-l-ordine-dei-giornalisti/5127">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-5142" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/10/img501-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" />il mestiere del giornalista rappresenta ancora oggi una delle professioni maggiormente ambite e che esercitano un notevole fascino sui giovani più curiosi e attenti a quanto accade nel mondo. Ma quali sono i passi da compiere per diventare giornalisti?</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>L’Ordine dei Giornalisti</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’esercizio della professione giornalistica è regolata in Italia dalla legge n. 69 del 3 febbraio 1963. Questa norma caratterizza l’attività giornalistica come “attività intellettuale a carattere professionale” e impone a chi svolge il mestiere di giornalista l’iscrizione all’<strong>Ordine dei Giornalisti </strong>(www.odg.it). Come ogni ordine professionale, esso regola e tutela i giornalisti nell’esercizio delle loro attività. Per poter entrare a far parte dell’Ordine, si possono intraprendere diverse strade. L&#8217;Albo professionale, infatti, è diviso in due elenchi: quello dei Giornalisti Professionisti e quello dei Giornalisti Pubblicisti. Ad essi fanno riferimento due distinte figure di giornalista, e prevedono due percorsi diversi per accedervi.<span id="more-5127"></span><br />
<em> </em></p>
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<p><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-di-dizione-al-microfono" target="_blank"><img src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>I giornalisti professionisti</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si definisce “<strong>giornalista professionista</strong>” colui che “esercita in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista”. All’elenco dei giornalisti professionisti si accede superando un <strong>esame di Stato</strong>, per poter sostenere il quale è prima necessario completare un periodo di<strong> praticantato di almeno 18 mesi</strong> presso la redazione di una testata dove sono regolarmente assunti almeno quattro giornalisti professionisti. Se un tempo questa era l’unica modalità per poter sostenere l’esame di abilitazione, a partire dal 1990 l&#8217;Ordine ha ritenuto di ammettere agli esami di idoneità professionale anche a coloro che hanno svolto il praticantato in <strong>pubblicazioni edite da Scuole convenzionate e riconosciute dall&#8217;Ordine dei Giornalisti. </strong>Le Scuole riconosciute dall&#8217;Ordine sono attualmente 15, e il percorso formativo si articola in un <strong>master biennale</strong> cui possono accedere i laureati di tutte le facoltà previo superamento di una prova di una prova di selezione.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>L’esame di stato</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’esame di abilitazione alla professione giornalistica si tiene a Roma almeno due volte l’anno, e si compone di <strong>una prova scritta e di una orale</strong>. La prova scritta si svolge in un’unica giornata e consiste: nella <strong>redazione della sintesi di un articolo </strong>fra quelli proposti dalla commissione per un massimo di 1.800 battute, nella <strong>risposta a questionari su temi di attualità e di cultura politico-economico-socia</strong><strong>le</strong> riguardanti l’esercizio della professione e, infine, nella <strong>redazione di un articolo</strong> della lunghezza massima di 2.700 battute su argomenti di attualità scelti dal candidato tra quelli proposti dalla commissione (Interni, Esteri, Economia-sindacato, Cronaca, Sport, Cultura-spettacolo). La <strong>prova orale</strong> consiste invece in un <strong>colloquio volto ad accertare la conoscenza dei principi dell&#8217;etica professionale, delle norme giuridiche attinenti al giornalismo e delle tecniche e pratiche inerenti all&#8217;esercizio della professione</strong>.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-speaker-radiofonico-milano" target="_blank"><img src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/03/banner-esteso-nuovo-5.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;">____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>I giornalisti pubblicisti</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo elenco previsto dall’Ordine dei Giornalisti è quello dei <strong>giornalisti pubblicisti</strong>: sono, questi, “coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi”: si tratta molto spesso di giornalisti che affiancano alla propria professione principale delle <strong>collaborazioni con testate</strong> per le quali scrivono più o meno regolarmente. <strong>L’albo dei pubblicisti non prevede esami per l’iscrizione</strong>, ma richiede all’aspirante pubblicista almeno <strong>due anni consecutivi di collaborazione giornalistica retribuita con una o più testate</strong> regolarmente registrate, e <strong>la produzione di un certo numero di articoli</strong>, che varia in base alla periodicità della testata e alle disposizioni dei singoli ordini regionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per avere informazioni sempre aggiornate su normative e modalità, è possibile visitare il sito ufficiale dell&#8217;Ordine Nazionale dei Giornalisti all&#8217;indirizzo <em>www.odg.it </em>.</p>
<p style="text-align: justify;">©<strong> 2011 Parlarealmicrofono.it &#8211; Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione anche parziale.</strong></p>
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		<title>Come si diventa scrittori? Curiosità e consigli in un blog</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 09:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, negli scorsi mesi ci siamo occupati del tema della scrittura parlando del ruolo del copywriter nelle agenzie di pubblicità e sottolineando le capacità che un buon copy deve avere per scrivere headline e body-copy efficaci e &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/come-si-diventa-scrittori-curiosita-e-consigli-in-un-blog/5105">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/10/img500.jpg"><img class="size-medium wp-image-5106 alignright" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/10/img500-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>negli scorsi mesi ci siamo occupati del <strong>tema della scrittura</strong> parlando del ruolo del <strong>copywriter</strong> nelle agenzie di pubblicità e sottolineando le capacità che un buon copy deve avere per scrivere headline e body-copy efficaci e accattivanti. Ma quali sono i passi che un copy deve affrontare nel corso della sua formazione? Al di là dei numerosi corsi di specializzazione che ormai si possono frequentare, il primo segreto per scrivere bene è forse quello più scontato: <strong>leggere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il libro, questo sconosciuto</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia, si sa, è un Paese di pochi lettori: secondo una recente ricerca Istat, <strong>nel 2010 solo il 46% degli italiani dichiarava di aver letto almeno un libro</strong> nel corso dell’ anno. Fra questi, il 44% confessava di leggere al massimo tre libri l’anno, mentre solo il 15% arrivava a leggere un libro al mese. Sono cifre che fanno riflettere, e che <strong>collocano il nostro Paese fra gli ultimi in Europa per numero di lettori</strong>.<span id="more-5105"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
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<p style="text-align: center;"><a href="../corso-speaker-radiofonico-milano" target="_blank"><img class="aligncenter" src="../wp-content/uploads/2011/03/banner-esteso-nuovo-5.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><em>Libriesorrisi.com</em></p>
<p style="text-align: justify;">Uno stimolo in più per appassionarci alla lettura e alla scrittura viene da <a href="http://www.libriesorrisi.com" target="_blank"><strong>Libriesorrisi.com</strong></a>, il blog di Antonella Arietano, una giovane scrittrice che ha deciso di condividere con tutti gli internauti <strong>spunti di lettura e recensioni</strong>, ma anche le difficoltà che si trova ad affrontare oggi uno<strong> scrittore emergente</strong> in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Diventare scrittori oggi</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della sua ancora giovane carriera, Antonella ha scritto, illustrato e pubblicato un <strong>libro per ragazzi</strong>, intitolato <em>Di che cosa hai paura</em> (I cristalli Edizioni, 2006), oltre ad altri racconti dedicati ai più piccoli. Quali sono dunque i segreti per riuscire a pubblicare il nostro sudato manoscritto? Come spesso accade nel lavoro e nella vita, la passione può non essere sufficiente per realizzare i propri sogni: la realtà infatti è sempre dietro l’angolo, e ci costringe a tornare bruscamente con i piedi per terra. Ecco allora che, una volta completata la scrittura di un libro, ci si scontra con il <strong>difficile mercato editoriale</strong> e con le proposte, spesso “indecenti”, che le case editrici rivolgono agli scrittori emergenti, e che Antonella racconta in alcuni post del suo blog.</p>
<h6>________________________________________________________________________________________________</h6>
<p><a href="../corso-di-dizione-al-microfono" target="_blank"><img src="../wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il mercato emergente degli audiolibri: una nuova opportunità</em></p>
<p style="text-align: justify;">Fra i temi che vengono affrontati in libriesorrisi.com c’è anche quello degli<strong> audiolibri</strong> e della possibilità che questi, proprio a fronte delle difficoltà che si riscontrano ad accedere ai canali tradizionali dell’editoria, possano rappresentare <strong>una valida alternativa per gli scrittori emergenti</strong>, che altrimenti si vedrebbero costretti a rinunciare al sogno di pubblicare i loro libri. Insomma, se siete appassionati di scrittura e di lettura, <a href="http://www.libriesorrisi.com" target="_blank">libriesorrisi.com</a> è il posto che fa per voi: troverete sempre nuovi spunti e riflessioni che potranno guidarvi alla scoperta di nuovi testi da leggere e, perché no, appassionarvi alla carriera di scrittore.</p>
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		<title>Creare una web-radio e diventare Dj? Con Spreaker si può</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 13:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, da ormai diversi anni il fenomeno delle web radio ha rivoluzionato il nostro modo di concepire e fruire i contenuti di uno dei media più popolari e amati dagli italiani. Basti pensare alle non poche radio &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/creare-una-web-radio-e-diventare-dj-con-spreaker-si-puo/4992">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-3754" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/04/img85.jpg" alt="" width="266" height="400" />da ormai diversi anni il fenomeno delle <strong>web radio </strong>ha rivoluzionato il nostro modo di concepire e fruire i contenuti di uno dei media più popolari e amati dagli italiani. Basti pensare alle non poche radio che hanno attivato non solo lo streaming online del flusso, ma addirittura hanno creato più canali tematici che gli internauti possono scegliere in base ai loro gusti musicali.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>Dalle web radio alle social web radio</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internet, oggi, è soprattutto social network</strong>: da Facebook a Twitter, passando per Flickr e YouTube, sono ormai innumerevoli le piattaforme online che ci permettono di condividere con gli amici pensieri, parole, immagini e video. In un panorama di questo tipo, non poteva certo mancare <strong>un social network dedicato alla condivisione di file audio</strong>: stiamo naturalmente parlando di <strong>Spreaker</strong>, un innovativo esperimento di “<strong>social web radio</strong>” nato circa un anno fa su iniziativa di alcuni ragazzi di Bologna.<span id="more-4992"></span></p>
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<p style="text-align: center;"><a href="../corso-speaker-radiofonico-milano" target="_blank"><img src="../wp-content/uploads/2011/03/banner-esteso-nuovo-5.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h5>____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>Con Spreaker puoi costruire la tua radio su misura</em></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a Spreaker, è possibile <strong>creare e successivamente condividere contenuti audio in diretta o sotto forma di podcast</strong> in maniera semplice e immediata: non è infatti necessario scaricare nessuna applicazione, è sufficiente <strong>accedere al sito internet spreaker.com, registrarsi, e iniziare a creare e condividere i nostri contenuti</strong> che, secondo la logica dei social network, possono essere diffusi immediatamente anche su Facebook grazie all’<strong>applicazione Facebook Connect </strong>di Spreaker.</p>
<h6 style="text-align: justify;">________________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-di-dizione-al-microfono" target="_blank"><img src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h6 style="text-align: justify;">________________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>Come diventare DJ in poche semplici mosse</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’utilizzo della piattaforma di Spreaker è semplice e intuivo: non solo possiamo scegliere se andare in diretta oppure registrare un podcast, ma abbiamo anche a disposizione una <strong>console virtuale</strong> – chiamata<strong> Deejay</strong> – grazie alla quale possiamo immediatamente andare in onda e anche <strong>inserire nel flusso file musicali in nostro possesso</strong>. Con Spreaker, quindi, <strong>chiunque può ideare e condurre un vero e proprio programma radiofonico</strong>, oppure realizzare e condividere podcast con i contenuti preferiti.</p>
<p style="text-align: center;">Ecco il <strong>tutorial ufficiale</strong> di Spreaker tratto da <strong>YouTube</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/AjiaC_V165I?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube-nocookie.com/v/AjiaC_V165I?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>Funzionalità avanzate e applicazione mobile</em></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre all’<strong>account basic</strong>, <strong>disponibile gratuitamente</strong>, Spreaker offre anche un <strong>account premium a pagamento</strong>, grazie al quale è possibile superare alcune delle limitazioni dell’account free, come ad esempio <strong>il limite di 30 minuti di registrazione consecutiva</strong> per ogni programma e quello di <strong>60 minuti per le proprie librerie di file musicali</strong>. L’ascolto dei contenuti di Spreaker è garantito anche in mobilità grazie all’<strong>app dedicata</strong>, scaricabile gratuitamente da App Store e <strong>compatibile con tutti i modelli di iPhone, iPad e iPod</strong>.</p>
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		<title>Public Speaking: tre manuali per parlare bene in pubblico</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 09:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, negli scorsi mesi abbiamo affrontato il tema del public speaking, sottolineando le difficoltà che spesso si incontrano nel parlare in pubblico e proponendo quattro consigli per preparare un discorso efficace. Oggi proseguiamo il discorso intrapreso suggerendo &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/public-speaking-tre-manuali-per-parlare-bene-in-pubblico/4801">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4905" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/09/img254.jpg" alt="" width="360" height="239" />negli scorsi mesi abbiamo affrontato il tema del <strong>public speaking,</strong> sottolineando le difficoltà che spesso si incontrano nel parlare in pubblico e proponendo <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/public-speaking-parlare-in-pubblico-quattro-consigli-per-un-discorso-efficace/2901">quattro consigli per preparare un discorso efficace</a>. Oggi proseguiamo il discorso intrapreso suggerendo <strong>alcuni manuali</strong> che possono aiutare chiunque abbia necessità di affrontare la difficile prova di parlare di fronte a un folto uditorio.</p>
<p><span id="more-4801"></span></p>
<h6 style="text-align: center;">________________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/parlare-in-pubblico-public-speaking/281" target="_blank"><img src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/04/banner25.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h6>________________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>Daniela Bregantin: Corso per parlare in pubblico</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Corso per parlare in pubblico</strong> di <strong>Daniela Bregantin</strong> (De Vecchi, € 18,00) è un testo che nasce dalla lunga esperienza dell’autrice – esperta di gestione delle risorse umane e docente di public speaking e tecniche della comunicazione, nonché attrice teatrale – e che racchiude, grazie anche alla presenza di un <strong>supporto multimediale su cd-rom</strong>, i principali aspetti delle <strong>teorie e delle tecniche per parlare in pubblico</strong>. Partendo da <strong>Aristotele</strong> e dalla storia della retorica, l’autrice dapprima definisce i <strong>poli della comunicazione</strong> e successivamente affronta temi quali il <strong>corretto utilizzo della voce</strong>, <strong>l’importanza del linguaggio del corpo e della gestualità</strong>, la <strong>gestione dello stress</strong>, le fasi principali che caratterizzano <strong>l’ideazione e l’organizzazione dei contenuti di un discorso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>Cesare Sansavini: Parlare in pubblico</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cesare Sansavini</strong>, da quasi trent’anni <strong>formatore nel settore del public speaking</strong>, nel suo <strong>Parlare in pubblico. Farsi capire, farsi ascoltare, persuadere il gruppo</strong> (Giunti Demetra, € 8,00)<strong> </strong>prende le mosse da un postulato tanto scontato quanto, molto spesso, dimenticato: «<strong>comunicare significa far capire agli altri il nostro messaggio</strong>». Assumere questo postulato, secondo l’Autore, significa anche ammettere che «tutte le volte che il mio interlocutore non mi capisce la colpa è mia». Sulla base di queste premesse, Sansavini affronta nel corso del libro gli <strong>aspetti fondamentali di un discorso efficace,</strong> a partire dalla <strong>comunicazione non verbale</strong> e dalla <strong>gestualità</strong> per arrivare al <strong>giusto tono di voce</strong>, all’utilizzo corretto delle <strong>pause </strong>e al giusto modo per sfruttare i <strong>supporti visivi</strong> alla comunicazione, tema particolarmente interessante per tutti coloro che devono affrontare delle <strong>presentazioni in pubblico</strong>.</p>
<h6 style="text-align: center;">________________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-di-dizione-al-microfono" target="_blank"><img src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h6 style="text-align: center;">________________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><em>La Management</em><em> guide de Il Sole 24 Ore</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere questa nostra rassegna dedicata ai manuali di public speaking, segnaliamo che, nel corso del 2010, <strong>Il Sole 24 Ore</strong> ha pubblicato un’opera a puntate dal titolo <strong>Management guide</strong>, il cui primo numero era significativamente dedicato al public speaking e all’arte del comunicare. Sulla base della convinzione per cui comunicare in maniera efficace è una capacità fondamentale per il manager, il testo si articola in alcuni capitoli che affrontano i principali problemi che un dirigente d’azienda deve affrontare nel momento in cui si trova a parlare in pubblico. Ci si concentra, quindi, sui <strong>principi di base della comunicazione</strong>, su come <strong>preparare un discorso efficace</strong>, sulla <strong>gestione dei</strong> <strong>momenti critici</strong>, del <strong>pubblico</strong> e degli <strong>strumenti tecnologici</strong> che supportano la nostra presentazione. Nelle utili appendici, infine, vengono sintetizzati alcuni consigli per migliorare le proprie capacità di comunicazione, specificati gli <strong>approcci nello studio della comunicazione</strong> e predisposto un <strong>glossario dei termini</strong> e dei concetti più significativi affrontati nel testo. La Management Guide de Il Sole 24 Ore è <strong><span style="font-weight: normal;">disponibile</span> anche per iPad</strong>, scaricando l&#8217;apposita applicazione da App Store.</p>
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		<title>Cosa vuol dire “Il medium è il messaggio”? L’attualità di Marshall McLuhan oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 13:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parlarealmicrofono.it</dc:creator>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4651" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/09/img252.jpg" alt="" width="317" height="400" />nel campo della comunicazione sono pochi i pensatori che hanno esercitato e che esercitano tutt’ora un’influenza pari a quella di <strong>Marshall McLuhan</strong> (1911-1980). Il sociologo canadese – del quale ricorre quest’anno il <strong>centenario dalla nascita</strong> – ha infatti studiato per tutta la vita le <strong>dinamiche della comunicazione</strong> e le loro<strong> influenze sulla società e sui singoli individui</strong>, anticipando spesso tendenze e sviluppi che si sarebbero poi effettivamente verificati.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Da ingegnere mancato a precursore del world wide web</em></p>
<p style="text-align: justify;">Iscrittosi inizialmente alla facoltà di ingegneria della <strong>Manitoba University</strong>, nel suo Paese natale, McLuhan passò ben presto allo studio della <strong>lingua e della letteratura inglese</strong>, conseguendo dapprima la laurea e trasferendosi successivamente in Gran Bretagna per conseguire il dottorato presso l’<strong>Università di Cambridge</strong>. Dopo gli studi, McLuhan intraprese la <strong>carriera accademica</strong>, insegnando in diverse università fra Stati Uniti e Canada ed elaborando <strong>alcune teorie che ancora oggi sono alla base degli insegnamenti nel campo della comunicazione</strong>, come l’elaborazione della nozione di “<strong>villaggio globale</strong>”, che sottolinea come, grazie ai nuovi media, il mondo sia destinato a divenire più piccolo e le distanze fisiche e culturali a ridursi notevolmente. Se pensiamo a quando <strong>internet </strong>abbia negli ultimi anni avvicinato fra di loro popoli e culture, non è sbagliato sostenere che <strong>McLuhan abbia in qualche modo profetizzato le conseguenze della nascita del web</strong>.<span id="more-4650"></span></p>
<h6 style="text-align: center;">_________________________________________________________________________________________</h6>
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<h6 style="text-align: center;">_________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">“<em>Il medium è il messaggio”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ne <em>Gli strumenti del comunicare</em>, una delle più importanti opere di McLuhan, il sociologo canadese <strong>sostiene la necessità di studiare i media non soltanto per quanto riguarda i contenuti che trasmettono, ma anche e soprattutto dal punto di vista delle modalità con le quali lo fanno</strong>. La famosa locuzione “il medium è il messaggio”, infatti, sintetizza perfettamente questa teoria. <strong>I mass media, secondo McLuhan, non sono neutrali</strong>: la loro stessa struttura produce infatti un’influenza sui destinatari del messaggio, che va al di là del contenuto specifico che veicolano. La televisione, ad esempio, è classificata da McLuhan come un medium che ha la <strong>funzione di rassicurare</strong>: è un mezzo, infatti, che secondo il sociologo si caratterizza strutturalmente per confortare il telespettatore.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Al cinema con Woody Allen</em></p>
<p style="text-align: justify;">Marshall McLuhan si concesse nel 1978 un <strong>cameo autoironico</strong> nel più celebre film di <strong>Woody Allen</strong>, <em>Io e Annie</em>, pellicola grazie alla quale il regista newyorkese conquistò quattro premi Oscar. La scena si svolge all’entrata di un cinema: i protagonisti del film sono in coda davanti al botteghino, e un accademico dietro ad Alvy Singer (Woody Allen), cita McLuhan per far colpo sulla ragazza che lo accompagna. A questo punto Alvy, spazientito, rivela la presenza dello stesso McLuhan, e lo invita a commentare quanto sostenuto dallo sconosciuto. Il sociologo afferma quindi rivolto al malcapitato: «Lei non sa niente del mio lavoro. Lei sostiene che ogni mia topica è utopica. Come è arrivato a tenere un corso alla Columbia è una cosa che desta meraviglia».</p>
<h5 style="text-align: center;">____________________________________________________________________________________________</h5>
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<h5 style="text-align: center;">____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Una biografia non convenzionale</em></p>
<p style="text-align: justify;">Episodi come la presenza in <em>Io e Annie</em>, insieme ad altri aneddoti, sono raccolti in <em><strong>Marshall McLuhan</strong></em>, una biografia atipica firmata da <strong>Douglas Coupland</strong> – l’ideatore del termine “Generazione X”, con il quale si identificano comunemente gli individui nati fra il 1965 e il 1980 circa – e recentemente pubblicata in Italia da Isbn. Lungi dall’essere solo una ricapitolazione della vita e degli scritti del sociologo, il testo di Coupland si caratterizza per la <strong>ricca presenza di ricordi personali del biografo</strong>, riuscendo a tracciare così <strong>un profilo di McLuhan che va al di là dell’aspetto meramente accademico</strong>.</p>
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		<title>Da Below a Beyond: la Comunicazione in Tempo di Crisi</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 14:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parlarealmicrofono.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, negli scorsi mesi abbiamo affrontato temi quali il copywriting e il public speaking, due attività connesse ai settori della pubblicità e delle relazioni pubbliche. Sono, questi, due ambiti particolarmente attuali in un mondo dove l’influenza e &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/da-below-a-beyond-la-comunicazione-in-tempo-di-crisi/4545">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4550" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/08/img251.jpg" alt="" width="320" height="213" />negli scorsi mesi abbiamo affrontato temi quali il <strong>copywriting</strong> e il <strong>public speaking</strong>, due attività connesse ai settori della <strong>pubblicità</strong> e delle <strong>relazioni pubbliche</strong>. Sono, questi, due ambiti particolarmente attuali in un mondo dove l’influenza e la pervasività dei mass media si fanno sempre più accentuate. Ma quali sono l<strong>e differenze fondamentali fra pubblicità e relazioni pubbliche?</strong></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Una vecchia distinzione</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel linguaggio della comunicazione si utilizzano solitamente i termini “<strong>above the line</strong>” e “<strong>below the line</strong>” per distinguere fra <strong>le attività che sfruttano i circuiti tradizionali della pubblicità </strong>– affissioni, campagne stampa, spot pubblicitari televisivi e radiofonici – da quelle che invece si situano al di fuori da questi circuiti, come <strong>le relazioni pubbliche, le attività di marketing o di partnership</strong>. <strong>Questa distinzione, tuttavia, appare oggi superata</strong>, anche in relazione al ruolo che stanno ricoprendo in maniera sempre più decisiva i social media e la rete in generale.<span id="more-4545"></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Dal below al beyond</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una recente ricerca elaborata da Luiss Business School e da Coca-Cola Hbc Italia dal titolo “<em>Indagine sugli investimenti in comunicazione non pubblicitaria in Italia</em>” ha evidenziato come <strong>gli investimenti delle aziende nel campo della comunicazione non pubblicitaria stiano per raggiungere quelli destinati all’advertising</strong>. Se dunque la pubblicità vede drasticamente ridursi la sua leadership, la distinzione di cui si è parlato più sopra non ha più ragion d’essere. Di qui la proposta di <strong>sciogliere l’acronimo BTL non più in “below the line”, ma in “beyond the line”</strong>; un’innovazione lessicale dove il termine “oltre” si propone di mettere in discussione il ruolo subordinato delle forme di comunicazione non pubblicitaria alla pubblicità strettamente intesa.</p>
<h6 style="text-align: center;">_________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="text-align: center;"><a href="../parlare-in-pubblico-public-speaking/281" target="_blank"><img class="aligncenter" src="../wp-content/uploads/2011/04/banner25.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h6 style="text-align: center;">_________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Il ruolo della crisi</em></p>
<p style="text-align: justify;">La rimodulazione degli investimenti in comunicazione compiuta dalle aziende ha senza dubbio una delle sue motivazioni nella difficile congiuntura economica internazionale che caratterizza gli ultimi anni. Le attività di comunicazione non pubblicitaria – oltre ad avere un<strong> rapporto costo-efficacia migliore rispetto alla pubblicità tradizionale</strong> – spostano l’attenzione verso la <strong>reputazione</strong> dell’azienda piuttosto che verso l’immagine, cercando di <strong>avvicinare l’impresa al cliente</strong> e di favorire la conoscenza delle attività intraprese dall’azienda in settori decisivi per migliorarne la considerazione, come ad esempio quello della <strong>responsabilità sociale d’impresa</strong>.</p>
<h6 style="text-align: center;">____________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="text-align: center;"><a href="../corso-di-dizione-al-microfono" target="_self"><img class="aligncenter" src="../wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h6 style="text-align: center;">___________________________________________________________________________________________</h6>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Nuovi bisogni, nuove capacità</em></p>
<p style="text-align: justify;">In un quadro di questo tipo si capisce come divenga decisivo, per le aziende, <strong>affidare la propria comunicazione a professionisti del settore</strong>, in grado di gestire al meglio la presenza delle imprese non solo sui media tradizionali ma anche sulla rete e sui social network. Si sviluppa inoltre la necessità di instaurare un sempre più fitto <strong>dialogo con i consumatori</strong>, che coinvolga anche il management, per avvicinare sempre più l’azienda ai clienti.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 360px;"><em>A cura di Andrea Bianchi</em></p>
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		<title>Lavorare in radio: un mestiere affascinante</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 17:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parlarealmicrofono.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, ancora una volta rispondiamo con piacere ai lettori del blog e agli iscritti ai corsi di Parlarealmicrofono.it che cercano di scoprire e capire come accedere a un mestiere &#8211; quello del conduttore radiofonico &#8211; che ancora &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/il-fascino-di-parlare-alla-radio/1720">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;">ancora una volta rispondiamo con piacere ai lettori del blog e agli iscritti ai corsi di Parlarealmicrofono.it che cercano di scoprire e capire come accedere a un mestiere &#8211; quello del <strong>conduttore radiofonico</strong> &#8211; che ancora oggi, a distanza di anni, riscuote un grande <strong>successo</strong> e riveste un <strong>prestigio</strong> e un <strong>fascino</strong> non indifferenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h4 style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1723" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2010/11/img12-300x229.jpg" alt="" width="252" height="192" />Nel cercare di dare un&#8217;interpretazione a questo fenomeno, resta da dire che la radio è uno strumento ancora in grado di <strong>regalare emozioni</strong>, forse anche e soprattutto a causa della sovrabbondanza di immagini che caratterizzano il nostro tempo. <strong>La radio ci mette al riparo dalle troppe immagini</strong>, mette in moto meccanismi immaginativi che ci consentono di fare altro e allo stesso tempo ascoltare musica, accompagnati da una voce amica.</h4>
<h6 style="text-align: right;"><a href="http://www.freedigitalphotos.net/images/view_photog.php?photogid=721">Image: renjith krishnan / FreeDigitalPhotos.net</a></h6>
<p><span id="more-1720"></span></p>
<h5>____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: center;"><a href="../corso-speaker-radiofonico-milano" target="_blank"><img class="aligncenter" src="../wp-content/uploads/2011/03/banner-esteso-nuovo-5.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<p>____________________________________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;">A questo fenomeno si aggiunge la domanda costante di affacciarsi dall&#8217;altra parte del microfono, ovvero di studiare allo scopo di poter <strong>fare la radio </strong>e<strong> diventare conduttore radiofonico</strong>, un desiderio che si manifesta anche attraverso la notevole domanda di corsi specialistici e opportunità di formazione per speaker radiofonici.</p>
<p style="text-align: justify;">Un consiglio che abbiamo già dato alcune settimane fa sulle pagine di questo blog è quello, anzitutto, di <strong>dotarsi di un buon microfono a condensatore</strong> (anche usb, ce ne sono in commercio a prezzi molto accessibili, trovate alcune recensioni nei post precedenti del nostro blog) e cercare di simulare conduzioni radiofoniche a casa propria <strong>registrandosi e riascoltandosi con costanza</strong>, cercando di correggere le proprie imperfezioni e di raffrontare il proprio lavoro con quello degli speaker professionisti che ascoltate quotidianamente. Dopo aver fatto molta pratica e aver registrato un proprio demo, è importante proporsi in prima persona presso le radio locali della propria zona, per cercare di avere un piccolo spazio in onda da cui far cominciare la propria avventura di conduzione.</p>
<h5 style="text-align: center;">____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: center;"><a href="../corso-di-dizione-al-microfono" target="_self"><img src="../wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1752" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2010/11/img13-300x225.jpg" alt="" width="218" height="164" />Se ancora non siete soddisfatti, possono aiutare <strong>percorsi di formazione in fatto di dizione e speakeraggio</strong>, allo scopo di perfezionare le vostre tecniche di comunicazione al microfono ed evitare gli errori tipici che possono capitare a chi si affaccia per la prima volta al mondo della comunicazione al microfono. In circolazione ce ne sono numerosi, e ci fa piacere ancora una volta segnalarvi i corsi che <strong>Parlarealmicrofono.it</strong> organizza a questo scopo (<a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-speaker-radiofonico-milano" target="_self">cliccate qui per avere maggiori informazioni</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, sarebbe limitativo dare così tanta importanza solamente a un corso, specie quando parliamo di discipline legate all&#8217;universo dell&#8217;intrattenimento. Si tratta infatti di <strong>materie che non rispondono a immutabili regole scientifiche</strong>, bensì ad<strong> accorgimenti di carattere tecnico e di buon senso</strong> che cambiano col passare degli anni e dei gusti degli ascoltatori.</p>
<h6 style="text-align: right;"><a href="http://www.freedigitalphotos.net/images/view_photog.php?photogid=659">Image: Salvatore Vuono / FreeDigitalPhotos.net</a></h6>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tempo</strong> <strong>per studiare</strong>, <strong>pazienza</strong>, un pizzico di <strong>fortuna </strong>e tanta <strong>buona volontà</strong>: ecco un po&#8217; di parole chiave che speriamo possano servire per dare uno spunto utile alle vostre ambizioni da <strong>speaker</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona fortuna, e a risentirci presto sulle pagine di <strong>Parlarealmicrofono.it</strong>!</p>
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		<title>Italia, 1976: la rivoluzione delle Radio Libere</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 09:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parlarealmicrofono.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, nella formazione di uno speaker radiofonico, oltre alle fondamentali nozioni teoriche e pratiche che gli devono consentire di andare in onda, non dovrebbero mancare alcuni cenni relativi alla storia della radio in Italia, e in modo &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/italia-1976-storia-delle-radio-libere/4528">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;">nella formazione di uno speaker radiofonico, oltre alle fondamentali nozioni teoriche e pratiche che gli devono consentire di andare in onda, non dovrebbero mancare alcuni cenni relativi alla storia della radio in Italia, e in modo particolare relativamente al periodo – la fine degli anni Settanta – che ha visto la nascita delle cosiddette “radio libere”, che tanto peso hanno avuto nella rivoluzione radiofonica che ha attraversato in quegli anni il nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>La liberalizzazione dell’etere: 1976</em></p>
<p style="text-align: justify;">Fino al 1976, in Italia, la Rai deteneva il monopolio delle trasmissioni televisive e radiofoniche sul territorio nazionale. In quell’anno, la sentenza della Corte Costituzionale n. 202 del 28 luglio 1976 autorizza le trasmissioni radiofoniche private, sia pur a livello locale, aprendo così la strada alla proliferazione di nuove radio e televisioni su tutto il territorio italiano.<br />
<span id="more-4528"></span>
</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Rivoluzione culturale ma non solo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Da Radio Popolare a Radio Studio 105 (oggi Radio 105 Network), passando per Radio Roma e Radio Radicale, non si contano le emittenti che in quegli anni iniziano a trasmettere da appartamenti, scantinati o piccole stanze, segnando non solo un momento di ribellione politica all’insegna della libertà di espressione, ma anche una vera e propria svolta nel modo di concepire il ruolo della radiofonia: dai notiziari lunghi ed ingessati che caratterizzavano le trasmissioni Rai si passa infatti ad una modalità di conduzione più informale e leggera, si sperimentano nuovi format che rompono con il passato e si concede spazio a temi fino ad allora fuori dal circuito radiofonico ufficiale.</p>
<h5 style="text-align: center;">_________________________________________________________________________________</h5>
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</a></h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="../corso-speaker-radiofonico-milano" target="_blank"> </a>_________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Gli ascoltatori fanno la radio</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nei palinsesti radiofonici odierni è ormai molto diffusa la pratica di concedere uno spazio più o meno significativo agli interventi degli ascoltatori. Ma quello che ormai è diventato un trend consolidato ha rappresentato una delle maggiori novità fra quelle che hanno caratterizzato la rivoluzione delle radio private: rispetto al periodo monopolistico antecedente gli anni Settanta, con la nascita delle radio libere gli ascoltatori partecipano attivamente alla programmazione della radio, possono intervenire telefonicamente, discutere con i conduttori dei più svariati argomenti, entrare insomma a far parte di un mondo che dà a tutti la possibilità di esprimere la propria opinione e il proprio pensiero.</p>
<h5 style="text-align: center;">____________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: center;"><a href="../corso-di-dizione-al-microfono" target="_self"><img src="../wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">____________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Un po’ di bibliografia</em></p>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo questo breve excursus nella storia delle radio libere con una coordinata bibliografica per chi volesse approfondire l’argomento. Un testo recente che narra l’evoluzione della radio soffermandosi proprio sul periodo storico che abbiamo preso in considerazione è <em>Libere! L’epopea delle radio italiane negli anni ’70</em> di Stefano Dark (pseudonimo) edito da Stampa Alternativa.</p>
<p style="text-align: left; padding-left: 360px;"><em>A cura di Andrea Bianchi</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Aperte le iscrizioni al Corso in Dizione, Scrittura e Conduzione Radiofonica (Milano)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 17:11:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parlarealmicrofono.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vuoi studiare da conduttore radiofonico? Questo corso ti mette in onda per davvero: lezione finale in diretta su Radio Panda! Diventare conduttore radiofonico è un’impresa difficile, che spesso richiede anni di tempo e di esperienza. Il Corso in Dizione, Scrittura &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-conduzione-radiofonica-speaker-milano/4413">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p><iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube-nocookie.com/embed/ULsq75I326o?rel=0&amp;hd=1;autoplay=1" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<h3 style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4312" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/06/img205-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" />Diventare conduttore radiofonico è un’impresa difficile, che spesso richiede anni di tempo e di esperienza. <strong>Il Corso in Dizione, Scrittura e Conduzione Radiofonica</strong> organizato da <strong>Parlarealmicrofono.it</strong> cerca di accelerare questo percorso dandoti le basi teoriche, la possibilità di effettuare ogni settimana <strong>simulazioni al microfono</strong> e di <strong>registrare un cd con i lavori migliori </strong>che  potrai allegare al tuo curriculum e inviare alle radio. Ma non è tutto:  alla fine del corso potrai sperimentare l’emozione di <strong>visitare un vero studio radiofonico </strong>e di<strong> parlare alla radio</strong> conducendo <strong>un’ora di diretta</strong> su <strong>Radio Panda 96.3</strong> (<a href="http://www.radiopanda.net/" target="_blank">www.radiopanda.net</a>),  dove avrai l’occasione di mettere in pratica gli insegnamenti appresi  durante le lezioni, seguito in regia da un fonico e dall’insegnante. <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-speaker-radiofonico-milano" target="_self">Clicca qui per saperne di più e conoscere il programma del corso!</a></h3>
<p><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-speaker-radiofonico-milano" target="_self"><img class="aligncenter size-full wp-image-4478" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/03/banner-esteso-nuovo-5.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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		<title>VC Audio Pro: uno studio di registrazione in palmo di mano</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 21:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parlarealmicrofono.it</dc:creator>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4378" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/07/img207-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" />lo sviluppo della tecnologia in questi ultimi anni ha rivoluzionato il lavoro degli speaker e dei giornalisti, offrendo possibilità impensabili solo fino a qualche anno fa. La nascita degli smartphone e di tutte le applicazioni ad essi dedicate, ad esempio, ha permesso di <strong>lavorare in maniera professionale anche al di fuori degli studi di registrazione</strong>, soprattutto grazie al gran numero di applicazioni sviluppate per il mondo del recording audio che ormai sono diffuse su tutti i device più avanzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra queste applicazioni merita una citazione <strong>VC Audio Pro</strong>, un software sviluppato per i dispositivi Apple che <strong>trasforma il nostro palmare in uno studio di registrazione portatile</strong>. Grazie a VC Audio Pro, infatti, possiamo <strong>registrare una traccia audio</strong> tramite il microfono interno di iPhone o con uno esterno, ed <strong>editarla successivamente </strong>utilizzando il completo editor incluso nell’applicazione.<span id="more-4367"></span></p>
<h5>_________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: center;"><a href="../corso-di-speaker-corso-per-speaker-vicino-milano" target="_blank"><img class="aligncenter" src="../wp-content/uploads/2011/04/banner24.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h5>_________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: justify;">Molteplici sono le opzioni che il software ci mette a disposizione: oltre alla registrazione diretta tramite microfono, possiamo infatti <strong>importare audio</strong> dalla libreria di iTunes, aggiungere dei <strong>marker</strong> ai file audio con l’obiettivo di accelerare il processo di editing e <strong>monitorare le nostre registrazioni in tempo reale</strong> tramite le cuffie di iPhone. Le funzioni dell’editor sono sufficientemente intuitive, e includono innanzitutto i comandi necessari a <strong>tagliare, copiare, incollare</strong> porzioni dei nostri file audio, oltre a quelli che ci permettono di <strong>editare file audio multitraccia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco una videorecensione di VC Audio Pro tratta da YouTube:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="510" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/LWz2x9dXpsM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="510" src="http://www.youtube-nocookie.com/v/LWz2x9dXpsM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Con VC Audio Pro abbiamo a disposizione un’applicazione completa ed efficace che ci permette di effettuare e di ottimizzare le nostre registrazioni anche in mobilità. Le funzionalità offerte dal software sono particolarmente utili per <strong>tutti coloro che necessitano di effettuare “al volo” un’intervista, un podcast o un voice over</strong>. Le nostre registrazioni possono essere poi <strong>inviate immediatamente via email</strong> tramite una connessione wifi o reti cellulari.</p>
<h5>____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: center;"><a href="../corso-di-dizione-al-microfono" target="_self"><img class="aligncenter" src="../wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h5>____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: justify;">VC Audio Pro registra, edita ed esporta <strong>file audio mono in formato WAV con qualità CD a 44.1</strong> kHz. Possiamo inoltre inviare le nostre registrazioni via email nel formato compresso <strong>M4A (ACC)</strong>. Il software, un prodotto <strong>Verizon</strong>, è <strong>compatibile non solo con iPhone ma anche con iPad e iPod Touch</strong>; richiede iOS 3.1 o successivi ed è acquistabile direttamente su <strong>Apple Store</strong> ad un prezzo di € 4.99.</p>
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		<title>Manuali di dizione: quale scegliere?</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 10:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parlarealmicrofono.it</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corso rapido di dizione Nicoletta Ramorino]]></category>
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		<category><![CDATA[Manuale di dizione e pronuncia Ughetta Lanari]]></category>
		<category><![CDATA[Manuale di dizione voce e respirazione Corrado Veneziano]]></category>
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		<description><![CDATA[Cari amici di Parlarealmicrofono.it, alcune settimane fa ci siamo occupati della dizione, dedicando a questo tema un post nel quale abbiamo cercato di dare una risposta quanto più precisa ad una domanda semplice ma allo stesso tempo complessa: a cosa &#8230; <a href="http://www.parlarealmicrofono.it/scegliere-manuale-di-dizione/4279">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;">alcune settimane fa ci siamo occupati della<strong> dizione</strong>, dedicando a questo tema un post nel quale abbiamo cercato di dare una risposta quanto più precisa ad una domanda semplice ma allo stesso tempo complessa:<strong> </strong><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/a-cosa-serve-la-dizione-contesti-della-dizione/3340" target="_blank">a cosa serve la dizione</a>? Quello che emergeva in maniera inequivocabile era come la dizione fosse fondamentale per <strong>intercettare l’intera platea potenzialmente al nostro ascolto</strong>. Parlare correttamente in pubblico non è un requisito necessario solo per gli attori o i conduttori radiofonici e televisivi, ma anche per chi si trova a dover presentare un progetto, la propria azienda o una proposta che può diventare la chiave di volta del proprio business. Ecco allora che <strong>un buon manuale può fare la differenza </strong>e permettere anche a coloro che non hanno mai approfondito l’importanza della dizione di <strong>migliorare rapidamente la propria capacità di parlare in pubblico</strong>.<span id="more-4279"></span></p>
<h5>____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: center;"><a href="../corso-di-dizione-al-microfono" target="_self"><img class="aligncenter" src="../wp-content/uploads/2011/03/banner221.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">____________________________________________________________________________________________</h5>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Manuale di dizione, voce e respirazione</strong> di <strong>Corrado Veneziano</strong> è un testo divenuto ormai un classico che affronta la questione della <strong>corretta dizione</strong>, della <strong>respirazione</strong>, della<strong> muscolarità mimico-facciale </strong>e della loro gestione per ottenere una resa ottimale dell’espressività. Nel volume sono inoltre proposti numerosi <strong>esercizi</strong>. Pubblicato per la prima volta nel 1998 e ristampato più volte, il testo – edito da Besa Editrice – è in commercio al prezzo di 16€.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta Ramorino</strong>, diplomata alla Scuola d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano, attrice teatrale e doppiatrice, con il suo <strong>Corso rapido di dizione </strong>(De Vecchi, € 14.90) fornisce un prezioso aiuto a tutti coloro che hanno la necessità di <strong>migliorare in tempi rapidi la propria capacità di parlare correttamente in pubblico</strong>. Suddiviso in <strong>quattordici lezioni</strong> e corredato da un <strong>CD audio</strong> in cui sono raccolti numerosi esercizi e da un’appendice in cui vengono  proposte alcune letture, il testo è pensato specificamente per speaker,  oratori, avvocati e manager che si trovano spesso a dover parlare in  pubblico e comprendono <strong>l’importanza che una corretta articolazione del discorso riveste nell’opera di convincimento dell’uditorio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si avvale di un prezioso<strong> supporto multimediale </strong>composto da due CD-ROM il <strong>Manuale di dizione e pronuncia </strong>di <strong>Ughetta Lanari </strong>(Giunti, € 14.50), un testo che espone in maniera chiara e precisa la <strong>corretta pronuncia </strong>di vocali e consonanti, proponendo un elenco esaustivo degli <strong>errori più comuni </strong>e soffermandosi anche sulle <strong>parole straniere</strong>, sempre più diffuse anche nel nostro lessico quotidiano, alle quali viene dedicato un <strong>piccolo dizionario </strong>che ne chiarisce il significato fornendo nel contempo l’indicazione della giusta pronuncia.</p>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/parlare-in-pubblico-public-speaking/281" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-3736" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/04/banner25.png" alt="" width="610" height="110" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;">Chiudiamo questa breve rassegna segnalando <strong>Dizione e fonetica</strong> di <strong>Giorgio Dal Piai</strong> (Ponte alle Grazie, € 14.50). Nato dall’esperienza che l’autore ha maturato presso il Teatro Stabile di Bolzano, il testo si occupa, come precisa lo stesso Dal Piai, “della <strong>difficoltà del dire corretto della lingua italiana</strong>. Quindi non di grammatica, non di sintassi o di lessico ma semplicemente di come si pronunciano correttamente le parole”. E in effetti il testo spiega <strong>le regole di pronuncia fondamentali per esprimersi in maniera corretta</strong>, proponendo anche una sorta di <strong>dizionario delle eccezioni</strong>, capace di esemplificare tutte le casistiche delle norme di pronuncia e di evidenziare quando e perché ci possiamo trovare di fronte al proverbiale strappo alla regola.</p>
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		<title>Come migliorare la resa acustica della propria postazione da speaker</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parlarealmicrofono.it</dc:creator>
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<p style="text-align: justify;">dopo aver parlato, nelle scorse settimane, del <strong>filtro antivento e di quello antipop</strong>, proseguiamo oggi il nostro percorso nel mondo degli accorgimenti in grado di migliorare <strong>la resa acustica delle nostre audioproduzioni</strong>, e in particolare di quelli che ci permettono di allestire una postazione di registrazione in grado di assicurare una buona qualità al nostro prodotto anche quando non ci troviamo in uno studio professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte ci sarà capitato di dover realizzare una registrazione senza avere a disposizione uno studio appositamente allestito? Per ottenere un buon risultato anche in situazioni di questo tipo possiamo ricorrere ad alcuni strumenti che si definiscono <strong>trattamenti acustici</strong>, accessori grazie ai quali possiamo migliorare notevolmente la qualità delle nostre produzioni audio, anche quanto siamo costretti a registrare in luoghi diversi dal nostro abituale studio.<span id="more-4181"></span></p>
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<h5 style="text-align: center;"><a href="http://www.parlarealmicrofono.it/corso-speaker-radiofonico-milano" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-4478" src="http://www.parlarealmicrofono.it/wp-content/uploads/2011/03/banner-esteso-nuovo-5.png" alt="" width="610" height="110" /><br />
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<p style="text-align: justify;">Un esempio di questi trattamenti è rappresentato dall’<strong>Smpro-Audio Mic-Thing</strong>, un <strong>pannello isolante a filtro reflexion</strong> che si caratterizza per la sua compattezza e maneggevolezza: si tratta di una piccola <strong>paratia metallica rivestita con del materiale fonoassorbente</strong>. I tre pannelli che vanno a costituire la paratia stessa si caratterizzano per l’angolazione regolabile: possono quindi adattarsi in maniera efficace alle varie situazioni, garantendo diversi gradi di isolamento a seconda delle necessità. In vendita ad un prezzo che si aggira intorno ai 220 euro, Mic-Thing ci permette di ottenere buoni risultati ad un costo competitivo.</p>
<p style="text-align: center;">Ecco una videorecensione tratta da YouTube:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/3BNJHTyrmIw?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="390" src="http://www.youtube-nocookie.com/v/3BNJHTyrmIw?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vicoustic Flexi Wall</strong> è un altro sistema di isolamento ideale per chi si trova a dover registrare in mobilità. Composto da <strong>tre pannelli in gommapiuma acustica </strong>e dotati di supporto in legno, Flexi Wall si può montare in pochi minuti, e ci permette di ottenere un buon effetto isolante anche se la stanza in cui ci troviamo non è trattata acusticamente. Facile da trasportare grazie alla<strong> struttura modulare</strong>, Flexi Wall è in commercio a circa 350 euro.</p>
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<h5 style="text-align: center;"><a href="../corso-di-speaker-corso-per-speaker-vicino-milano" target="_blank"><img src="../wp-content/uploads/2011/04/banner24.png" alt="" width="610" height="110" /></a></h5>
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<p style="text-align: justify;">Entrambi i sistemi che abbiamo descritto sfruttano il principio che è alla base dei pannelli fonoassorbenti normalmente utilizzati negli studi professionali. Questi sono composti di materiali <strong>in grado di ridurre la riflessione delle onde sonore</strong>, che quando colpiscono le pareti della stanza creano un riverbero in grado di compromette la qualità delle registrazioni. I pannelli fonoassorbenti agiscono principalmente sulle <strong>frequenze medio-alte</strong> (dai 400 Hz in su), e ve ne sono in commercio di diversi tipi: possono essere a forma <strong>piramidale, liscia o bugnata</strong>, e si trovano in vendita a prezzi che variano in base al materiale di cui sono costituiti. I pannelli in <strong>poliuretano espanso</strong> sono i più diffusi, mentre quelli in <strong>resina melamminica</strong> sono più performanti: riescono in fatti ad assicurare lo stesso coefficiente di fonoassorbenza con una densità pari a circa un terzo di quelli in poliuretano, ma il loro costo è maggiore.</p>
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